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    Home » Economia » L’istruzione è la chiave per una maggior tasso di occupazione (giovanile?)

    L’istruzione è la chiave per una maggior tasso di occupazione (giovanile?)

    L’istruzione spesso non è adeguata ai bisogni del mercato del lavoro – e ciò porta le aziende a non poter assumere le persone dotate degli skill necessari. Tutto ciò, combinato con la mancanza di capacità di molte economie di creare un numero sufficiente di posti di lavoro, ha contributo all’aumento della percentuale di disoccupati con un buon livello di istruzione.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    2 Luglio 2013
    in Economia

    L’istruzione spesso non è adeguata ai bisogni del mercato del lavoro – e ciò porta le aziende a non poter assumere le persone dotate degli skill necessari. Tutto ciò, combinato con la mancanza di capacità di molte economie di creare un numero sufficiente di posti di lavoro, ha contributo all’aumento della percentuale di disoccupati con un buon livello di istruzione. 

    Servizio tratto da teamforitaly.com

    L’istruzione spesso non è adeguata ai bisogni del mercato del lavoro – e ciò porta le aziende a non poter assumere le persone dotate degli skill necessari. Tutto ciò, combinato con la mancanza di capacità di molte economie di creare un numero sufficiente di posti di lavoro, ha contributo all’aumento della percentuale di disoccupati con un buon livello di istruzione.

    edugrowth-01

    Nel 2010, in 25 su 27 paesi sviluppati, il più alto tasso di disoccupazione risultava fra persone con un livello di istruzione primaria o inferiore – anche se un’istruzione di alto livello non garantisce automaticamente un lavoro adeguato: in Tunisia, ad esempio, il 40% dei laureati sono disoccupati, contro un tasso del 27% dei non laureati.

    Non dimentichiamo anche che il gender gap gioca un ruolo primario – il tasso di disoccupazione fra le donne con istruzione universitaria può arrivare ad essere 3 volte superiore a quello degli uomini con pari livello di istruzione (ciò accade in Turchia). Le donne con un elevato grado di istruzione, sfortunatamente, sono sempre più vulnerabili: non vengono ben utilizzate nel mercato di lavoro in molte nazioni – e ciò si può vedere dal fatto che non vi è una correlazione significativa fra la crescita e gli anni di studio a livello secondario e superiore svolti dalle donne.

    edugrowth-02

    Generalmente, i governi hanno un forte coinvolgimento diretto nel miglioramento e nella fornitura della scolarizzazione a vari livelli – e l’ideale sarebbe che considerassero i cambiamenti di input di capitale, incluso il capitale umano, come determinati in modo congiunto con la crescita economica: si deve tenere in considerazione il fatto che una forza lavoro istruita a livello secondario e più alto influenza la crescita in quanto facilita l’assorbimento delle nuove tecnologie da nazioni più avanzate, senza dimenticare che l’istruzione primaria rimane cardine in quanto prerequisito per l’istruzione secondaria.

     

    A proposito di questo, uno degli aspetti dell’istruzione da non sottovalutare mai è che laqualità della scolarizzazione è importante tanto quanto la sua quantità, misurata ad esempio in anni di studio – ed a volte risulta essere più importante. Uno dei pilastri di una politica per l’istruzione che si possa definire corretta, collegata alla crescita, dovrebbe esserela valutazione del sistema scolastico (insegnanti inclusi!) e la correzione dei suoi difetti in modo da creare generazioni di “potenziali lavoratori” preparati in modo adatto sia dal punto di vista teorico sia da quello pratico.

     

    Nonostante la priorità data alla disoccupazione giovanile sia in ascesa in quasi tutti i Paesi, solo una sparuta minoranza ha adottato dei piani d’azione, e solo 4 Paesi su 138 hanno identificato un budget nelle loro politiche di occupazione per l’implementazione di politiche prioritarie a favore dell’occupazione giovanile.

    edugrowth-03

     

    Eppure, anche quando i giovani hanno un impiego, possono non avere quello adatto a loro: nelle nazioni sviluppate spesso hanno contratti di lavoro temporaneo – che permettono un licenziamento più semplice – o sono “sotto-impiegati” in lavori inferiori alle loro qualifiche. La disoccupazione può essere senza dubbio considerata come la malattia economico-sociale più diffusa, che impatta non solo sull’individuo, ma anche sulla sua famiglia, comunità e sulla società nel suo insieme.

    La maggioranza di chi cerca lavoro fra i giovani vuol davvero lavorare, iniziare una carriera e dare il suo contributo alla società: è vitale riuscire a creare lavoro e soprattutto riuscire a creare le condizioni adatte alla creazione di posti di lavoro. Date le scarse risorse attuali, altro ruolo primario è giocato dai servizi pubblici all’impiego, che devono essere adatti al loro ruolo e devono supportare impiego e impiegabilità.

    Ciò può essere raggiunto solo con un servizio pubblico all’impiego efficiente e coordinato, in grado di rispondere ai bisogni di chi cerca lavoro e che sia in grado di offrire consigli e guida tempestivi, un training appropriato ed opportunità di istruzione e di work experience che possano aiutare a trovare un impiego.

    Un gran numero di nazioni necessitano di implementare strategie a supporto dell’occupazione giovanile, ma tali strategie dovrebbero dimostrare di possedere una visione condivisa, obiettivi chiari, risorse a supporto in grado di diminuire in modo tangibile e significativo la disoccupazione giovanile, che colpisce le nazioni sviluppate così come quelle in via di sviluppo. È oggi più importante che mai per i decision-maker attuare politiche di spessore, concertate e coordinate affinché l’occupazione giovanile diventi una priorità nazionale ed internazionale.

    1 luglio 2013
    a cura di Marion Sarah Tuggey

    TFI-Marion-Sarah-Tuggey

    Tags: formazionegiovaniistruzioneoccupazione

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