Bruxelles – La Commissione europea ha partecipato all’incontro avvenuto ieri (20 ottobre) a Oslo tra il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelenskyy, e l’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, sulle possibili trattative di pace tra Kiev e Mosca e ha portato il suo messaggio. È questo un risultato che Palazzo Berlaymont rivendica ed evidenzia. “La cosa davvero importante è che siamo seduti al tavolo, che siamo in grado di esporre la nostra posizione e che possiamo lavorare a un obiettivo comune: porre fine a questa guerra orribile, che dura da troppo tempo”, ha dichiarato oggi (21 ottobre) la capo portavoce della Commissione europea, Paula Pinho durante il briefing quotidiano con la stampa.
I colloqui di ieri sono stati organizzati per elaborare una proposta di pace che Witkoff stesso presenterà oggi in Russia, in un incontro con il presidente Vladimir Putin. Secondo quanto riportato dal New York Times, Washington starebbe cercando di convincere Zelensky ad accettare un’intesa con Mosca che includa cessioni territoriali nel Donbass promettendo in cambio a “Kyiv potenziali benefici economici”. Di fatto, i temi centrali della discussione sono stati “il territorio, la sicurezza e la prosperità nel dopoguerra” dell’Ucraina, ha spiegato la portavoce.
Pinho ha precisato inoltre che all’incontro hanno partecipato il presidente della Finlandia, Alexander Stubb, il primo ministro della Norvegia, Jonas Gahr Støre, i consiglieri per la sicurezza nazionale (o i loro vice) di Germania, Regno Unito, Italia, UE e NATO. La Commissione europea era rappresentata da capo di gabinetto della presidente della Commissione europea, Bjorn Seibert. “Noi eravamo lì, ci siamo stati e, in questo modo, possiamo trasmettere il nostro messaggio direttamente a chi condivide l’interesse a far cessare questo conflitto. È un bene, un’ottima cosa che abbiamo avuto l’opportunità di falo”, ha sottolineato. Al momento, Palazzo Berlaymont si aspetta che “al rientro della delegazione statunitense dalla Russia, abbia luogo un resoconto dell’esito dei colloqui”, ha aggiunto.
Rispetto a un possibile vertice tra Stati Uniti, Russia e Cina sulla situaziona ucraina, e all’assenza dell’UE da tale consesso, Pinho ha ammonito che “se si tiene un incontro per discutere dell’Ucraina, innanzitutto deve essere presente l’Ucraina”. Mentre per “altre tipologie di incontri, spetta agli organizzatori e ai partner decidere cosa discutere e come procedere”.
Un capitolo ancora aperto resta, poi, quello del depotenziamento dei satelliti Starlink in Ucraina da parte di Elon Musk. Una difficoltà per cui Zelensky si era confrontato direttamente con 27 capi di Stato UE a Bruxelles, durante il Consiglio europeo della scorsa settimana. Qui il portavoce dell’esecutivo comunitario, Thomas Reigner, ha ribadito che “SpaceX deve ripristinare urgentemente la piena operatività dei servizi per l’Ucraina, poiché il Paese necessita di queste informazioni fondamentali”. Di fatto, la tecnologia serve “a mantenere i soldati in contatto, a proteggere i cittadini e a pilotare i droni necessari per la difesa del territorio”, ha chiarito.
Una situazione che sta dimostrando anche “quanto la sicurezza dell’Europa dipenda dallo spazio“, ha chiarito. “L’Europa deve fare di più: si tratta di un’esigenza urgente che ci riguarda direttamente. Per questo motivo stiamo lavorando attivamente allo sviluppo e al dispiegamento di una costellazione composta da oltre 300 satelliti”, ha annunciato. “Fornirà una connettività satellitare sicura di alto livello, sia per scopi civili che militari, e, naturalmente, coinvolgeremo pienamente l’Ucraina in questo progetto”.
Un appello che aveva già espresso la settimana scorsa l’Alta rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, al suo arrivo al Consiglio europeo, nella seconda giornata di lavori a Bruxelles. “Starlink è davvero indispensabile per l’Ucraina e, purtroppo, nel breve termine l’Europa non è in grado di sostituirlo. Abbiamo l’Agenzia europea per la difesa che ha effettivamente individuato tutte le capacità e i fattori abilitanti fondamentali che ci mancano e che dobbiamo colmare. Ora, la questione è l’attuazione di tutto ciò, e dobbiamo farlo il prima possibile perché siamo noi stessi ad aver bisogno di queste capacità”, aveva specificato Kallas.

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