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    Home » Politica Estera » Rasmussen: Reazione contro il regime siriano sarà “tailor made”

    Rasmussen: Reazione contro il regime siriano sarà “tailor made”

    L'azione spetta ai Governi. Intervento Nato pronto se Turchia sarà attaccata

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    2 Settembre 2013
    in Politica Estera

    L’azione spetta ai Governi. Intervento Nato pronto se Turchia sarà attaccata

    Rasmussen4Anders Fogh Rasmussen si aspetta un intervento “rapido e tagliato su misura” in Siria, se l’intervento ci sarà. Perché non è lui a deciderlo, bensì a lanciarlo e a condurlo saranno “singolarmente i governi degli Stati”. La situazione è però grave ed al limite della guerra internazionale, e dunque, nel caso che Assad decida di attaccare la Turchia, dove già la Nato ha piazzato i missili Patriot, “siamo pronti ad intervenire, i piani sono già pronti”, ma anche qui, se l’offesa ci fosse, dovranno essere I governi, questa volta insieme nell’Alleanza, a decidere come intervenire.

    La Siria è un vero e proprio rompicapo, un qualcosa di “molto molto complicato”. Per questo occorre avere prudenza, pur nella necessità di agire e rispondere a quanto sta accadendo, soprattutto dopo l’utilizzo di armi chimiche. Intervenire sì, ma come? Questo l’interrogativo che pone e si pone Rasmussen, che sembra restio a interventi militari. “Non vedo un conflitto militare sostenibile in Siria, soprattutto se di lunga durata”. E soprattutto se di mezzo c’è la Russia, contraria all’intervento. Rasmussen il paese euro-asiatico non lo nomina, ma tiene a ricordare che viviamo “in questo mondo che sfugge alla prevedibilità”. Prevedere quali scenari potrebbe disegnare un conflitto non è possibile, e allora la linea ‘internventista’ è meglio accantonarla. Ma certo “l’uso di di armi chimiche avvenuto lo scorso 21 agosto nei pressi di Damasco non può essere ignorato”, perché le armi chimiche “possono diventare armi di distruzione di massa”, e perché “restare a guardare senza fare niente lancerebbe un messaggio pericolosissimo, ogni dittatore potrebbe pensare di avere la possibilitòà di usarle senza alcun richio”. Non c’è in gioco solo il presente, ma soprattutto il futuro. “Dobbiamo agire per evitare che in futuro ci siano altri attacchi con armi chimiche”.

    La Nato “è un ‘alleanza di democrazie”, ricorda Rasmussen, “e la democrazia ha le sue regole”. Ecco perché “non è facile per le democrazie rispondere militarmente” a crisi come quella siriana. Serve la legittimità dell’intervento, “servono il sostegno della politica e dell’opinione pubblica, e ciò richiede tempo”. Un tempo che non c’è. E’ questo il rompicapo. “La comunità internazionale deve reagire ,il punto è come e quando rispondere”. Risposte Rasmussen le cercherà venerdì a Vilnius, quando si riuniranno i ministri della Difesa dell’Ue con ospite d’onore il segretario di stato Usa John Kerry. Spetterà ai ventotto definire, se possibile, una strategia. Da loro comunque “mi aspetto una condanna dell’uso di armi chimiche in Siria nei più forti termini possibili”, anticipa Rasmussen. La Nato predilige la via diplomatica. “Manteniamo i contatti con tutti i nostri partner e garantiamo la difesa del suolo e del popolo turco attraverso il deterrente dei missili Patriot, ma per quanto riguarda la Nato non prevedo alcun altro ruolo”. Ma resta il problema: se non intervenire militarmente come? E con quali tempistiche? Il consiglio Difesa di Vilnius potrebbe aiutare a risolvere il rompicapo, sempre che la situazione non precipiti ulteriormente.

    Renato Giannetti

    Tags: bornKerryPatriotrasmussensiriaturchia

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