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    Home » Non categorizzato » Il cervello nella vasca

    Il cervello nella vasca

    [di Pierluigi Fagan] I tempi sono questi: un vertiginoso aumento della capacità di calcolo ma anche una ignoranza presuntuosa che non distingue tra calcolo giusto e calcolo sbagliato.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    5 Maggio 2017
    in Non categorizzato

    di Pierluigi Fagan 

    Una recente “amaca” di Michele Serra, sulla Repubblica, riprende una analisi post-voto francese molto in voga: quella della separazione città-campagna. In questi tempi incerti, l’uso di analogie va à gogo, nulla meglio del ciclico “eterno ritorno dei concetti” per rincuorarsi sul fatto che il mondo certo va male, ma grazie a dio è comprensibile. La separazione città-campagna si cominciò a produrre tra il 1000 ed il 1250, in Europa, presentandosi come bipartizione dei poteri, delle ricchezze e degli stili di vita tra aristocrazia terriera e popolo contadino legati alla terra e i nuovi abitanti dei borghi, i borghesi, legati all’artigianato ed al mercato. In seguito, divenne la bipartizione tra produzione agricola e produzione industriale.

    La riproposizione di questa bipartizione è fallace perché non sono le generiche “città” a votare diversamente dalle campagne ma “la città”, la capitale. Londra, New York, Parigi (Berlino no), ovvero i centri fisicamente locati in tre diverse nazioni ma funzionalmente appartenenti ad un nuovo network a-statale che è poi quello della circolazione finanziaria, delle holding, del commercio internazionale, del terziario più avanzato, il cuore pulsante del network, “un mercato-un mondo”, cosmopolita, giovanile, frizzantino, liberal-civilista, integrato. Quella Milano che l’altro giorno portava Coco Chanel a bandiera del nuovo patriottismo europeo.

    Nel suo Connectography (Fazi Editore, 2016), il geopolitico post-geografico Parag Khanna, profeta di un futuro in cui ci sarà un backbone di città-stato (modello Singapore dove vive e lavora Khanna che poi però è molto cosmopolita) a-statali che tira il mondo ed un altro mondo brutto, ignorante e rancoroso che tributa materie, energie e saltuariamente mano d’opera (o intelletti) a questi centri brillanti, tra loro integrati come i diamanti lo sono in un collier. Praticamente la falsa analogia di un ritorno a Genova, Venezia, Anversa, Amsterdam, l’Hansa baltica, l’alba commercial-finanziaria del sistema cosiddetto capitalista. Lo stesso Khanna ha poi fornito anche il modello politico di governo di questi nuovi centri. Si tratta dell’info-Stato, una tecnocrazia che consulta i cittadini elaborando dati ed aprendosi ad un sorta di referendum consultivo permanente, potenziato dalle nuove tecnologie digitali.

    Insomma, il mondo tende a separarsi, élite dal popolo, città cosmopolite da città e campagne nazionali, finanza dall’economia, post-umani da umani, virtuale da reale, idea da materia, apocalittici da integrati e via così. Torna il mito (un altro eterno ritorno) della testa liberata dalla pesantezza ottusa del corpo, puro pensiero, pura ragione, pura libertà. Il vecchio sogno-incubo del cervello nella vasca, da Berkeley a Putnam. Il mondo è sempre più complesso ma invece che volgersi ad una conoscenza dei sistemi per imparare a domare e progettare la sua stessa complessità, vagheggia la liberazione delle sue parti, la nuova-vecchia gerarchia piramidale tra pochissimi che si autorecludono nei recinti del benessere artificiale ed un mondo disperato da trattare come vuoto a perdere. I tempi sono questi: un vertiginoso aumento della capacità di calcolo, una ignoranza presuntuosa che non permette di accorgersi della differenza tra calcolo giusto e calcolo sbagliato.

    Pubblicato sulla pagina Facebook dell’autore il 27 aprile 2017. 

    Tags: complessitàelezionioneuro

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