Bruxelles – Dopo l’esultanza di venerdì scorso per il raggiungimento dell’accordo sulla prima fase dei negoziati Brexit, ritorna la polemica per le posizioni di Londra sulle trattative sul divorzio dall’Unione europea. Domenica, intervistato dalla Bbc, il responsabile britannico per la Brexit, David Davis, aveva affermato che se non ci sarà un’intesa sulla futura relazione tra Ue e Regno Unito allora quest’ultimo “non pagherà il conto” del divorzio. Per il ministro, l’accordo che prevede che Londra paghi dai 40 ai 45 miliardi di euro per sostenere i (e usufruire dei) programmi comunitari decisi insieme agli altri 27 “è condizionato all’esito” della seconda fase dei negoziati, “è condizionato all’ottenimento del periodo di implementazione e a un futuro accordo economico”.
La stessa premier Theresa May parlando alla Camera dei Comuni, ieri, ha affermato che “nulla è concordato, finché tutto non sarà concordato”, e questo vuol dire che l’offerta economica fatta a Bruxelles “è sul tavolo nel contesto di un futuro accordo di partnership, nel contesto di un accordo sulla seconda fase” dei negoziati. Ma se “non avremo un accordo allora l’offerta è fuori dal tavolo”, ha precisato May.
Queste parole non sono piaciute al responsabile per la Brexit del Parlamento europeo, Guy Verhofstadt: “Le osservazioni di David Davis, secondo cui l’accordo sulla fase uno della scorsa settimana non è vincolante, non sono di aiuto alle trattative e minano la fiducia” tra le due parti. Per questo il liberale ha promesso che il testo su cui il Parlamento europeo voterà in questa sessione Plenaria riguardo all’accordo raggiunto, “rifletterà questo aspetto e insisterà sul fatto che l’accordo deve tradotto nel testo legale il prima possibile”.
La premier britannica “Theresa May deve intervenire e chiarire che quanto sarà scritto giovedì al Vertice europeo sarà vincolante dal punto di vista giuridico”, ha dichiarato anche il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber, chiedendo “chiarezza” a Londra in merito all’accordo preliminare siglato nei giorni scorsi sulla prima fase della Brexit da Regno Unito e Ue. “Se ora David Davis mette in dubbio la prima fase, ad esempio proponendo un congelamento dei pagamenti finché il processo non sarà concluso, tutto viene di nuovo messo in dubbio. Quanto sentito da Londra contrasta con l’idea di un rapporto di fiducia”.


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