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Pasquali (Telespazio):

Pasquali (Telespazio): "Dopo 2020 servono almeno 20 miliardi d'investimenti Ue nel settore spaziale"

L'amministratore delegato del gruppo a Eunews: "C'è la volontà di metterli, ma ci sono le criticità legata a Brexit e nuove risorse per il fondo della difesa. Servono più venture-capital"

Bruxelles – Per il ciclo di bilancio che si chiuderà nel 2020 l’Ue ha destinato 12 miliardi di euro per il settore spaziale. Per tenere il passo con il resto del mondo ne serviranno “almeno” otto in più nel prossimo budget pluriennale (relativo al ciclo 2021-2027). Se la Commissione europea, già nel vivo dei pre-negoziati, non si sbilancia, Luigi Pasquali, amministratore delegato di Telespazio e coordinatore delle attività spaziali di Leonardo, non esita invece a dire di quanto ha bisogno il comparto. Serviranno soldi, certo, ma anche un cambio nel modo di fare business. Nell’intervista concessa a Eunews in occasione della X conferenza sulle politiche spaziali, Pasquali promuove l’Italia, capace di dotarsi di una politica “strutturata” per lo spazio.

Luigi Pasquali, amministratore delegato di Telespazio e coordinatore delle attività spaziali di Leonardo

Il commissario per l’Industria, Elzbieta Bienkowska, riconosce che serviranno più soldi per lo spazio, ma non specifica. Secondo lei di quanto c’è bisogno nel prossimo bilancio dell’Ue?
Almeno 20 miliardi di euro, secondo le nostre stime di Eurospace, l’associazione delle industrie spaziali di cui facciamo parte. Ma parliamo solo di quello che serve per i principali programmi Galileo, Copernicus, Egnos e le due nuove iniziative Ssa (Space Situation awarness), il programma per l’indipendenza gestione delle infrastrutture spaziali, e GovSatcom, per le telecomunicazioni sicure dei servizi istituzionali.

E’ preoccupato? Questi soldi ci saranno davvero?
Il bilancio ha tanti aspetti. C’è il bilancio che la Commissione presenta e le altre istituzioni approvano, e che serve per i grandi programmi. E’ evidente che quando parliamo di bilancio dell’Ue parliamo di attività collegate alla difesa che assorbiranno risorse non allocate finora, e di un contributo di un grande Paese che non c’è più. E’ evidente a tutti che lo spazio è fondamentale. C’è verosimilmente la volontà di allocarli questi 20 miliardi, ma c’è una criticità legata a questa situazione specifica. Altro elemento di bilancio è l’innovazione. Nel prossimo programma quadro ci aspettiamo continuità. La componente allocata per lo spazio in Horizon2020, che vale 1,5 miliardi, ha dato i suoi frutti come capacità di sviluppare tecnologie abilitanti. Un terzo elemento di bilancio sono i Jti, i Joint technoloy initiative. E’ un modello che intendere guardare a un’esigenza di sviluppo abilitante e trovare la modalità di co-investire.

Bienkowska lamenta una preferenza da parte dell’investitore privato di mercati come quelli israeliano, asiatico, o la Sylicon valley. Lamenta un’incapacità dell’Europa di intercettare.
Questo è un aspetto negativo. Di fatto in Europa non si sta sviluppando il modello di venture-capital. E’ questo quello che essenzialmente dice Bienkowska. L’aggregazione di domanda istituzionale è quello che poi consente il ritorno dell’investimento al privato. Il privato partecipa a un’iniziativa, venture-capital, perché sa che il suo business plan è garantito dal fatto che le istituzioni centrali aggregano una domanda. In Europa non si stanno sviluppando né la capacità di aggregare finanziamenti privati né la capacità di aggregare la domanda che supporti il ritorno dell’investimento. Quello che pensiamo che possa attivare il circolo virtuoso sia l’aggregazione della domanda, perché davanti all’aggregazione della domanda l’investitore e anche noi industrie vediamo la possibilità di creare un’offerta.

E l’Italia? L’Italia ha una situazione di conti che non le consentono di spendere più di altri.
Però in Italia troviamo sempre soluzioni smart, quando vogliamo. In questo caso l’Italia si è attrezzata dapprima in modo un po’ sperimentale che era la cabina di regia, all’interno della Presidenza del Consiglio, che era un modo per cercare di mettere insieme le esigenze istituzionali e capire cosa potesse essere necessario nel campo dei servizi e dei sistemi spaziali. Adesso questo si è trasformato in modo strutturale di comitato interministeriale, che non è altro che un modo strutturato di fare questo. L’Italia, anche con meno risorse disponibili, sta cercando di trovare un modo efficiente di usare queste risorse.

C’è una riduzione degli sprechi?
C’è un efficentamento. Le risorse sono usate meglio. Le istituzioni si parlano, interagiscono, e capiscono come meglio utilizzare le risorse.

In Italia si voterà a breve. La preoccupa la possibilità di instabilità politica?
Voglio guardare gli aspetti positivi. Qualunque sia il governo, il comitato interministeriali si riunirà.