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A Strasburgo passa una Pac più trasparente e flessibile

A Strasburgo passa una Pac più trasparente e flessibile

Pubblici i dati dei beneficiari, tetto a 300mila euro e redistribuzione dei finanziamenti
De Castro (S&D), presidente della ComAgri: “Equilibrio tra sicurezza e tutela ambientale”

agricoltura Per un soffio l’Aula non ha approvato l’abbassamento dei tetti ai pagamenti per i grandi agricoltori, e così alla fine la nuova Politica agricola comune (Pac) dell’Ue ha avuto il via libera di Strasburgo senza grandi stravolgimenti rispetto al testo licenziato dalla commissione. Gli emendamenti più radicali non hanno trovato il consenso dell’Aula, le principali modifiche riguarderanno solo la maggiore trasparenza nei finanziamenti e la maggiore flessibilità per quanto riguarda le politiche di sostenibilità ambientale.

“Oggi abbiamo raggiunto un giusto equilibrio tra sicurezza e miglioramento della protezione ambientale, in modo che la nuova Pac dell’Ue sia in grado di fornire ancora più beni pubblici ai cittadini” ha dichiarato Paolo De Castro (S&D) il presidente della commissione Agricoltura. “Rispetto alla proposta della Commissione la nostra è più flessibile e meno burocratica, e torna a mettere al centro il lavoro e l’impresa, guardando in maniera consapevole al futuro” ha aggiunto De Castro.

REDISTRIBUZIONI DEGLI AIUTI – Secondo il testo le differenze nei livelli di finanziamento per gli agricoltori tra gli Stati membri, e all’interno degli stessi Stati dovranno essere ridotti più velocemente, e gli agricoltori di nessun Paese membro dovrebbero ricevere meno del 65% della media UE. Finora invece c’erano disparità tali che in due punti diversi dell’Europa per uno stesso servizio i lavoratori venivano rimborsati con somme di centinaia di euro di differenza.

TRASPARENZA – Per migliorare la trasparenza nei finanziamenti e evitare che finiscano nelle mani sbagliate, il Parlamento si è espresso a favore della pubblicazione dei beneficiari dei fondi. Il punto ha creato forti dibattiti in passato perché bisognava bilanciare la dovuta trasparenza alle esigenze di privacy, molto spesso infatti le aziende coincidono con le abitazioni degli agricoltori, e pubblicarne i dati significa pubblicare dati personali e sensibili di cittadini Ue. Inoltre si compilerà un elenco di proprietari terrieri che dovrebbero essere automaticamente esclusi dal finanziamento comunitario a meno che non dimostrino che l’agricoltura contribuisce a una quota sostanziale del loro reddito. Agli Stati membri resta la possibilità di estendere tale lista. Prima infatti i finanziamenti finivano anche nelle tasche di chi aveva maturato il diritto in passato, ma poi aveva riconvertito i suoi appezzamenti a un altro utilizzo.

Paolo De Castro
Paolo De Castro

TETTI AI PAGAMENTI – Il Parlamento ha sostenuto la proposta della Commissione di stabilire un tetto massimo per i pagamenti diretti a qualsiasi azienda di 300mila euro, e di ridurre sostanzialmente i pagamenti per chi riceve più di 150mila, inserendo una serie di meccanismi degressivi. Questi tetti però non saranno validi per le grandi aziende cooperative, in cui gli utili vengono divi tra tutti i lavoratori. I Verdi avevano proposto di abbassare questo ‘ceiling’ addirittura a 100mila euro, affermando che a 300 riguarda poche aziende e non permette i necessari risparmi, risparmi che si potrebbero utilizzare per sostenere i piccoli agricoltori. I socialisti avevano fatto una proposta di mediazione a 200mila euro, che però non è passata per pochi voti.

FLESSIBILITÀ NELLE MISURE AMBIENTALI – Per quanto riguarda il cosiddetto ‘greening’ i deputati si sono trovati d’accordo sul fatto che il 30% dei bilanci nazionali destinato ai pagamenti diretti debba essere subordinato al rispetto delle misure ambientali obbligatorie, sottolineando però che queste devono essere rese più flessibili e graduali, per dare tempo e modo alle aziende di adeguarsi alle nuove norme. Le tre misure principali sono: diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti e la creazione di “aree di interesse ecologico”. Queste misure naturalmente non riguarderanno le proprietà più piccole e in cui sarebbe difficile metterle in pratica e soprattutto trarre benefici.

FERMARE LE SPECULAZIONI DEL MERCATO – Per aiutare gli agricoltori a far fronte alla volatilità del mercato e a rafforzare la loro posizione contrattuale sui prezzi, la riforma fornisce alle organizzazioni degli agricoltori nuovi strumenti. Verranno favorite le assicurazioni e incentivata l’aggregazione dei produttori per fare in modo che, insieme, possano meglio gestire l’offerta con una riduzione della produzione quando i prezzi sono bassi o vice versa stimolarla quando sono troppo alti. Queste regole però “non devono consentire la formazione di cartelli, ma delle organizzazioni di produttori forti dovrebbero aiutare gli agricoltori a liberarsi dalla dipendenza economica e garantire loro un tenore di vita dignitoso”, ha dichiarato il relatore per il regolamento sull’organizzazione dei mercati comuni Michel Dantin (Ppe, FR).

Giovanni La Via
Giovanni La Via

MENO BUROCRAZIA – La riforma si ripropone inoltre di eliminare l’inutile burocrazia e rendere così più facile la vita degli addetti al settore, lavorando nel contempo a fare sì che le sanzioni siano proporzionate all’entità delle eventuali violazioni. ““La semplificazione è stato il concetto guida che ha condotto i nostri lavori”” ha affermato Giovanni La Via (Ppe), uno dei relatori del testo. “Dalla modifica della domanda per accedere ai premi, che avrà validità multiannuale ma con conferma annuale, fino all’’introduzione di un sistema di allerta rapido “che avvisi l’’agricoltore quando sta per incorrere in sanzioni non gravi”. Questo serve “a distinguere bene una frode da una ’inadempienza. Si tratta di un grande passo avanti per tutti gli agricoltori onesti che abbiamo il dovere di tutelare”,  ha concluso La Via.

PROSSIME TAPPE – Per essere definitiva la riforma della politica agricola dovrà essere approvata congiuntamente da Parlamento, Consiglio ue e Commissione nel cosiddetto Trilogo. La presidenza di turno irlandese vorrebbe portare a casa questo provvedimento prima della fine del suo mandato a giugno. La discussione non sarà facile, i negoziati cominceranno il primo aprile, al momento sono già stati messi in calendario ben 30 incontri.

Alfonso Bianchi

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