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    Home » Cronaca » Ok tecnico degli Stati al Privacy Shield per la protezione dei dati trasferiti tra Ue e Usa

    Ok tecnico degli Stati al Privacy Shield per la protezione dei dati trasferiti tra Ue e Usa

    Per la Commissione è “un forte segnale di fiducia da parte dei Paesi membri”. Austria, Slovenia, Bulgaria e Croazia si astengono sul provvedimento non convinti della sua efficacia

    Lisa D'Ignazio</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@DIgnazioLisa" target="_blank">@DIgnazioLisa</a> di Lisa D'Ignazio @DIgnazioLisa
    8 Luglio 2016
    in Cronaca
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    Bruxelles – Mentre le tecnologie corrono più veloci delle norme sulla privacy e la realtà sembra avvicinarsi sempre più al mondo descritto da George Orwell nel suo romanzo “1984”, l’Unione europea promette di allontanare lo scenario orwelliano del “Big Brother is watching you” con il nuovo meccanismo del Privacy Shield, che dovrebbe permettere di trasferire oltreoceano in sicurezza i dati personali immagazzinati da aziende come Google o Facebook, o anche Ebay e Amazon. Il Privacy Shield è stato approvato dal Comitato Art. 31, organismo composto dai rappresentanti degli Stati membri e che secondo la direttiva sulla protezione dei dati hanno il compito di dare un parere di adeguatezza dei provvedimenti in materia. Il nuovo sistema sostituirà il Safe Harbor, dichiarato invalido e quindi bocciato dalla Corte di giustizia europea lo scorso ottobre.

    Un voto che il vice presidente per il Mercato unico digitale, Andrus Ansip, e la Commissaria Ue alla Giustizia, Věra Jourová, hanno definito “un forte segnale di fiducia da parte degli Stati membri”. Quasi tutti i componenti del Comitato hanno votato a favore del nuovo accordo, ad eccezione delle astensioni di Austria, Slovenia, Bulgaria e Croazia. In particolare, l’Austria e la Slovenia hanno espresso le loro preoccupazioni ritenendo che il patto non assicurerebbe una sufficiente protezione della privacy dei loro cittadini.

    Il Privacy Shield ha l’obiettivo di superare il meccanismo del Safe Harbor, che Corte di Giustizia europea aveva definito un sistema di protezione poco garantista, in quanto non impediva alle pubbliche autorità degli Stati Uniti di interferire con i diritti fondamentali delle persone. Il Privacy Shield cerca, dunque, di garantire una protezione dei dati più stringente, facendo prevalere il diritto alla privacy sul diritto dell’autorità pubblica a controllare i dati trasferiti, rafforzando il meccanismo di conservazione dei dati e il trattamento automatizzato, oltre che i diritti di accesso e di opposizione, assicura Bruxelles.

    Il nuovo meccanismo, secondo la Commissione, solo risponde alle richieste avanzate dalla Corte europea di giustizia, ma sul punto non tutto sono d’accordo, e non sono mancate critiche.

    “Per la prima volta, gli Stati Uniti hanno dato all’Unione europea la rassicurazione scritta che l’accesso delle autorità pubbliche ai dati personali nell’applicazione della legge o per ragioni di sicurezza nazionale”, hanno spiegato nella nota congiunta il vice presidente Ansip e la Commissaria Ue Jourová, “saranno soggetti a chiare limitazioni, salvaguardie e meccanismi di controllo, escludendo la sorveglianza indiscriminata di grandi quantità di dati di cittadini europei”. E’ stato messo, dunque, nero su bianco che gli Stati Uniti si impegnano a non controllare più i cittadini d’oltreoceano con la sorveglianza indiscriminata di grandi quantità di dati, che in alcuni casi non sarebbe conforme ai principi di necessità e proporzionalità. Il rispetto del patto che l’Unione europea ha stretto con gli Stati Uniti dipenderà da un costante monitoraggio del funzionamento del nuovo regime grazie a una revisione annuale congiunta, condotta dalla Commissione Europea e dal Department of Commerce americano.

    Gli Stati Uniti istituiranno un Ombudsman all’interno del Dipartimento di Stato per rispondere alle lamentele dei cittadini europei che ritengono negato che il diritto alla privacy. Nel caso di violazioni ripetute, le compagnie possono essere sanzionate e escluse dall’accordo e, di conseguenza, il trasferimento dei dati tra i due continenti per loro potrebbe diventare illegale.

    Il testo sul Privacy Shield era stato presentato per la prima volta dalla Commissione lo scorso 29 febbraio, partendo dalla Direttiva sulla protezione dei dati. Poi, il 13 aprile le autorità indipendenti che si occupano della salvaguardia dei dati hanno formulato un parere.

    Dopo la risoluzione adottata dal Parlamento europeo lo scorso 26 maggio, i rappresentanti degli Stati membri del Comitato Articolo 31 hanno approvato il Privacy Shield nella versione finale, aprendo la strada all’adozione della decisione da parte della Commissione prevista per martedì prossimo. Intanto, è atteso per lunedì l’intervento con cui la Commissaria alla Giustizia Jourová illustrerà le novità del Privacy Shield alla Commissione delle libertà civili del Parlamento europeo.

    Tags: big brothercittadinidatiEu @itorwellPrivacy Shieldprotectionsafe haborusa

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