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    Home » Politica » Rifiuti, l’Italia finisce davanti alla Corte Ue per le discariche e rischia multe salate

    Rifiuti, l’Italia finisce davanti alla Corte Ue per le discariche e rischia multe salate

    La Commissione europea contesta il mancato risanamento di 44 siti in cinque regioni. Ultimatum, sulle acque reflue: due mesi per sanare o sarà nuovo deferimento

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    17 Maggio 2017
    in Politica
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    Bruxelles – L’Italia viene deferita alla Corte di giustizia dell’Ue per il problema dei rifiuti e la sua gestione. Una notizia attesa e per certi aspetti non nuova, considerato che l’immondizia è ormai un problema strutturale della Penisola. Proprio per l’incapacità di far fronte al problema, la Commissione europea ha optato per la linea dura che vuol dire multe. All’Italia si contesta di “non aver bonificato o chiuso 44 discariche che rappresentano un grave rischio per la salute umana e per l’ambiente”. Alle autorità sono stati concessi quasi dieci anni di tempo, ma senza risultati. Entro il 16 luglio 2009 si dovevano mettere a norma siti di stoccaggio, ma malgrado il tempo concesso e gli avvertimenti di Bruxelles, “l’Italia ha omesso di adottare misure per bonificare o chiudere” le 44 discariche non conformi, dislocate tra Abruzzo (11), Basilicata (23), Campania (2), Puglia (5) e Friuli Venezia Giulia (3).

    L’ultimo avvertimento la Commissione Ue l’aveva inviato a giugno 2015, praticamente due anni fa. Nel frattempo poco o niente è cambiato, e allora si ricorre alla Corte, ultima fase della procedura d’infrazione. Se l’organismo di Lussemburgo dovesse riconoscere le ragioni dell’esecutivo comunitario, per il Belpaese saranno multe salate. Attualmente l’Italia sta pagando sanzioni da 120mila euro al giorno per la crisi dei rifiuti in Campania, a cui si aggiungono le multe per la condanna inflitta a dicembre 2014 sempre per le discariche: l’Italia in questo caso paga multe semestrali da 200 mila euro per ogni sito con rifiuti non pericolosi ancora aperto e 400mila euro per ogni sito con rifiuti pericolosi. Ci contestavano oltre 200 discariche non a norma, ne restano da bonificare 102 e per quelle si continuano a pagare le multe.

    Chiarimenti su Roma e alla sindaca Raggi

    Virignia Raggi, sindaca di Roma, ha sostenuto che l’Unione europea proibisce di aprire nuove discariche. La Commissione europea non entra nel merito della questione, ma nell’assumere la decisione di oggi ricorda che a livello comunitario esistono molti modi di smaltire i rifiuti: di questi l’interramento nel suolo, ossia nella discarica, “è il modo meno sostenibile dal punto di vista ambientale e dovrebbe essere limitato al minimo assoluto”. Non solo. Si ricorda che discariche e inceneritori “non sono la priorità numero uno” di Bruxelles in quando le direttive in materia prevedono altri metodi di gestione dei rifiuti, quali prevenzione e riciclo.

    Acque reflue, altre multe in arrivo?

    Non solo rifiuti solidi, ma anche liquidi. Nel giorno del deferimento alla Corte di giustizia Ue, la Commissione ha deciso di inviare un altro, ultimo avvertimento all’Italia: o si creano reti di scarico delle acque reflue urbane o sarà un altro deferimento. C’è un intero Paese che viola le direttive sul trattamente delle acque di scarico: ben 758 agglomerati urbani in 18 diverse regioni o province autonome con più di 18 milioni di abitanti (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trento, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto). “L’Italia non è conforme da ormai oltre 10 anni”, accusa la Commissione europea, che dà due mesi di tempo per produrre risultati e dimostrare che si sta ponendo rimedio.

    il Governo italiano ha intenzione di nominare un commissario unico per risolvere la questione delle acque reflue: Enrico Rolle, professore di ingegneria ambientale alla Sapienza. Per questo motivo, spiegano fonti diplomatiche, la Commissione europea ha optato per un parere motivato complementare, “riconoscendo l’impegno dell’Italia” – che nel frattempo ha ridotto da 1000 a 758 gli agglomerati urbani interessati dalla procedura – dilazionando in questo modo le scadenze ed evitando le sanzioni del più oneroso secondo richiamo dinnanzi alla Corte. Nello specifico, il commissario unico avrà competenza solo sulle questioni sollevate da altre due procedure di infrazione per acque reflue, una relativa a circa 80 agglomerati urbani di 15mila abitanti equivalenti – e da cui l’Italia si aspetta un deferimento alla Corte – e un’altra relativa su circa 20 agglomerati urbani di 10mila abitanti equivalenti, da cui invece ci si aspetta la chiusura della procedura dalla Commissione.

    Inoltre, con il parere motivato complementare di oggi, la Commissione Ue punti, di fatto, il dito contro quelle regioni italiane che non hanno ancora adempiuto a rispettare la direttiva: Calabria, Campania e Sicilia, ma anche le aree metropolitane urbane di Roma e Firenze.

    Facendo un rapido calcolo sulle procedure aperte dalle istituzioni di Bruxelles per la questione dei rifiuti di Napoli e per le discariche abusive, emerge che per napoli il Governo italiano da luglio 2015 ha sborsato poco più di 86 milioni di euro (di cui 20 milioni forfettari e 120mila al giorno), mentre per le discariche abusive ha già sborsato una cifra pari a 162,4 milioni di euro dal dicembre 2014 (di cui 40 milioni forfettari e 42,8 milioni ogni sei mesi).

    Tags: commissione europeacorte di giustizia europeadeferimentodiscaricheitaliaprocedura d'infrazionerifiutisanzioniue

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