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    Home » Politica Estera » Essere fieri dell’esercito nazista, l’invito ai tedeschi del cofondatore dell’Afd

    Essere fieri dell’esercito nazista, l’invito ai tedeschi del cofondatore dell’Afd

    Alternative für Deutschland rischia di diventare il terzo partito in Germania. Secondo Alexander Gauland nelle due guerre mondiali i generali mostrarono grandi doti tattiche e i soldati fecero cose di cui essere "orgogliosi"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    15 Settembre 2017
    in Politica Estera
    Il ministro della propaganda Goebbels si congratula con un soldato sedicenne

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    Bruxelles – Riabilitare i nazisti, esaltarne le doti strategiche, le capacità militari e la statura individuale. Un’operazione ben al di là della provocazione, quella di Alexander Gauland, co-fondatore di Alternative für Deutschland (Afd), partito estremista ma mai così all’estremo. Parole pericolose, perché intendono riabilitare chi più di chiunque altro l’Europa ha contribuito a distruggerla più che plasmarla, sostenendo una pseudo-nobiltà di chi, in uniforme nazista e sotto croce uncinata, ha mostrato tutt’altro che pace. Eppure Gauland non la pensa allo stesso modo, e chiede ‘giustizia’ per i componenti della Wehrmacht. Non un bel messaggio, per nessuno. Se i sondaggi dovessero vederci giusto, alle elezioni del 24 settembre Afd potrebbe diventare il terzo partito politico tedesco. L’Europa non può permettersi di avere un popolo tedesco favorevole a riabilitare chi, ideologicamente e materialmente, ha permesso leggi razziali e campi di sterminio, prodotto persecuzioni e devastazione. L’Europa si guarda allo specchio e vede la negazione di sé stessa.

    In Germania, invece, ci si guarda allo specchio e tuttavia non ci si trova poi così male. “Se i francesi sono giustamente orgogliosi del loro imperatore Napoleone e i britannici lo sono di Nelson e Churchill, noi abbiamo il diritto di essere orgogliosi di quanto fatto dai soldati tedeschi nelle due guerre mondiali”. Eccole le parole di Gauland, ‘difensore’ di chi aveva deciso di obbedire a uomini dal desidero egemonico, dai deliri di onnipotenza. Non cita né il il Kaiser che guidò la Germania nel primo conflitto mondiale, né il fuhrer che portò la Germania all’annientamento e allo smembramento. Come essere contenti di questo non è facile comprenderlo. Cita Rommel, il generale passato alla storia come “volpe del deserto”. Doti strategiche riconosciute da tutti, anche dagli Alleati. Così come brillante la campagna di Francia del 1940 e che valsero la carica più alta delle forze armate germaniche a Hermann Goring. La teoria di Gauland è piuttosto controversa: fa parte della storia del popolo e della nazione, e va accettata. Ma non ci sono né talento né genio in ciò che divide e distrugge. Meglio essere orgogliosi, da tedeschi, di personaggi quali Karl Benz, padre dell’automobile europea.

    Purtroppo la storia dell’uomo è fatta anche di errori, perché è nella natura dell’uomo commetterli. E’ la loro natura volontaria e involontaria che cambia le cose. I personaggi di cui si chiede di andare fieri hanno annientato tutto e tutti in modo lucido, intenzionale, ragionato. Con difficoltà, con dolore, si è chiusa una pagina buia della storia. L’Ue è la prova tangibile delle scelte, chiare, che tutti, tedeschi inclusi, hanno preso da allora in poi. Un partito il cui leader simpatizza per chi ha agito in funzione di valori oggi contrari a quelli universalmente riconosciuti e accettati mina le basi dell’Europa così faticosamente raggiunta. Tra le fila dell’Afd si getta la maschera: c’è un’idea di un’Europa che si considerava superata. Se c’è qualcosa di cui essere orgogliosi è come l’Europa e gli europei hanno saputo rispondere all’operato dei personaggi di cui Alexander Gauland chiede una revisione. E ‘revisione’, quando si parla di libri di storia, è un termine da pelle d’oca. Preoccupa quindi il silenzio seguite alle dichiarazioni. Sfugge l’insidia che vi si nasconde.

    Tags: Afdgermanianazismo

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