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    Home » Politica » Se i britannici votano per lasciare l’Ue, ecco che succederà nei prossimi anni

    Se i britannici votano per lasciare l’Ue, ecco che succederà nei prossimi anni

    Il percorso è tracciato dall'articolo 50 del trattato sull'Unione europea che concede un periodo di due anni dopo cui le regole attuali smetteranno di essere applicabili al Regno Unito. Ma i negoziati per fissare le condizioni di uscita prenderanno verosimilmente molto più tempo

    Letizia Pascale</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LetiziaPascale" target="_blank">@LetiziaPascale</a> di Letizia Pascale @LetiziaPascale
    14 Marzo 2016
    in Politica
    Brexit
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    Bruxelles – Il 23 giugno notte, quando le urne saranno chiuse e i risultati definitivi, la saga sulla Brexit sarà lontana dall’essere conclusa. Di sicuro non lo sarà nel caso in cui i cittadini del Regno Unito aavranno deciso di abbandonare l’Unione europea. Il processo di uscita comporta negoziati, altri, forse persino più intensi di quelli che hanno portato all’accordo con cui David Cameron sta tentando di convincere i cittadini a votare contro l’uscita dall’Ue. Il percorso è tracciato dall’articolo 50 del trattato sull’Unione europea che definisce il meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un Paese dall’Unione europea e che concede un periodo di due anni, dopo cui “i trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato”. Dunque a massimo due anni da un ipotetico voto per la Brexit Londra sarà fuori dall’Ue? “Credo sia ingenuo pensare che un periodo di due anni possa essere abbastanza”, chiarisce Steven Blockmans, ricercatore capo del dipartimento Affari esteri del Ceps, centro studi sulle politiche europee di Bruxelles.

    Quali saranno i passaggi formali dopo un eventuale voto a favore della Brexit?
    Per prima cosa il governo britannico notifica al segretariato generale del Consiglio dei ministri dell’Ue l’intenzione di invocare l’articolo 50 del trattato dell’Ue che prevede la possibilità di ritiro volontario di ogni membro dell’Unione. Poi essenzialmente l’intenzione di uscire viene notificata al Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo e questo detta le linee guida ai negoziatori Ue per negoziare e concludere un accordo con il Regno Unito che definisca le modalità del ritiro e che definisca il quadro delle future relazioni tra Regno Unito e Ue.

    Chi conduce i negoziati?
    I negoziati sono guidati dal Consiglio, dalla Commissione europea per tutti gli aspetti che si riferiscono alle competenze gestite dalla Commissione europea e dall’Alto rappresentante, Federica Mogherini, per le disposizioni che riguardano la politica estera e di sicurezza comune e di difesa dell’Ue. Viene costituito un team negoziale a cui viene dato mandato di negoziare e, secondo l’articolo 50, questo deve accadere in un periodo di due anni da quando il Regno Unito ha sottomesso al Consiglio la notifica. Poi il Consiglio conclude l’accordo a maggioranza qualificata dopo avere ottenuto il consenso del Parlamento europeo. L’accordo deve essere ratificato naturalmente anche dagli Stati membri perché stiamo essenzialmente negoziando un accordo nelle competenze miste dell’Ue e degli Stati membri e naturalmente deve essere ratificato anche dal Regno Unito.

    Un periodo di due anni può essere sufficiente per negoziare le condizioni di uscita?
    È ovvio che un periodo di due anni è poco per negoziare un accordo così complesso. Non sappiamo esattamente cosa il Regno Unito vorrebbe mantenere delle relazioni attuali che ha con l’Ue come Stato membro e seguendo le discussioni nel Paese è chiaro che tutti vedono l’importanza del fatto che il Regno Unito sia legato nel modo più stretto possibile al mercato unico. Solo per questo bisognerà prendere in esame tutte le regole del mercato unico, e ce ne sono centinaia di pagine, per determinare su ogni punto se i Regno Unito vuole continuare a esserne vincolato come esterno all’Ue e se l’Ue e gli Stati possono concordare con una formulazione del genere. È un negoziato molto complesso quello che deve avvenire e questo ipotizzando che il Regno Unito sia interessato solo al mercato interno e non ad altri aspetti della sua attuale appartenenza all’Ue, quindi credo sia ingenuo pensare che un periodo di due anni possa essere abbastanza. Basta pensare a quello che succede con gli Stati che si uniscono all’Ue.

    Cosa?
    Di sicuro questi Paesi vengono da un livello diverso di preparazione, le loro economie e le loro amministrazioni sono più deboli e il livello di vicinanza legale alle regole Ue è più basso di quanto non sia oggi quello del Regno Unito. Nonostante questo però anche Paesi avanzati come l’Islanda, che hanno forme molto integrate di relazione con l’Ue, hanno mostrato che ci sarebbe voluto più di due anni. L’Islanda stava negoziando già da due anni prima di decidere di stoppare i negoziati, per alcuni Paesi candidati ci vogliono dieci anni!

    E se in due anni non si negoziano tutte le condizioni di uscita cosa succede?
    Probabilmente si arriverà ad una sorta di accordo di transizione. Magari un tipo di accordo “leggero” che può essere concluso in un periodo di tempo di due anni tra l’Ue e il Regno Unito che semplicemente stabilisce le regole o prolunga l’applicazione delle relazioni precedenti su cui l’appartenenza era costruita fino a che non sia concluso un accordo finale. Penso che questo sarà il “ponte legale” per rispettare i requisiti dell’articolo 50 e allo stesso tempo avere più tempo per affrontare le complessità su ognuno di quei punti che dovrà essere negoziato e che richiederà più tempo. Probabilmente ci sarà un accordo ad interim.

    Ma l’estensione del periodo di due anni non è automatica, deve essere il Consiglio europeo a decidere all’unanimità di prorogare il termine
    Sì, dipende dai negoziati tra i governi dei 27 e del Regno Unito ma non c’è un singolo Stato membro o istituzione Ue che beneficerebbe del fatto che all’improvviso queste disposizioni smettano di essere applicate al Regno Unito perché sono in gioco interessi economici troppo importanti da ogni parte.

    Se non due anni quale potrebbe essere un periodo credibile per negoziare tutto?
    È molto molto difficile da prevedere, anche perché non dipende solo dall’abilità dei negoziatori britannici il fatto di arrivare ad una transizione rapida, ma anche dalla volontà degli altri 27. Visto che il Regno Unito ha utilizzato negli ultimi mesi una tattica di minaccia per negoziare con il resto dell’Ue, temo che il risentimento nelle altre capitali sia abbastanza alto e che si traduca in una minore volontà di dare al Regno Unito il tipo di accordo che vuole. Penso che vedremo negoziati piuttosto duri nel caso ci si arrivi e se i negoziati sono duri i tempi si allungano.

    Tags: 23 giugnobrexitcameroncommissioneconsiglio europeolondrareferendumRegno Unitoue

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