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    Home » Non categorizzato » Crollano gli aiuti ai Paesi più poveri. Colpa, anche, della crisi

    Crollano gli aiuti ai Paesi più poveri. Colpa, anche, della crisi

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    4 Aprile 2012
    in Non categorizzato
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    Bruxelles – La crisi si abbatte anche sugli aiuti ai paesi in via di sviluppo. Secondo le cifre diffuse oggi dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico quasi tutti i paesi europei hanno tagliato i loro programmi di aiuto. Tra i virtuosi, c’è da restarne sorpresi, c’è l’Italia.

    Nel 2011, dopo aver resistito dunque per tre anni dall’inizio della crisi, dodici paesi dell’Unione europea hanno ridotto loro bilanci per gli aiuti. A tagliare di più sono stati alcuni tra i governi più colpiti dai problemi finanziari: Spagna (-32,7%) e Grecia (-39,3%), tagli significativi sono stati però decisi anche in Belgio (-13,3%) e nell’Austria della tripla “A” delle agenzie di rating, -14,3%. “I paesi europei stanno tagliando gli aiuti più rapidamente di quanto le loro economie si stiano riducendo”, accusa Olivier Consolo, Direttore di Concord, la Confederazione europea delle Ong di soccorso e sviluppo. “Abbiamo visto l’Europa entrare in un’era di austerità degli aiuti, tirandosi indietro dal sostegno a milioni di persone povere nei paesi in via di sviluppo. I governi europei – continua Consolo – sono comprensibilmente sotto pressione, ma devono capire quanto siano importanti i programmi di sviluppo per affrontare la povertà globale e per sostenere i paesi in via di sviluppo nell’affrontare l’impatto della crisi finanziaria. Gli stati europei non devono voltare le spalle agli oltre 3 miliardi di persone che vivono con meno di 2,50 dollari al giorno”.

    I tre paesi europei che sono riusciti a fare uno sforzo, tanto più significativo in questa fase, sono Italia (33%), Svezia (10,5%) e Germania (5,9%). Per quanto riguarda Roma c’è però un piccolo trucco, che in realtà non inficia il dato complessivo. “L’aumento degli aiuti italiani è in gran parte dovuto alla iniezione di aiuto ‘gonfiato’, vale a dire la riduzione del debito (dei Pvs, e quindi a costo zero in realtà per il bilancio nazionale, ndr) e dei costi dei rifugiati. Per questo motivo, si stima che il volume totale dovrebbe essere scontato del 18%”, dice Luca de Fraia, di Action Aid Italia. “Il governo nazionale ha l’importante responsabilità di riportare gli aiuti italiani in pista. Chiediamo al ministro per lo Sviluppo di intraprendere azioni urgenti per fare in modo che l’Italia svolga pienamente il suo ruolo come membro del G8 e del G20”, aggiunge.

    Concord denuncia però che “alcuni principali donatori stanno ‘giocando’ con gli impegni per gli aiuti, aumentandoli solamente durante l’anno che prevedeva obiettivi internazionali come il 2010. “Nel 2010 la Francia ha aumentato i propri aiuti allo 0,50% del reddito nazionale lordo cercando di apparire come un buon donatore che sta raggiungendo l’obiettivo degli aiuti Ue. Ora, nel 2011, li ha diminuiti nuovamente allo 0,46%, lo stesso livello del 2009. Entrambi i candidati alle presidenziali francesi Nicolas Sarkozy e François Hollande si sono dichiarati in favore degli aiuti, ma la Francia è lontana dall’obiettivo promesso dello 0,7% del Pil in aiuti allo sviluppo”, afferma Jean-Louis Vielajus, Presidente di Coordination Sud, la federazione francese di ONG per lo sviluppo.

    L.R. ©eunews.it

     

    Tags: aiuticoncordcrolloocseongpaesi in via di sviluppopvs

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