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    Home » Cronaca » Il “Modello Nordico”, per sconfiggere lo sfruttamento della prostituzione

    Il “Modello Nordico”, per sconfiggere lo sfruttamento della prostituzione

    Partito dalla Svezia e ora adottato anche in Irlanda e Francia punta a combattere il fenomeno depenalizzando l'adescamento ma punendo però i clienti. E i risultati sembrano dare ragione a questo approccio

    Alfonso Bianchi</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@AlfonsoBianchi" target="_blank">@AlfonsoBianchi</a> di Alfonso Bianchi @AlfonsoBianchi
    13 Marzo 2017
    in Cronaca
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    Bruxelles – Combattere la prostituzione colpendo i clienti e non le donne. È questo l’approccio di base del cosiddetto Modello Nordico, nato in Svezia nel 1999 ma che è stato poi adottato in altri Paesi come la Norvegia, la Finlandia, l’Islanda, l’Irlanda e recentemente anche in Francia.

    La crescita o la diminuzione del fenomeno della prostituzione “dipende dalle scelte politiche che facciamo”, e se “abbiamo alcuni Paesi in cui il fenomeno è in crescita e le persone che subiscono abusi sono sempre di più”, in quelli in cui è stato adottato il modello nordico “vedono il trend opposto, l’industria del sesso si riduce, ci sono meno donne sfruttate e le nuove generazioni crescono sapendo che non si compra l’accesso al corpo di una donna per lo sfruttamento sessuale”, afferma Malin Björk, eurodeputata svedese della Sinistra unita Gue, che ha organizzato un dibattito sul tema al Parlamento europeo.

    “Io vengo dalla Germania, dove la prostituzione è completamente legalizzata e la polizia non può entrare in un bordello per controllare se le donne sono vittime di tratta, a meno che una di loro non faccia una segnalazione, cosa che non avviene quasi mai”, racconta Marie Merklinger. Lei è un’ex prostituta e ora attivista Space International, un’organizzazione che riunisce tante donne che sono riuscite ad abbandonare la prostituzione e che lotta per il reinserimento sociale di chi fugge da questo mestiere.

    “La maggior parte delle donne non venderebbe il proprio corpo se non fosse in in uno stato di estrema disperazione e in una cattiva situazione finanziaria. Nessuna lo farebbe se avesse un altro e miglior lavoro”, dice, e non a caso “le prostitute in Germania per il 90% provengono dai Paesi più poveri d’Europa, Romania e Bulgaria ad esempio, in quanto alla base c’è sempre un problema di ineguaglianza sociale, ma anche di ineguaglianza tra uomo e donna, perché le donne sono sempre le più povere, anche nei Paesi poveri”. Merklinger sostiene il modello nordico in quanto “se non ci fosse domanda non ci sarebbe mercato”, e questo tipo di approccio punta proprio a questo, a ridurre la domanda scoraggiando i clienti, oltre che ad aiutare le donne che decidono di farla finita con questa vita.

    I risultati, se si guarda alla Svezia, sembrano incoraggianti, anche se si manifestano sul lungo periodo. Secondo un report pubblicato dal governo svedese, dall’entrata in vigore della legge nel 1999 il numero delle donne sfruttate sulla strada è dimezzato, mentre nello stesso periodo è triplicato in Paesi come Danimarca e Norvegia. La proporzione di prostitute provenienti da Paesi terzi non è aumentata e il fenomeno non è si è sviluppato in maniera ‘sotterranea’. Inoltre la legge ha creato un forte cambio di mentalità nella popolazione, se al momento della sua discussione in Parlamento era osteggiata dalla maggior parte dei cittadini, oggi più del 70% degli svedesi la sostiene e il supporto cresce tra i giovani, dimostrando che questo approccio è riuscito a influenzare i loro valori e a convincerli che non è giusto comprare il corpo di una donna.

    “Un altro aspetto positivo di questa legge è che il nostro rapporto con le prostitute è buono, perché sanno che non devono avere paura di noi e che noi vogliamo solo punire i trafficanti che fanno loro del male”, racconta Simon Häggström, ispettore di polizia svedese che ha raccontato l’applicazione del Modello Nordico in un libro che è diventato un punto di riferimento sulla questione Shadow’s Law: The True Story of a Swedish Detective Inspector Fighting Prostitution. Häggström sottolina anche che, sia essa legale o illegale, la prostituzione “è legata al crimine organizzato”, in quanto “prostituzione e traffico di esseri umani vanno mano nella mano” e anche in un Paese come la Germania, dove il fenomeno oramai è assolutamente legale “l’80/90% delle donne sono vittime di traffico di esseri umani”. Il problema per Häggström è che “ci sono centinaia di migliaia di uomini che comprano il sesso abitualmente”, e legalizzare il fenomeno a suo avviso non è la risposta giusta perché “finché ci saranno Paesi in cui la prostituzione è legale ci saranno sempre organizzazioni criminali a sfruttarla”.

    Tags: franciaIrlandaMalin Björkprostituzionesvezia

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