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    Home » Politica Estera » Schulz prova a far digerire ai suoi la nuova Grande coalizione

    Schulz prova a far digerire ai suoi la nuova Grande coalizione

    L'accordo con la Cdu di Merkel approvato all'unanimità dai delegati ai negoziati, ma nel partito i malumori non sono pochi

    Alessandro Ricci</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@Alessandricc" target="_blank">@Alessandricc</a> di Alessandro Ricci @Alessandricc
    12 Gennaio 2018
    in Politica Estera

    Berlino – Europa, pensioni, assicurazione sanitaria e migranti. Sono questi i punti caldi affrontati nella 5 giorni di colloqui esplorativi in vista della costituzione di una nuova Große Koalition,  la Grande Coalizione in Germania. Dopo una maratona di 24 ore di contrattazioni tra i socialisti della Spd, e i cristiano-democratici di Cdu e Csu, sono emersi i punti più importanti dell’accordo di 28 pagine siglato all’unanimità dai negoziatori, con solo l’astensione di un membro socialdemocratico.

    I leader dei tre partiti si dicono soddisfatti, tanto che fuori la Willy Brandt Haus, sede del partito socialdemocratico, li si è visti scherzare come voler a scacciare la tensione degli ultimi giorni. Ma il difficile non è passato e dopo questa prima prova la Grande coalizione deve passare quella, forse, più difficile: il voto del 21 gennaio da parte dei delegati Spd.

    Quel giorno è indetto un congresso a Bonn per valutare questa prima bozza di accordo e per dare il mandato a nuovi colloqui, più concreti e vincolanti su quello che potrebbe essere il prossimo governo della Germania.

    Ma partiamo dai risultati. Innanzitutto l’Europa, primo punto del documento di 28 pagine dove si parla di una “nuova partenza”, ossia un’Unione Europea più vicina ai cittadini, trasparente e democratica, attraverso il rafforzamento del Parlamento europeo. Si legge che l’Ue ha bisogno di una “politica estere e diritti umani comuni” e che Germania e Francia dovranno lavorare “insieme con tutte le forze” per il rinnovo dell’Istituzione. Inoltre, si prevede una maggiore contribuzione da parte di Berlino ai conti di Bruxelles, “affinché le istituzioni possano lavorare al meglio”. Benché gli intenti sembrino buoni, si è ancora molto lontani dagli “Stati Uniti d’Europa” auspicati da Martin Schulz e bisognerà attendere l’accordo di governo vero e proprio per capire se queste siano solamente parole.

    Secondo punto il clima, dove l’impegno è di allungare i tempi per il raggiungimento dell’obiettivo di ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2020 rispetto al 1990, spostando il termine al 2030, pur con sostanziali investimenti in fotovoltaico ed energie rinnovabili. Terzo punto i migranti dove, per la gioia della Csu, si propone di inserire un tetto ai nuovi ingressi che potrà oscillare tra i 180mila e i 220mila individui, oltre ad un quota per i ricongiungimenti familiari, fissata a mille al mese.

    I veri sconfitti dell’accordo sembrano quindi clima e migranti. Del resto tutta la campagna elettorale si era giocata su questi temi e i colloqui esplorativi su una possibile coalizione giamaicana tra Verdi, liberali e Cdu erano falliti proprio su questi punti. La Spd ha dovuto cedere anche agli alleati popolare su assegni di disoccupazione e tasse, incassando però una vittoria su pensioni, divieto di esportazione di armi all’Arabia Saudita e lavoro part-time.

    Se sul fronte Cdu/Csu gli animi sembrano più distesi e sereni, dalle parti della Willy Brandt Haus non splende il sole. Nel partito socialdemocratico sono già iniziati gli ammutinamenti e per far digerire questo accordo ai delegati del congresso del 21 gennaio Martin Schulz dovrà di certo inventarsi qualcosa.

    Kevin Kühnert, responsabile nazionale di Jusos, la formazione giovanile di Spd, ha dichiarato che “se l’accordo rende felici sia Horst Seehofer che Martin Schulz, uno dei due sta mentendo”, e si è impegnato a girare tutto il paese per combattere contro questo patto di governo. Ma Kühnert non è l’unico a opporsi alla nuova Grande coalizione. In generale, la sinistra del partito è contraria ad una nuova alleanza con Cdu/Csu che teme potrebbe portare il partito ancora più in basso nelle preferenze degli elettori.

    La Spd ha ottenuto uno dei peggiori risultati della sua storia alle scorse elezioni del 24 settembre, e da quel giorno è in continuo calo. L’inversione ad “U” di Schulz, che aveva promesso di non allearsi con Merkel, non ha cambiato il trend e l’ex Presidente dell’Europarlamento si gioca molta della sua carriera politica a questo giro.

    Fino alla conferenza di domenica prossima tutto è sospeso in attesa della decisione dei socialdemocratici e di un congresso che si farà senza dubbio ricordare. Da lunedì 22 secondo l’esito della votazione bisognerà fare i conti con diversi possibili scenari. Il primo, quello meno desiderato dai partiti, vede la rinuncia alla Grande coalizione con la possibilità della costituzione di un governo di minoranza, che Merkel ha dichiarato di non volere, o addirittura di indire nuove lezioni. Altra ipotesi, che sembra più probabile al momento, vede l’inizio di un nuovo turno di consultazioni per redigere un vero e proprio programma di governo e la formazione di un esecutivo non prima di Pasqua.

    Schulz avrà tempo di pensare su come convincere i propri compagni di partito. Del resto, una Spd con il 20% delle preferenze è riuscita comunque a mettersi al tavolo dei vincitori e ottenere diverse concessioni nel patto di governo. Nelle elezioni che verranno ricordate per il netto calo di consensi dei principali partiti tedeschi, riuscire a trovare un accordo, dopo 4 mesi dalle urne potrebbe essere già un ottimo risultato, non solo per la Germania, ma anche per l’Ue, che tanto spinge affinché si dia stabilità al Paese. 

    Tags: Angela MerkelCduCsugermaniagovernoGroße Koalitionmartin SchulzSpd

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