Bruxelles – Il governo britannico ha annunciato marcia indietro sul provvedimento che obbligherebbe le imprese a elaborare le liste dei lavoratori stranieri.
Lo ha assicurato il segretario della Difesa Michael Fallon domenica alla Bbc dicendo che “non accadrà nulla di tutto ciò”, ma che le liste potranno essere realizzate “semplicemente per conoscere il numero dei lavoratori stranieri presenti sul territorio britannico”. Attualmente sono 5,2 milioni i lavoratori stranieri nel Regno Unito su un totale di 31 milioni. “Escludo in assoluto che chiederemo alle aziende di realizzare delle liste né di pubblicare il nome o l’identità dei lavorati stranieri”, ha precisato il segretario Fallon.
L’idea, proposta dalla ministra degli Interni Amber Rudd solo cinque giorni fa, il 5 ottobre, era quella di incentivare le aziende a selezionare il personale dando priorità ai lavoratori locali prima che a quelli stranieri. La proposta, però, ha subito suscitato indignazione e raccolto critiche da ogni parte: dal mondo delle politica come da quello del business.
Perfino l’Ukip, in prima linea per la campagna del sì alla Brexit e duro sul tema dell’immigrazione, ha detto che il governo “ha esagerato”. Roger Helmer, europarlamentare del partito di Farage, ha dichiarato che il piano per far “svergognare” le aziende che assumono lavoratori stranieri sarebbe stato definito “fascista” se fosse stato proposto dal suo partito. Eppure, nemmeno al più moderato partito dei Conservatori sono mancate le critiche che lo accusano di voler ricorrere a metodi non democratici.
Steve Hilton, ex consigliere del precedente primo Ministro David Cameron sul “Sunday Times” ha scritto che “i ministri a questo punto anche potrebbero annunciare di “mettere numeri sulle braccia dei lavoratori stranieri”. L’allusione è chiara: Hilton ha così paragonato le scelte del governo britannico alle politiche di Hitler e ai metodi dei lager nazisti.


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