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    Home » Politica » Gozi: “Brexit non è opportunità, è processo di limitazione dei danni”

    Gozi: “Brexit non è opportunità, è processo di limitazione dei danni”

    Il sottosegretario indica la necessità di cambiare l’Ue per evitare altri divorzi e lancia il 60° dei Trattati come occasione per farlo. Poi rinnova le riserve sul bilancio pluriennale dell’Ue

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    26 Gennaio 2017
    in Politica

    Roma – “La Brexit non è un’opportunità”, ma “un processo di limitazione dei danni”. Secondo il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, intervenuto ieri in un’audizione in Parlamento, il divorzio del Regno Unito dall’Unione europea potrebbe trasformarsi in un’occasione “solo se riuscissimo a organizzare l’Ue in maniera differenziata”. Tuttavia, ha precisato, “dato che Theresa May (la premier Britannica, ndr) ci ha detto che vuole una ‘full Brexit’, cioè un’uscita completa, e vuole al massimo un accordo commerciale e sui dazi doganali, anche questo aspetto di possibile opportunità non c’è più”.

    Sandro Gozi
    Sandro Gozi

    L’esponente dell’esecutivo auspica che “la notifica della Brexit”, con l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, “non avvenga a ridosso del 25 marzo” prossimo, data del 60° anniversario dei Trattati di Roma, “perché vorremmo utilizzare l’energia e l’attenzione politica dei nostri leader per pensare al futuro comune”. Per Gozi, proprio “dal modo in cui l’Ue saprà rispondere alle sfide, dipenderà la capacità di evitare ulteriori Brexit in futuro”. A suo avviso, “se rimanesse lo status quo, ad altri potrebbe venire l’idea che si sta meglio fuori che dentro” l’Unione europea, anche se l’esponente del Pd è pronto a scommettere che “sarà il Regno unito a pagare le conseguenze più pesanti” del divorzio.

    Per cambiare la situazione, il governo italiano intende sfruttare l’appuntamento del 25 marzo per sottoscrivere “una dichiarazione” e lanciare un “processo di Roma” che, pur “senza fissare una road map” e operando “a trattati costanti”, stabilisca degli “obiettivi da perseguire” per far avanzare il progetto europeo. Gli ambiti nei quali intervenire, ha indicato ancora Gozi, sono tre diverse declinazioni del concetto di sicurezza: militare, economica, sociale.

    Per quanto riguarda la prima, è necessaria una maggiore integrazione in materia di difesa “anche utilizzando lo strumento della cooperazione rafforzata”, ha sottolineato il sottosegretario. Bisogna stringere una collaborazione non solo sul piano delle forze armate, ma anche a livello di “ricerca e sviluppo” di armamenti e di “creazione di un mercato unico della difesa”.

    Il secondo aspetto, quello della sicurezza economica, richiede “una spinta per rafforzare la politica europea di investimenti”. Se il Piano Juncker ha costituito “un primo passo”, e la sua estensione è “uno sviluppo importante”, a parere di Gozi serve però “un ulteriore approccio più strutturale” per dare vita a “una politica di investimenti attiva” stabilmente definita.

    Il terzo elemento, che attiene alla sicurezza sociale, tocca “uno degli aspetti per cui l’Ue non è capita e non è amata, o addirittura è rigettata” e avvertita “distante” dai cittadini. “Abbiamo l’Unione monetaria, discutiamo di Unione economica, Unione bancaria, Unione del mercato dei capitali, ma manca l’Unione sociale”, è la denuncia del titolare degli Affari europei. Su questo fronte, a dispetto del fatto che “gli obiettivi siano già scritti nei trattati europei”, secondo Gozi “manca un impegno politico forte per perseguirli”.

    L’intento del governo è appunto di mettere nero su bianco questi impegni in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, che vedrà “una prima parte celebrativa e una seconda parte dedicata a una discussione politica” vera, che porti all’assunzione di impegni precisi. Da questo punto di vista, ha indicato il sottosegretario, anche il libro bianco che la Commissione europea ha annunciato per i primi di marzo “può aiutare a preparare l’evento di Roma e il processo che vogliamo lanciare”.

    Ciò che invece può inasprire la discussione è il confronto sul bilancio dell’Ue. “Dobbiamo risolvere la revisione del quadro multiannuale” 2014-2020, perché “la questione è ancora aperta” e “finora noi abbiamo confermato la nostra riserva”, ha sottolineato Gozi, perché “abbiamo ottenuto dei passi in avanti importanti nel bilancio 2017, ma vogliamo vedere anche come ottenere di più nei prossimi anni, fino al 2020, sui temi: disoccupati, giovani e immigrazione”.

    Parallelamente, ha ricordato ancora l’esponente del Governo, “si apre il dibattito sulla struttura del bilancio 2020-2026”, che a suo parere dovrà recepire gli “orientamenti molto interessanti del gruppo di lavoro presieduto dal presidente Mario Monti” sulle risorse proprie dell’Unione europea. A tal proposito, annuncia Gozi, “il governo italiano, poco dopo l’appuntamento di Roma, presenterà dalle sue proposte”.

    Tags: 60° trattati di romabilancio uebrexitdifesaGoziintegrazionePiano Junckerpilastro sociale

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