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    Home » Politica » Juncker: basta direttive a centinaia, ci concentreremo sulla crescita, scremando

    Juncker: basta direttive a centinaia, ci concentreremo sulla crescita, scremando

    Il presidente della Commissione e il suo vice al Parlamento europeo assicurano un cambio di strategia: “Prima si proponevano 130 testi all'anno, noi ne produrremo solo 23 nel 2015, valutando quali avranno un impatto reale sull'economia senza creare ulteriori oneri per gli Stati”

    Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
    16 Dicembre 2014
    in Politica
    Commissione

    Basta con le centinaia di direttive che affollano i tavoli delle istituzioni europee senza mai arrivare a una approvazione, da oggi in poi l’esecutivo comunitario presenterà soltanto pochi provvedimenti mirati che abbiano più possibilità di creare consenso e soprattutto che siano finalizzati alla crescita e all’occupazione. È quanto hanno promesso il presidente Jean-Claude Juncker e il suo braccio destro Frans Timmermans nell’audizione al Parlamento europeo sul programma di lavoro dell’esecutivo per il prossimo anno.

    La Commissione, ha spiegato Juncker, “deve concentrarsi sull’essenziale”, e capire che “qualsiasi problema esista in Europa non è necessariamente un problema per la Commissione europea”, bisogna anche “prendere in considerazione il principio sussidiarietà” e lasciare a “Stati membri, Regioni e collettività locali trovare le risposte migliori a certi problemi”.

    Sulla base di queste considerazioni, il presidente ha detto che la Commissione ha esaminato 452 proposte legislative che sono all’esame al momento attuale, e ha deciso di ritirarne o modificarne 83. “C’è stato un momento”, ha dichiarato Juncker, “in cui la Commissione lanciava 130 iniziative all’anno”, questa invece “ne lancia solo 23 per il 2015”.

    “Vogliamo cambiamenti nel modo in cui lavoriamo”, gli ha fatto eco Timmermans, secondo cui “la prima priorità sarà lavorare sul piano di investimenti per l’Europa”. Il metodo, ha spiegato Timmermans, sarà partire dalla valutazione critica di quello che viene pianificato per capire se “queste iniziative contribuiranno alla creazione di posti lavoro e alla crescita”, e se queste direttive portino “valore aggiunto a quello che fanno gli Stati membri, essendo efficaci senza aggiungere oneri”. Quando la risposta sarà no la direttiva verrà abbandonata. “Dove è chiaro che le proposte non arriveranno a un’approvazione che permetta di raggiungere i nostri obiettivi faremo proposte alternative più efficaci”.

    È questo il caso delle direttive sul cui ritiro si sta facendo tanta polemica, ha spiegato ancora Timermans: “La direttiva per le imposte sui carburanti è stata talmente annacquata dal Consiglio che non risponde più agli obiettivi di ridurre le emissioni di C02”, per questo è stata ritirata, assicura. E lo stesso vale per quella sull’economia circolare e il riciclo. “Ma se la ritiriamo”, ha promesso il vicepresidente, “è perché vogliamo presentare qualcosa di più ambizioso, che dia davvero un contributo importante all’economia e in armonia con il piano Juncker”, senza “compromessi sugli obiettivi che vogliamo raggiungere”.

    Su alcuni testi poi l’esecutivo proverà ancora a insistere, sperando in un compromesso valido. È il caso della direttiva sul congedo di maternità che si propone di ridurre le barriere all’accesso delle donne alla carriera che meritano. “Negli ultimi anni”, ha affermato Timmermans, “molti Paesi hanno migliorato la loro situazione ma ci sono ancora altri problemi da risolvere”. Per i prossimi sei mesi la Commissione spingerà per un compromesso sul testo esistente, ma se non si raggiungerà “dopo questo ultimo sforzo la ritireremo e ne presenteremo un’altra”, rimanendo “ambiziosi” ma puntando “a sbloccare ogni lo istituzionale”.

    Tags: crescitafrans timmermansJean-Claude Junckerparlamento europeoPiano Junckerstrasburgo

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