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    Home » Economia » Fondi europei, l’espediente italiano per non perdere i cofinanziamenti

    Fondi europei, l’espediente italiano per non perdere i cofinanziamenti

    Delrio spiega alla Camera la riduzione della quota di cofinanziamento nazionale per il programma 2014-2020. Sarà integrata con il Piano di azione e coesione, che non ha i vincoli temporali dei fondi Ue

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    7 Ottobre 2014
    in Economia
    Graziano Delrio

    Graziano Delrio

    Per la programmazione dei fondi europei 2014-2020, il governo ha ridotto la quota di cofinanziamento dal 50% al 25%. La differenza confluisce nel Piano di azione e coesione, istituito nel 2011 dall’allora ministro Fabrizio Barca. Si tratta di una “scelta non praticata da nessun altro Paese europeo”, ma che dovrebbe consentire all’Italia di “evitare il disimpegno automatico del cofinanziamento”. Stesso discorso vale per la quota rimanente della programmazione 2007-2013, oltre 20 miliardi da spendere entro il 2015 (5 entro quest’anno e il resto nel prossimo). Lo spiega Graziano Delrio, in una informativa urgente alla Camera dei deputati.

    Il punto è che, una volta stanziato il cofinanziamento, c’è “il vincolo dei due anni”, aggiunge il sottosegretario con delega alla Coesione territoriale. E’ il tempo massimo che può intercorrere tra lo stanziamento dei fondi e la certificazione della spesa, pena il disimpegno automatico dei fondi comunitari e della quota di cofinanziamento nazionale. Il risultato è che, oltre a non utilizzare i soldi messi a disposizione dall’Ue, si perde anche la possibilità di spendere l’aggiunta a carico dello Stato. La scelta di spostare la metà del cofinanziamento al Piano di azione e coesione, dunque, consente di sottrarre una quota dei fondi nazionali al cosiddetto ‘vincolo dei 2 anni’ cui fa riferimento il sottosegretario.

    Quindi, ad esempio, per 100 euro di finanziamenti europei, lo Stato ne aggiungerebbe solo 50 di cofinanziamento. E altri 50 li metterebbe nel Piano di azione e coesione. Così, qualora non si riuscisse, nella peggiore delle ipotesi, a spendere in tempo neppure un centesimo dei fondi europei, l’Italia perderebbe la possibilità di usare i 100 euro dell’Ue e i 50 del cofinanziamento nazionale, ma rimarrebbero a disposizione gli altri 50 del Piano di azione e coesione.

    I soldi convogliati nel Piano di azione e coesione, assicura Delrio, “rimarranno a disposizione delle stesse Regioni” per le quali la quota di cofinanziamento è stata ridotta. Il Piano è finalizzato a finanziare progetti che rientrano negli stessi programmi e sono destinati agli stessi territori cui si rivolge la programmazione dei fondi Ue. E’ una sorta di “programma parallelo” spiega il sotto segretario. In sostanza, prosegue Delrio, “chi è già pronto a utilizzare i fondi”, presentando progetti per opere cantierabili, “potrà farlo senza alcun problema”.

    La causa del ritardo nell’utilizzo dei fondi Ue, secondo Delrio, è attribuibile all’inadeguatezza della programmazione da parte delle Regioni. Un difetto che non vale per tutti. Puglia e Basilicata, infatti, sono risultate essere molto efficienti nell’accesso alle risorse comunitarie. E’ questo il motivo per il quale il governo, precisa Delrio, “ha lasciato al 50% la quota di cofinanziamento nazionale” a loro destinata.

    Tags: CameracofinanziamentoDelriofondi strutturalifondi ueinformativaPiano di azione e coesione

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