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    Home » Politica Estera » “We will rise or fall together”: prove di dialogo per la costruzione di un nuovo equilibrio nel Mediterraneo

    “We will rise or fall together”: prove di dialogo per la costruzione di un nuovo equilibrio nel Mediterraneo

    Conclusa la tre giorni del “Rome Mediterranean Dialogues 2015: Beyond Turmoil, a positive Agenda”, convegno promosso dal Ministero degli Affari Esteri e dall’ISPI

    Elena Villa</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@elenavilla3" target="_blank">@elenavilla3</a> di Elena Villa @elenavilla3
    12 Dicembre 2015
    in Politica Estera
    Rome Mediterranean Dialogues 2015, Mediterraneo, Ispi, Gentiloni

    Il re di Giordania Abdallah

    Roma – Tre giorni di dibattito con molti i contributi sui progetti di sviluppo industriali e culturali già in corso e potenziali, proposte per la gestione delle migrazioni e della sicurezza, alla ricerca della strategia per la soluzione della crisi generale che sta investendo da anni l’area, in un confronto concreto, importante, orientato alla costruzione di fiducia reciproca, nel rispetto di tutte le voci.

    E’ stato il “Rome Mediterranean Dialogues 2015: Beyond Turmoil, a positive Agenda”, convegno promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dall’ISPI – con la partecipazione di 33 tra Capi di Stato, Ministri, Vertici di Organizzazioni multilaterali, 400 leader dell’economia, della politica, della cultura, 30 think tank e istituzioni internazionali, 34 Paesi rappresentati.

    mediterraneo, gentiloni, ispi
    Paolo Gentiloni

    In questo scenario, l’Italia si candida a svolgere un ruolo di hub logistico e diplomatico nel Mediterraneo, con l’obiettivo di favorire la connessione tra l’Europa, il NordAfrica e il Medio Oriente per l’energia, la cooperazione economica, commerciale e culturale, e la collaborazione tra Paesi della stessa Regione. “Dopo questi tre giorni siamo tutti più consapevoli che nei momenti di crisi più acuta bisogna ritagliarsi lo spazio per guardare lontano, oltre la crisi, nonostante la pressione dell’attualità” dice Paolo Gentiloni “Dobbiamo avere possibilità di ragionare sul futuro e delineare futuri equilibri. Dobbiamo pensare ad un Mediterraneo globale che arriva fino ad Aden, un Mediterraneo che è crocevia di 3 continenti, Asia Europa ed Africa”.

     Le opportunità di collaborazione economica…

    L’Italia ha già raggiunto gli obiettivi del Programma EU2020 in termini di abbattimento delle emissioni e di introduzione delle energie rinnovabili. “Mettere in connessione la produzione e i fabbisogni energetici di gas ed energia elettrica del Nord e del Sud e sostenere l’interconnessione tra Paesi della stessa Regione, è una strada vincente”, dice il ministro Federica Guidi .

    Molti gli interventi sullo sviluppo economico, per cambiare paradigma e “favorire l’imprenditorialità ed il settore privato in Paesi che invece sono stati abituati ad un forte intervento statale, supportare la partecipazione delle donne, oggi al 25% della forza lavoro, investire in tecnologia, start-up ed infrastrutture, creare opportunità per i giovani e condividere best practices” aggiunge Helen Clark, Responsabile del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite. E ancora, Fouad Makzoumi Presidente Esecutivo di Future Pipe Industries “servono 100milioni di posti di lavoro, oggi i rifugiati sono concentrati in Giordania, Libano e Turchia, dove il GDP è basso, bisogna investire in Africa e sviluppare commercio interno alla Regione”.

     …e di valorizzazione del patrimonio culturale come fonte di sviluppo economico e di ricostruzione di radici comuni riconosciute. Nel Mediterraneo, “culla della civiltà”, sono presenti 400 siti del Patrimonio dell’Unesco , 236 aree marine protette e i nostri Paesi attraggono un terzo del turismo mondiale. Questa è una potenzialità straordinaria che coinvolge il Sud dell’Europa, l’Africa del Nord, i Balcani occidentali e il Medio Oriente.

     Prevenire la radicalizzazione e valorizzare la democrazia

    L’estremismo di Daesh sta esercitando una pericolosa attrazione sui giovani “il problema della radicalizzazione dei giovani è molto complesso” dice Gilles de Kerchove, capo dell’antiterrorismo Ue, “è un mix di problemi personali, crisi di identità, facile adesione ad una ideologia “bianco o nero” e facilità di accesso alle informazioni grazie ai social media. Dobbiamo rendere più visibili tutte le opportunità che i Paesi democratici offrono, e far capire che si sta investendo nei giovani come cittadini, a prescindere dalle religioni. La radicalizzazione non è la risposta ai loro problemi”

    Aggiunge Noad Machnouk ministro dell’Interno libanese “in Libano la popolazione è aumentata del 30% in tre anni, a seguito della crisi siriana, creando squilibri. I terroristi commettono crimini contro una popolazione musulmana, e noi dobbiamo lavorare sul rafforzamento del senso di unità nazionale, sulla sicurezza ed invertire la narrativa”.

    La cooperazione tra Paesi diventa quindi fondamentale, per prevenire e per gestire la crisi. Un maggiore coinvolgimento dei Ministri dei Paesi del Mediterraneo è in corso di studio da parte di l’Alto Rappresentante Ue per gli Affari Esteri e la Sicurezza Federica Mogherini.

     “We will rise or fall together”, ha ammonito il re di Giordania Abdullah II.

    Tags: GentiloniispimediterraneoRome Mediterranean Dialogues 2015

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