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    Home » Non categorizzato » I populisti tedeschi sono figli della Merkel

    I populisti tedeschi sono figli della Merkel

    [di Heiner Flassbeck] Alla radice dell’avanzata del partito di estrema destra AfD c’è l’incapacità della classe dirigente tedesca di ammettere la catastrofe della loro gestione dell’economia tedesca e della crisi dell’euro.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2016
    in Non categorizzato

    di Heiner Flassbeck 

    Ieri sera abbiamo assistito nuovamente allo spettacolo dei politici navigati, degli opinionisti e dei giornalisti che per ore e ore giravano attorno al problema, senza capirlo, dato che ciò che è successo è totalmente inspiegabile all’interno della loro visione del mondo. Non capiscono più che l’unico motivo per il quale l’evento in questione è così inspiegabile è che la loro visione del mondo è totalmente distorta. Cosa più rilevante, stanno cercando di far accettare alla popolazione la propria assurda visione del mondo.

    L’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD, Alternativa per la Germania) ha ottenuto oltre il 21 per cento dei voti nel piccolo stato del Mecklenburg-Vorpommen (Meclemburgo-Pomerania), nel nord-est della Germania, che conta 1,6 milioni di abitanti. Con un’affluenza alle urne del 60 per cento, questo significa che ad aver votato AfD è stato circa il 12 per cento della popolazione, quindi nemmeno il 20 per cento, come ha ripetutamente detto ieri sera il primo ministro in televisione.

    Ciò che sconvolge di più le “istituzioni ufficiali” è che il partito dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU, ovvero il partito della Merkel) ha perso il 4 per cento rispetto alle scorse elezioni e si trova attualmente, con il 20 per cento, al secondo posto dietro AfD. Tuttavia il Partito Socialdemocratico (SPD) e la sinistra di Die Linke hanno perso ancora di più: il 5 per cento rispetto alle elezioni del 2011. I Verdi e i liberal-conservatori del Partito Democratico Libero (FDP) non sono neanche più rappresentati nel nuovo parlamento, avendo ottenuto meno della soglia del 5 per cento. Si tratta di una grossa caduta per i Verdi, che avevano cercato a lungo di presentarsi come un partito pronto per governare.

    AfD ha registrato nuovamente un grande successo perché un’intera costellazione di problemi, dalla quale esso è emerso, è ancora lì senza che nulla sia cambiato. In primo luogo c’è l’Europa, e pare incredibile che (per quanto ho potuto sentire finora) nessuno abbia mai pronunciato questa parola nelle molte ore di copertura mediatica sulle elezioni. Non serve ripetere che l’Europa, e specialmente l’incapacità del governo tedesco e degli altri governi di risolvere la crisi dell’euro, continua a essere una manna dal cielo per il nazionalismo estremo.

    D’altra parte la gente chi dovrebbe scegliere di votare, quando praticamente tutti i partiti non fanno altro che ripetere alla popolazione che la Germania ha fatto tutto perfettamente bene e che i peccatori sono gli altri? La gente chi dovrebbe votare quando quasi tutti i giorni – senza il contradditorio di alcun politico del mainstream – viene ripetuto dagli “esperti” che il contribuente tedesco prima o dopo sarà chiamato a un grande sacrificio a causa di quel pozzo senza fondo che è l’Europa del sud? La gente chi dovrebbe eleggere quando i politici mainstream e i media gli dicono ogni giorno che in Germania va tutto benissimo, quando è facile vedere dalla stagnazione dei salari e dalla perdita di prosperità che non è per loro, ma solo per i milionari che in Germania va tutto benissimo?

    E poi c’è il problema dei rifugiati. Questo problema è stato battuto e ribattuto fino allo sfinimento dai media, e ora viene gestito dai politici con una tale irrazionalità da non credere ai propri occhi. È certamente possibile farsi carico di un milione di rifugiati e fornirgli il necessario. Si può farlo senza creare quel genere di gravi conseguenze politiche che stiamo vedendo a Schwerin, capitale del Mecklenburg-Vorpommen, però, solo se il sistema politico mette i soldi sul tavolo. Il finanziamento serve a due scopi. Da una parte si assicura che i richiedenti asilo siano rapidamente assorbiti nel mercato del lavoro, dall’altra la popolazione tedesca deve vedere che le dinamiche economiche sono tali da offrire anche a loro nuove opportunità. A Berlino la coalizione di governo ha fallito su entrambi i fronti. Sono stati negligenti. È ridicolo che ora Sigmar Gabriel ammetta che ciò è vero, ma che non tragga ancora le dovute conclusioni.

    Anziché agire ragionevolmente i politici tedeschi si sono accapigliati per mesi con la questione della “quota massima” di richiedenti asilo da accettare. Invece che investire dei fondi, si sono crogiolati nel bagliore del surplus di bilancio, che è la cosa più insensata che esista dopo l’adorazione biblica del vitello d’oro. Invece che dimostrare una umana comprensione verso quelli che erano approdati sulle nostre coste provenendo da culture completamente diverse, i politici hanno messo la questione del burqa al centro del dibattito politico (per poi essere contentissimi se una donna tutta coperta dai veli, ma proveniente da qualche paese pieno di petrolio, viene a spendere i suoi soldi nei negozi tedeschi più costosi). Cosa peggiore, invece che cercare di migliorare le condizioni di vita nei paesi da cui provengono i potenziali rifugiati, si sono concentrati su politiche simboliche, lasciando che le organizzazioni internazionali ripetessero gli stessi errori per quaranta anni di fila (si veda qui un esempio).

    E alla fine la gente, quella gente che è stata esclusa e marginalizzata dal sistema politico tradizionale, quella gente che deve vedersela quotidianamente con problemi che risultano incomprensibili ai politici, per chi dovrebbe votare? La risposta è semplice, voteranno per un partito che dà l’impressione di avere una risposta semplice e chiara. È una ricetta molto tedesca. Va così da secoli. Isoliamoci e giriamo le spalle agli stranieri che sembrano sconvolgere il nostro piccolo mondo. I partiti mainstream non possono di certo imputare all’AfD di basare le sue rivendicazioni prima e soprattutto sulla negazione del fallimento tedesco all’interno dell’Unione monetaria europea e sulla predica di un neoliberismo ancora più duro, quando essi stessi rifiutano di venire a patti con la realtà e di ammettere la catastrofe della gestione economica tedesca, quando essi stessi proclamano che non c’è alternativa al neoliberismo.

    È facile immaginare cosa accadrà adesso: da domani tutto continuerà come prima. A Schwerin come a Berlino si farà una grande coalizione. Non assisteremo ancora a nessuna discussione ragionevole sulla situazione economica complessiva. Nessuno metterà in discussione il surplus di bilancio, nessuno parlerà della necessità di investimenti pubblici o della situazione dei più poveri e dei disoccupati in Europa. E tra due settimane, dopo le prossime elezioni a Berlino, vedremo di nuovo il mainstream politico piagnucolare per almeno una giornata sul fatto che non si riesce a trovare una medicina contro il veleno di AfD.

    Pubblicato sul blog dell’autore il 6 settembre 2016. Traduzione di Voci dall’Estero rivista da Thomas Fazi. 

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