Roma – Il referendum indetto per il primo ottobre dal Parlamento catalano sull’indipendenza dalla Spagna è “illegale”, rappresenta “un chiaro e intollerabile atto di disobbedienza alle nostre istituzioni democratiche”, e per questo “non si celebrerà in alcun caso”. Il primo ministro iberico, Mariano Rajoy, è categorico nel negare la possibilità che si possa tenere la consultazione voluta dalla maggioranza indipendentista dell’Assemblea parlamentare della Catalogna.
“Il mio dovere è fare rispettare la legge”, ha affermato l’esponente popolare, accusando i promotori del referendum di voler “privare tutti gli spagnoli del diritto di decidere il loro futuro”. Cosa che “i tribunali e il governo” di Madrid “non possono accettare”, tuona Rajoy. Per questo annnucia “ricorso immediato alla Corte costituzionale spagnola, che potrebbe decidere già entro domani la sospensione del decreto del governo catalano e della legge approvata per convocare il referendum secessionista.
Il governo di Madrid ha diversi strumenti legali per opporsi al referendum. Tuttavia, fanno notare alcuni quotidiani iberici, sarà difficile riuscire a evitare fisicamente la celebrazione del voto, a meno che Barcellona non ceda alle pressioni. Rajoy, in base alla Costituzione spagnola, potrebbe assumere alcune competenze del governo regionale e adottare tutte le misure per far rispettare la legge spagnola. La soluzione, però, sarebbe la dimostrazione plastica dell’imposizione dello Stato centrale sulle autorità locali, e finirebbe per alimentare il già forte sentimento indipendentista.
La Corte costituzionale ha dato in serata immediatamente ragione alle posizioni del governo centrale, dichiarando ricevibili tutti i ricorsi presentati ieri dall’esecutivo spagnolo contro le decisioni prese ieri dal governo e dal Parlamento catalani. La Consulta ha anche intimato ai 947 sindaci catalani e ai 62 alti funzionari della Generalitat che non possono partecipare in alcun modo all’organizzazione della consultazione illegale.

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