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    Home » Politica » Brexit. Perché May non difende lo stato di diritto?

    Brexit. Perché May non difende lo stato di diritto?

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    4 Novembre 2016
    in Politica
    Brexit, alta corte, parlamento

    Foto tratta da "The Guardian"

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    AGGIORNAMENTO – In volo verso l’India la premier Theresa May lunedì ha rifiutato di criticare la stampa, usando tiepide parole in difesa della magistratura. “Credo nel valore dell’indipendenza della magistratura – ha detto ai giornalisti -. Ma rispetto anche la libertà della stampa. Tutti e due questi valori sono alla base della nostra democrazia”.

    Gran parte della stampa britannica, quella più letta, quella tradizionalmente più irresponsabile, etichetta oggi i tre giudici delll’Alta Corte britannica come “nemici del popolo”, per aver detto che, in base alla costituzione di quel Paese, il governo non può decidere l’abbandono dell’Ue senza il parere del parlamento. E il detto governo non dice una parola che uno per difendere lo stato di diritto della Gran Bretagna, un un gesto per re che quei tre magistrati hanno solo fatto il loro lavoro, presidio indispensabile di una democrazia.

    Ora, in sostanza, tre altissimi magistrati, qualificati per il ruolo che democraticamente ricoprono, hanno preso una decisione su richiesta di un gruppo di cittadini e questa decisione dice che i rappresentanti diretti dei cittadini devono esprimersi su una decisione che il governo, rappresentante democratico anch’esso ma di secondo livello, cioè non espresso direttamente dai cittadini (tralasciando il fatto che alle ultime elezioni fu eletto un altro premier e non questo, frutto di un accordo interno al partito di maggioranza) non può prendere da solo.

    Per quanto, come detto, la stampa che offre questa immagine del sistema giudiziario e politico britannico è quella che da noi definiremmo “scandalistica”, è anche quella più letta dai cittadini britannici ai quali si dice che il parlamento non ha il potere di discutere della Brexit. Perché la sentenza di ieri (tra l’altro già appellata da Theresa May, che però non dice nulla per difendere il ruolo dei giudici dagli attacchi della stampa) non è che dice che la Brexit va fermata o rinviata, ma solo che il governo deve passare dal parlamento prima di attivare le procedure.

    Ma tant’è, anche ben sapendo che in parlamento, in questo momento, le possibilità di fermare la Brexit sono prossime allo zero, la stampa lancia una campagna di denigrazione sia della giustizia sia del parlamento, in nome di una sorta di “democrazia diretta” messa in mano ai cittadini. Dunque la logica conseguenza che si lascia trasparire, e che l’esecutivo May di fatto accredita, è che il parlamento è superfluo, e che basta un governo che risponde non ai rappresentanti dei cittadini, non alla giustizia, ma solo a se stesso. Una sorta di “autocrazia popolare”. Tutto si può fare e tutto è stato fatto nelle diverse forme di Stato e di governo, ma alcune esperienze, soprattutto quelle autocratiche, in Europa non sono state così gradite ai cittadini e non hanno portato buoni frutti.

    Ci vuole senso di responsabilità, bisogna tener presente la scarsità di occasioni che i cittadini hanno per informarsi veramente e in maniera approfondita. Non è giusto, non è rispettoso verso i propri lettori usarli come strumenti o di vendita (nella migliore delle ipotesi) o di carne da macello politica, al servizio di scopi ancor meno chiari di quanto sia trasparente un governo frutto di un compromesso interno a un partito in grave difficoltà.

    Tags: alta cortebrexitgiudicimagistraturaparlamentostato di diritto

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