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    Home » Economia » Debito, disoccupazione e riforme: l’Italia preoccupa ancora l’Ue

    Debito, disoccupazione e riforme: l’Italia preoccupa ancora l’Ue

    Le conclusioni dell'Ecofin, senza citarlo, fanno il ritratto delle criticità del Paese. E Padoan ammette: "Ci si sono timori sulla capacità di continuare progressi verso stabilità e crescita"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    23 Gennaio 2018
    in Economia
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    Bruxelles – L’Italia continua ad essere motivo di preoccupazione per i partner europei. Lo mettono nero su bianco i ministri nelle conclusioni sul sulle politiche economiche, diffuse al termine della riunione dell’Ecofin. “Alta disoccupazione, bassi investimenti, moderata crescita dei salari e alti livelli di indebitamento sono tutti un freno alla crescita”, si legge nel documento di due pagine. Non si fanno riferimenti espliciti a Paesi, ma l’identikit tracciato a Bruxelles risponde (per lo meno ‘anche’) alla situazione italiana. L’Italia ha il secondo debito più alto di tutta l’Ue, al 130% in rapporto al Pil, ha il quarto tasso di disoccupazione tra i Paesi dell’Eurozona (11%, come Cipro e dietro a Grecia e Spagna). E poi c’è la questione della sostenibilità del settore bancario. “Il livello dei crediti in sofferenza sta diminuendo, ma rimane elevato in alcuni Stati membri e continua ad essere un ostacolo alla redditività delle banche, ostacolando il finanziamento dell’economia reale”. Anche in questo ci si riferisce anche all’Italia. Il governo ha saputo ridurre il livello di prestiti difficili esigere, ma la loro quantità rimane ancora troppo alta.

    Per tutti, soprattutto i Paesi con le criticità evidenziate, occorre “perseguire riforme strutturali per modernizzare le economie”. Queste riforme sono considerate “essenziali” per consentire all’economia di affrontare gli shock e migliorare la resilienza economica. Qui i timori di un rallentamento nazionale è piuttosto diffuso, come riconosciuto dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Nella tradizionale conferenza stampa di fine lavori, il titolare del dicastero di via XX settembre confida che i ministri economici degli altri Stati membri “si fanno tutti una domanda”, relativa alla tenuta dello slancio riformatore del Paese. “Tutti sono al corrente del fatto che che nella situazione attuale quello che è previsto è uno scenario di incertezza. E siccome associano questo al fatto che in quattro anni di stabilita’ di politica economica l’Italia ha fatto passi avanti c’è implicitamente o esplicitamente la preoccupazione che ci possa essere un’interruzione di questo progresso verso la stabilità e la crescita”. La campagna elettorale e le incognite legate alla composizione del prossimo esecutivo pesano sulla credibilità italiana. Chiunque si insedierà a palazzo Chigi dovrà non solo rispettare i parametri di deficit e debito, ma proseguire con le riforme.

    Tags: bancheconti pubblicicrediti deterioratidebitodisoccupazioneecofineurozonaitaliaPier Carlo Padoanue

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