Il direttore del Fondo monetario: Non siamo al “business as usual”, c’è ancora un allarme disoccupazione, e finché non sarà passato la depressione non potrà considerarsi alle spalle
In Europa la crisi economica non è finita, ma siamo ad un “momento cruciale di svolta”. Parola di Christine Lagarde. Il direttore del Fondo monetario internazionale non ha dubbi: all’interno dei paesi con la moneta unica ci sono ancora troppi senza lavoro, e “finchè questi livelli di disoccupazione non saranno invertiti, la crisi non potrà considerarsi finita”. Lagarde riconosce che dentro e fuori l’Eurozona “sono state avviate riforme”, e dunque a Washington (sede del Fondo) “crediamo che il punto critico sia stato raggiunto”. L’Eurozona ha, in sostanza, toccato il suo apice della crisi e ora “è al punto di svolta”. Ma occorre ancora molto lavoro da fare, perché “l’allarme disoccupazione non è finito”. Il direttore del Fmi non può fare a meno di sottolineare come nel vecchio continente attualmente ci siano quasi venti milioni di disoccupati, con paesi che registrano un problema occupazionale cronico. “Nell’Eurozona un giovane su quattro è senza lavoro, e in paesi come Italia e Portogallo questo rapporto si alza a uno su tre, in Grecia è a uno su due e questo è un segnale molto preoccupante”.
Lagarde presenta il suo contributo “Crescita e occupazione: sostenere la ripresa europea”, uno studio del Fmi presentato a Bruxelles in collaborazione con il think-thank European Policy Center (Epc). Lì, a suo giudizio, ci sono le tre priorità su cui lavorare per aiutare l’Europa per poter finalmente arrivare a considerare finita la crisi: Una solida struttura finanziaria della ‘Unione monetaria con un sistema di risoluzione delle crisi bancarie “che esista e sia efficiente”; la riduzione del debito delle famiglie delle imprese e degli Stati, e riforma del mercato del lavoro. “L’Unione bancaria – spiega Lagarde – serve per stabilizzare il settore finanziario ed evitare contagi, e riduce l’incertezza degli investitori. Il debito “impedisce la crescita” e va quindi ridotto attraverso politiche mirate “ma non brutali”, questa è una “condizione imprescindibile” per il Fmi. Infine serve un mercato del lavoro “basata sul dialogo”, che “tuteli il lavoratore e non soltanto il posto di lavoro”.
Renato Giannetti




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