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    Home » Economia » Bilancio, Padoan presenta la manovra da 20 miliardi: “Ue fa pressione sul nostro debito”

    Bilancio, Padoan presenta la manovra da 20 miliardi: “Ue fa pressione sul nostro debito”

    Disinnescati gli aumenti Iva per il 2018, con 10 miliardi di flessibilità Ue. Bankitalia e Corte dei conti ammoniscono: bisogna attuare la riforma Fornero sulle pensioni. L’Upb chiede una programmazione “più credibile e meglio definita”

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    3 Ottobre 2017
    in Economia

    Roma – L’ormai proverbiale sentiero stretto tra il risanamento dei conti pubblici e sostegno alla crescita economica, evocato più volte dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è “pur sempre arduo”, ma “un po’ meno angusto che in passato, grazie alle favorevoli condizioni della congiuntura e dei mercati”. È in questo contesto, riassunto dal vicedirettore generale di Bankitalia, Luigi Federico signorini, che il ministro delle Finanze ha presentato al Parlamento delle anticipazioni sulla prossima manovra finanziaria, manovra che si pone di proseguire nello stimolo della crescita preoccupandosi di rassicurare anche i partner europei sulla tenuta dei conti. anche perché, avverte Padoan, nell’Ue “si guarda al nostro debito e alla questione banche come fonte di rischio per l’Europa, quindi c’e’ pressione sull’Italia perché si interrompa questo rischio”.

    Cogliendo l’occasione delle audizioni sulla Nota di variazione del Documento di economia e finanzia 2017 – ultimo passaggio prima della messa a punto della Legge di bilancio da parte del Consiglio dei ministri – il titolare di via XX Settembre, ascoltato dopo le audizioni di Istat, Bankitalia, Corte dei conti e Ufficio parlamentare di bilancio, ha consegnato una relazione in cui descrive una manovra da 19,6 miliardi di euro, salvo modifiche da parte dell’esecutivo che la deve ancora approvare per inviarla a Bruxelles entro il 15 ottobre.

    Sono disattivate le clausole di salvaguardia che prevedono aumenti Iva. Le aliquote rimarranno invariate nel 2018, con un costo di 15,7 miliardi di euro, compensato per circa 10 miliardi con la maggiore flessibilità accordata da Bruxelles, e per il resto con il miglioramento del quadro economico e misure di lotta all’evasione fiscale e revisione di spesa. In particolare, i tagli peseranno per 3,5 miliardi, mentre le nuove entrate dal recupero di imposte evase o eluse varrà 5,1 miliardi.

    Quanto alle misure di stimolo dell’economia e di redistribuzione, la prossima legge di bilancio prevede, nel 2018, 300 milioni di euro di maggiori risorse per investimenti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato. La voce sale a 1,3 miliardi nel 2019. Altri 338 milioni, il prossimo anno, vengono destinati alle politiche per l’occupazione giovanile, la cui voce principale riguarda la decontribuzione per i neo assunti. Anche questo capitolo vede moltiplicarsi le risorse nel 2019, fino a superare i 2,1 miliardi. Al capitolo coesione sociale vengono assegnati 600 milioni in più, che in gran parte andranno a incrementare i fondi per il reddito di inclusione. Alla voce ‘Politiche invariate’, che comprende anche le risorse per gli aumenti contrattuali del pubblico impiego, la finanziaria assegna 2,6 miliardi.

    Delle varie istituzioni chiamate a esprimere il loro parere sulla nota di variazione del Def, tutte concordano sulla sostanziale correttezza delle previsioni economiche aggiornate dall’esecutivo. La Banca d’Italia, così some la Corte dei conti, mettono in guardia però l’esecutivo sulle pensioni. “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”, ha sottolineato Signorini. Gli ha fatto eco il presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, ammonendo che “ogni arretramento” rispetto alla riforma Fornero “esporrebbe il comparto” pensionistico, “e quindi la finanza pubblica in generale, a rischi di sostenibilità”.

    Molto più critico, invece, il parere dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Il suo presidente, Giuseppe Pisauro, ha bacchettato il governo perché “il quadro programmatico si attesta su un lato univocamente ottimistico”. Pisauro non trascura  “gli elementi di miglioramento” registrati dall’economia italiana, ma “il loro carattere strutturale resta da verificare”, spiega, e dunque è “poco prudenziale incorporarne l’impatto nelle ipotesi di crescita di medio periodo”.

    Poi, anche il capitolo delle clausole di salvaguardia desta preoccupazione. In particolare, è positivo che siano state disinnescate nuovamente per il prossimo anno, ma “rimane un aumento parziale dell’Iva nel 2019 e sarebbe confermato ai livelli attualmente previsti per il 2020”, anno in cui è previsto un aumento che vale l’1,1% del Pil. Tuttavia, secondo Pisauro, visti i miglioramenti del contesto economico previsti, “sarebbe possibile e auspicabile una programmazione degli andamenti di finanza pubblica più credibile e meglio definita”, tale da “evitare di fare ancora affidamento sulle clausole di salvaguardia poste a garanzia dei saldi di finanza pubblica”.

    Inoltre, secondo il presidente dell’Upb, il rispetto formale delle regole europee di bilancio dipende molto dalla flessibilità garantita dalla Commissione Ue nell’interpretarle. “Infatti, applicando rigidamente gli obiettivi richiesti”, ha segnalato Pisauro, “il rispetto della regola sul saldo strutturale e di quella sulla spesa appaiono a forte rischio di deviazione significativa nel 2017”. Per il prossimo anno, ha proseguito, “con un aggiustamento richiesto dello 0,3 per cento strutturale si avrebbe il sostanziale rispetto delle regole in termini annuali”, ma nel biennio si rimarrebbe a rischio di “deviazione anche significativa”. Infine, la riduzione del rapporto debito/Pil prevista a partire da quest’anno, “non sarebbe sufficiente ad assicurare il rispetto della relativa regola numerica entro il 2020”.

    Finora, però, la Commissione Juncker ha accordato buona parte della flessibilità richiesta dall’Italia, dunque il ministro vuole continuare a sfruttarla. Per questo, nella nota di variazione al Def, viene richiesta l’autorizzazione del Parlamento a cambiare i saldi di finanza pubblica per sfruttare margini più ampi. Il voto è in programma domani ed è un passaggio politicamente delicato, dal momento che il permesso deve essere accordato a maggioranza assoluta nei due rami del Parlamento. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano, leader dell’ala centrista della maggioranza, ha assicurato che i numeri ci sono, dopo che ieri, a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha ricevuto una delegazione di Mdp, proprio per parlare della legge di bilancio. Il campo dovrebbe essere dunque sgomberato da possibili insidie, tanto da quelle provenienti dal centro quanto dalla sinistra della coalizione di governo. Almeno domani non dovrebbero esserci problemi. Le tensioni potrebbero però riaccendersi con la discussione della manovra vera e propria.

    Tags: debitoDefdeficitfinanziarialegge di bilancionota di aggiornamento

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