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    Home » Linea dura del Parlamento sul bilancio pluriennale: “No ad accordi a metà”

    Linea dura del Parlamento sul bilancio pluriennale: “No ad accordi a metà”

    Il Presidente Schulz porterà le richieste dell'Aula al Consiglio europeo di domani. La precondizione per l'ok è che gli Stati saldino i 'buchi' del 2013: in cassa mancano 11,2 miliardi.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    26 Giugno 2013
    in Senza categoria

    Il Presidente Schulz porterà le richieste dell’Aula al Consiglio europeo di domani
    Precondizione per l’ok è che gli Stati saldino i ‘buchi’ del 2013: in cassa mancano 11,2 miliardi

    Martin Schulz
    Martin Schulz

    Il Parlamento di Bruxelles ha deciso di mantenere la linea dello scontro sul Multiannual financial framework (Mff), il bilancio pluriennale dell’Unione europea. In una riunione dei gruppi politici dell’Aula con il Presidente Martin Schulz è emerso ieri che non c’è maggioranza a favore delle proposte concordate la settimana scorsa tra i negoziatori di Parlamento e Consiglio Ue, Alain Lamassoure ed Eamon Gilmore. I ministri degli Affari europei riuniti nel Consiglio affari generali a Lussemburgo sono stati informati da Schulz con una lettera che chiede di fare delle nuove proposte per rispondere alle perplessità degli eurodeputati. Ora il Presidente porterà la questione al vertice dei Capi di Stato e di governo di domani.

    I punti su cui manca ancora un accordo sono essenzialmente tre. Innanzitutto il Parlamento vuole maggiore flessibilità soprattutto tra anni diversi, cioè i deputati vogliono poter programmare iniziative per gli anni successivi impegnando i fondi in anticipo, e vogliono poter anche trasferire i finanziamenti da una politica all’altra, cioè se ad esempio Stato non usa tutti i propri fondi strutturali deve poter utilizzare quei soldi per politiche differenti. Su questo punto c’è stato un avvicinamento del Consiglio ma non sufficiente. I deputati vogliono poi avere delle garanzie sulla revisione del bilancio che la Commissione europea ha fissato al 2016 ma senza mettere l’impegno nero su bianco. Secondo i deputati il Parlamento che uscirà dalle elezioni del prossimo anno, nonché il nuovo esecutivo, dovranno avere la possibilità di dire la loro su un budget che durerà fino al 2020. Ultimo punto, ma molto importante, è il problema dei fondi mancanti per l’anno corrente: ci sono 11,2 miliardi di programmi da pagare, soprattutto in fondi strutturali. I deputati della commissione Bilancio proprio oggi hanno posto come precondizione per un accordo sull’Mff il pagamento di queste fatture.

    “Abbiamo bisogno di flessibilità nell’utilizzo delle risorse per massimizzare il potenziale di un bilancio molto magro (pari a 960 miliardi di euro, circa l’1% del Pil dell’Ue, inferiore anche a quello per il periodo corrente 2007-2013 che poteva contare su 994 miliardi di impegni, ndr). Vogliamo poi un impegno vincolante per una revisione di medio termine e respingiamo anche il calo del finanziamento soprattutto per quelle aree che contribuiranno a stimolare la crescita e creare posti di lavoro” ha spiegato Ivailo Kalfin (S&D), uno dei negoziatori del Parlamento. Il pacchetto non è abbastanza buono. Alcuni progressi sono stati compiuti ma rimane insufficiente. Anche se la Presidenza irlandese non si è sempre comportata in maniera leale con noi e non si è mossa abbastanza nella direzione delle richieste del Parlamento europeo, noi siamo pronti per un compromesso” ha dichiarato Hannes Swoboda, presidente del gruppo S&D.

    Oltre ai socialisti anche la Sinistra, i liberali e i Verdi restano contrari al testo così com’è. “Non voteremo un accordo trovato a metà”, ha commentato il presidente dell’Alde, Guy Verhofstadt. “Il testo è inaccettabile”, gli ha fatto eco Daneil Cohn-Bendit, co-presidente dei Verdi. E anche nel Ppe, favorevole al compromesso fino alla scorsa settimana, si cominciano a fare dei distinguo. “Il pacchetto di compromesso presentato dalla Presidenza irlandese non tiene sufficientemente in considerazione le nostre richieste” ha dichiarato Giovanni La Via secondo cui “siamo pronti a continuare il negoziato qualora ci fossero modifiche della proposta, perché sappiamo bene quali sarebbero le conseguenze negative di un accordo. Ma la direzione deve essere l’’uscita dalla crisi, l’’investimento in un’’idea forte di Europa””.

    Alfonso Bianchi

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    Tags: bilancio ueconsiglio europeoIstituzionimffparlamento europeoschulz

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