Bruxelles – Partire da una base scientifica comune per valutare i rischi climatici e chiarire le responsabilità dei singoli Stati membri. È questa la direzione del nuovo Quadro europeo per la resilienza climatica, adottato oggi (27 ottobre) dal collegio dei commissari e presentato dalla vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva, Teresa Ribera, insieme al commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra. L’obiettivo è rafforzare la capacità dei Ventisette di anticipare e gestire gli impatti del riscaldamento globale, integrando la resilienza climatica nelle principali politiche nazionali ed europee.
“La scorsa estate è stata l’estate della verità”, ha esordito Hoekstra in conferenza stampa, ricordando la distruzione e le vittime causate dagli eventi climatici estremi tra giugno e settembre. “Il cambiamento climatico non è una bufala” e “non solo è reale, ma è anche un potente killer e uccide le persone: si pensi alle 30mila – 50mila morti premature che si sono verificate quest’estate in Europa”, ha dettagliato Ribera. In questo contesto, però, per la vicepresidente “avere gli strumenti non vuol dire essere preparati”. Ed è per questo che la Commissione intende definire una traiettoria di riferimento comune, basata sulle evidenze scientifiche, per aiutare gli Stati membri a valutare i rischi e pianificare le misure necessarie.
Le proiezioni indicano che il mondo potrebbe raggiungere un riscaldamento di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali entro il 2030, di 2 gradi entro il 2050 e di 3 gradi entro il 2100. Uno scenario che richiede di rafforzare la preparazione a livello europeo. Nel suo discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva già anticipato una risposta comune agli eventi climatici estremi, ricordando che “l’Europa si sta riscaldando al doppio del tasso globale”.
Per Ribera, la priorità resta affrontare le cause del cambiamento climatico, ma anche prepararsi agli impatti ormai inevitabili: “L’Europa manca di preparazione ed è nostra responsabilità ridurre al minimo i costi e le sofferenze che ciò comporta”. La vicepresidente ha inoltre richiamato l’attenzione sulle disuguaglianze nella distribuzione dei rischi, che colpiscono in particolare le comunità più vulnerabili.
La resilienza climatica è anche una questione di competitività. Le perdite economiche provocate dai danni climatici tra il 2022 e il 2025 sono stimate in circa 200 miliardi di euro, pari a 50 miliardi all’anno. “Se i cinque anni più caldi registrati in ciascun Paese tra il 2014 e il 2024 dovessero ripetersi nel periodo 2026-2030, le perdite cumulative di PIL potrebbero raggiungere una quota compresa tra il 5 per cento e il 7 per cento per le economie più vulnerabili: Paesi come Francia, Italia, Germania o Spagna potrebbero subire perdite comprese tra 120 e 240 miliardi di dollari“, ha descritto Ribera. “L’impatto è di natura strutturale, con un netto calo – pari in media all’8 per cento – della formazione lorda di capitale fisso”, ha proseguito. Inoltre, “si registra una contrazione sproporzionata delle entrate fiscali, tanto che molti Stati membri dell’UE rischiano di violare i parametri di bilancio a causa dello stress termico. Di fatto, l’Europa non può essere competitiva se non è resiliente”, ha commentato ancora.
Adeguare infrastrutture ed economia alle nuove condizioni climatiche richiederà investimenti per circa 70 miliardi di euro annui. Secondo la Commissione, tuttavia, “ogni euro investito nell’adattamento può generare benefici superiori a dieci volte il suo valore”, grazie alle perdite e ai danni evitati. A questo si aggiunge il potenziale economico delle tecnologie per l’adattamento: il mercato globale delle soluzioni di resilienza climatica potrebbe raggiungere i 3.500 miliardi di euro entro il 2050. Un’opportunità per le imprese europee, chiamate a innovare e rafforzare la propria posizione tecnologica. “La futura competitività dell’Europa dipende dalla nostra capacità di anticipare e prepararci ai cambiamenti climatici”, ha avvertito Hoekstra. “Ogni euro investito oggi nella resilienza contribuisce a proteggere posti di lavoro, imprese e mezzi di sussistenza domani”.
Il quadro punta anche a semplificare la pianificazione nazionale, attraverso un unico piano strategico e valutazioni dei rischi climatici più regolari e comparabili. Sul fronte operativo, la piattaforma europea per la resilienza climatica metterà a disposizione strumenti per visualizzare i rischi previsti, individuare le risorse disponibili e consultare soluzioni di adattamento già sperimentate.
Tra questi, l’esecutivo mette in campo l’European Climate Viewer, sviluppato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), che fornirà una mappa interattiva dei rischi climatici previsti in tutto il continente, o il Navigator of Climate Resilience Tools, sviluppato dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), che aiuta gli utenti a trovare strumenti pertinenti per la resilienza climatica in base alla loro posizione, al settore e ai rischi specifici a cui vanno incontro. O ancora, il Solutions Explorer che presenta soluzioni pratiche di adattamento sviluppate e testate attraverso la missione dell’UE sull’adattamento ai cambiamenti climatici.
“Il Quadro rafforzerà la preparazione, chiarirà le responsabilità e fornirà alle autorità pubbliche, alle imprese e alle comunità strumenti pratici per agire”, ha concluso Ribera. “La resilienza climatica è un obbligo condiviso” e, ha assicurato, la Commissione è pronta a fare la propria parte per costruire un’Europa più resiliente e più giusta.




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