Il dialogo inter religioso è oscurato da un ondata di intolleranza sempre più forte che colpisce 81 paesi, soprattutto in Medio Oriente e Africa. Questa la conclusione di uno studio presentato oggi in occasione del diciassettesimo congresso sul dialogo interreligioso organizzato dal Partito Popolare Europeo (PPE). Durante l’evento, che ha riunito leader religiosi, policy makers e testimoni delle recenti guerre religiose, Peter Sefton-Williams, relatore del rapporto, ha dichiarato che la libertà religiosa non è garantita in più del 40% dei paesi del mondo, Europa inclusa, anche se i più colpiti rimangono gli stati del Medio Oriente e dell’Africa. “La violenza di matrice religiosa, la persecuzione e la mancanza di libertà religiosa è peggiorata drasticamente negli ultimi due anni”, ha sottolineato Sefton-Williams. Di conseguenza, secondo lo studioso, “le chiese cristiane, i gruppi ebraici ed altri gruppi religiosi devono parlare con una voce unica, chiaramente e con più forza contro la violenza religiosa”.
In occasione della sua recente visita in Turchia Papa Francesco si era mosso in questa direzione, chiedendo ai leader religiosi di parlare apertamente contro le violenze commesse nel nome della religione. I cristiani rimangono tutt’ora il gruppo più perseguitato a causa della sua diffusione ed estensione geografica. “I cristiani europei non devono dimenticare che il diritto di celebrare il Natale non è universalmente rispettato”, ha sottolineato Manfred Weber, presidente del gruppo PPE al Parlamento europeo, che ha poi aggiunto, “la lotta alla radicalizzazione in corso della violenza religiosa è un obiettivo politico per noi rilevante”. Mariya Gabriel, europarlamentare del gruppo PPE, ha riaffermato in occasione del congresso, come la questione sia di vitale importanza non solo per il gruppo conservatore ma anche per l’Unione Europea. “È fondamentale considerare il pericolo rappresentato oggi dallo stato islamico in tutte le sue dimensioni”. Non si tratta solo di una “minaccia ai nostri valori”, ma di una “minaccia alla pace”. La posizione espressa dal gruppo conservatore europeo è quella di “prepararci ad una maggiore azione, principalmente per proteggere e tutelare le minoranze, incluse quelle cristiane, nel nome dei nostri valori”. Secondo uno dei religiosi francesi presenti, nel contrastare l’escalation di violenza deve prevalere “la compassione, l’amore, e non la paura, il rifiuto, e guerra”.
Durante il congresso è stata inoltre analizzata la minaccia posta dal gruppo di matrice islamica Bolo Harm, attivo in Nigeria, e di altri gruppi terroristici.



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