Il presidente della Bce sui debiti della Pa: “Pagarli può far acquistare diversi punti del Pil”
E critica il primo piano dell’Eurogruppo per Nicosia con la tassazione dei conti fino a 100mila euro
La fine della crisi si allontana ancora. O perlomeno il rischio è forte: “La previsione di ripresa nel secondo semestre è soggetta a rischi di ribasso”. Ad avvisare del pericolo è il presidente della Banca Centrale Europa, Mario Draghi, nella conferenza stampa dopo la consueta riunione del board dell’istituto a Francoforte. Per questo la Bce, che ha deciso ancora una volta di lasciare invariato il costo del denaro, continuerà a tenere sotto stretta osservazione gli sviluppi dell’economia dell’Eurozona e resta pronta a intervenire.
Attenzione però, avverte Draghi, perché la Bce “non può compensare la mancanza d’azione dei governi” in settori come le riforme strutturali che devono essere “ambiziose e ad ampio raggio e devono includere la rete delle industrie, il mercato del lavoro e la modernizzazione della pubblica amministrazione”. La “misura di stimolo più importante che un Paese possa dare – ha anche suggerito Draghi in quello che molti hanno letto come un evidente riferimento alla situazione dei crediti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese italiane – è restituire gli arretrati che in alcuni casi valgono diversi punti del Pil”.
Dall’esperienza attuale, secondo il governatore, gli Stati hanno molto da imparare perché “si capisce che un Paese ha un modello di business sbagliato solo quando la crisi esplode”. Così ci sarebbe da imparare anche dagli errori commessi nella gestione della crisi cipriota. Perché di veri errori si tratta, secondo il presidente della Bce, che definisce la decisione iniziale dell’Eurogruppo, che prevedeva prelievi anche sui depositi bancari sotto i 100 mila euro, una mossa “non intelligente”. Il problema, ha spiegato, non è il ricorso ai privati per il salvataggio delle banche ma “la mancanza di regole tampone” che può renderlo “un evento disordinato”.
In ogni caso a chi parla di una possibile uscita di Cipro o di altri Paesi dall’unione monetaria Draghi risponde: “L’euro non è una porta girevole, è un progetto europeo”. Per questo “non bisogna sottovalutare cosa significa la moneta unica per la gente, né la quantità di capitale politico investito in essa”.
Per evitare il ripetersi di crisi come quella cipriota è necessario però che l’Unione Europea “realizzi un meccanismo di risoluzione, di ristrutturazione e di ricapitalizzazione” delle banche, ha consigliato Draghi, sottolineando che “quei paesi dove il settore bancario è molte volte più ampio dell’economia sono più vulnerabili agli choc finanziari che li colpiscono in maniera più forte”.
L. P.
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