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    Home » Economia » L’Ue rivede il Pil dell’Italia, spunta un tesoretto

    L’Ue rivede il Pil dell’Italia, spunta un tesoretto

    Cambierà il rapporto con il debito: Roma potrebbe trovarsi con un margine di spesa di 900 milioni in più

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    17 Gennaio 2014
    in Economia

    Cambierà rapporto con debito: Roma potrebbe trovarsi un margine di spesa di 900 milioni in più

    Commissione-Europea

    di Marco Zatterin per La Stampa

    Un tesoretto emerge dal mare statistico dell’Ue, un gruzzolo di nuovi possibili spese per il governo Letta che potrebbe valere quasi un miliardo. Lo porta alla luce la revisione del Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Esa), l’insieme di criteri che rappresenta la base statistica a cui si fa riferimento per amministrare il governo dell’economia dei Ventotto.

    L’aggiornamento degli standard alimenterà un aumento medio del pil comunitario del 2,4%. Per l’Italia si avrà una variazione di 1-2 punti della ricchezza, grandezza che è nella parte bassa della frazione che determina la bontà o meno di deficit e debiti. Il che, se i conti sono in equilibrio, apre la strada per discutere un qualche maggior margine per il Tesoro.

    A partire da settembre, tutta l’Ue baserà la sua amministrazione sul sistema Accounts 2010 che rimpiazza l’Esa varato nel 1995, in modo da riflettere i cambiamenti strutturali delle economie continentali ed essere allineato con Accounts 2008, tabellario adottato dagli Stati Uniti in agosto. Le novità sono importanti, a partire degli esborsi per ricerca e sviluppo traslocati dalla voce «spesa corrente» a quella di «investimento», nella quale saranno considerati anche gli armamenti. Al contempo, le merci inviate all’estero per essere trasformate non avranno impatto sulle cifre lorde di export e import, riducendo il valore della posta. Mentre la maggiore trasparenza nel sistema previdenziale consentirà di separare gli esborsi coperti da quelli no.

    Al cambio della guardia statistica, la scorsa estate, la partita doppia statunitense ha generato un aumento del pil pari al 3,5% per gli anni dal 2010 al 2012, con la capitalizzazione della ricerca e sviluppo misurata in due punti e mezzo. Alla luce di questo, la Commissione ha chiesto agli stati di valutare l’impatto della riforma sui loro conti. Hanno risposto in ventitré con risultati disomogenei, sebbene il grosso, fra cui l’Italia, ha denunciato una variazione compresa fra l’1 e il 2%. Germania, Francia e Belgio dicono sino a tre punti. Il Regno Unito potrebbe arrivare a quattro. Finlandia e Svezia sino a cinque. Ovviamente non cambia nulla per la ricchezza dei singoli. Però l’effetto potenziale sui conti pubblici è interessante. I margini di manovra che i singoli paesi europei negoziano fra loro in sede europea nel momento di impostare le Leggi di Stabilità sono parametrati all’andamento del deficit e del debito. Entrambe le grandezze vengono osservate in percentuale del pil. Se dunque cambiano le regole, e aumenta il numeratore della frazione, se il numeratore non si deteriora il valore del rapporto migliora. Dunque, nel caso del disavanzo, le cose vanno meglio e uno stato impegnato a correggere i conti annusa nuovi margini virtuosi.

    Vediamo il caso italiano, anche se la Commissione avverte che solo in ottobre, dopo la trasmissione dei dati dalle capitali, la differenza effettiva del pil sarà chiara. Si può azzardare però un conto indicativo. A fine 2012 e 2013, secondo le stime Ue, l’Italia aveva un deficit al 3% del pil. Un aumento del 2% della ricchezza, a bocce ferme sul numeratore, potrebbe liberare poco meno di uno 0,06% di deficit nominale, circa 900 milioni. Con una variazione dell’1,5%, sarebbero 670 milioni. Con l’1%, 450 milioni.

    Poco, ma sempre meglio che niente, soldi in più che Roma potrà chiedere di spendere alla luce delle sue nuove misure contabili, posto che l’Unione chiede anzitutto correzioni strutturali (4 miliardi, è la stima) e che, a queste, resta vincolato il ricorso alla «clausola di investimento». «Margini politici ci sono, anche se è presto», spiega una fonte diplomatica. Con un solo rammarico: se avessimo fatto di più per la ricerca avremmo di più. Non solo al titolo «deficit».

    Tags: debitoitaliaPiltesorettoue

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