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    Home » Non categorizzato » Ue: energie rinnovabili vs inquinamento atmosferico

    Ue: energie rinnovabili vs inquinamento atmosferico

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    12 Febbraio 2018
    in Non categorizzato

    Intervista di Carmen Baffi

    Dalla pubblicazione degli ultimi dati Eurostat sull’Ambiente emerge una “Europa a tre velocità”. Molti sono i Paesi che hanno raggiunto e superato l’obiettivo minimo del 20% di energia proveniente da fonti rinnovabili, fissato per il 2020: Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Croazia, Italia, Lituania, Ungheria, Romania, Finlandia e Svezia. C’è poi una “avanguardia green”: Svezia in testa, seguita da Finlandia, Lettonia e Austria. E c’è, infine, chi deve moltiplicare gli sforzi per raggiungere il traguardo: Lussemburgo, Malta e Paesi Bassi.

    Marco Casini, professore presso la Facoltà di Architettura de La Sapienza, ha analizzato la situazione.

    Come spiegherebbe questo gap tra i dati?

    Il dato sulle rinnovabili è misurato sulla produzione nazionale di energia elettrica e termica e non comprende né le automobili né gli impianti di riscaldamento civile, principali responsabili dell’inquinamento atmosferico. La composizione dell’aria delle nostre città è inoltre influenzata anche dagli inquinanti emessi dagli altri Paesi europei.

    L’Ue ha fissato un nuovo obiettivo per il 2030, ma molti Paesi sono ancora lontani dal primo obiettivo. Quanto è utile allontanare ancor di più lo sguardo dal presente?

    L’obiettivo al 2030 non esime i paesi membri dal rispettare quello del 2020, si andrebbe comunque in infrazione. Fissare obiettivi a lunga scadenza serve ad indicare la direzione e a consentire di mettere in atto politiche durature ed efficaci. L’Ue ha quasi raggiunto l’obiettivo al 2020. Alcuni paesi, tra cui Francia, Gran Bretagna e Paesi bassi sono lontani dal target (fino a 8 punti percentuali) ma hanno messo in campo importanti misure per recuperare il gap in pochi anni.

    A novembre parteciperà con il suo team alle Olimpiadi universitari dell’architettura sostenibile: il Solar Decathlon Middle East di Dubai. La vostra Smart Home potrebbe frenare l’inquinamento atmosferico?

    Sì, perché ha un bassissimo impatto sull’ambiente, sia in termini di consumo di risorse sia di emissioni secondo un principio del Life cycle thinking. La casa, interamente alimentata da energia solare, è in grado di produrre più energia di quanta ne consuma fornendo allo stesso tempo un elevato comfort ambientale. Rappresenta la casa del futuro, “ReStart4Smart”.

    Ci sono soluzioni per i Paesi che non limitano la dispersione di polveri sottili e ozono?

    L’emissione di polveri sottili e sottilissime (Pm 10 e Pm 2,5) è dovuta alla combustione di combustibili liquidi o solidi (carburanti, legno, ecc). Il gas rappresenta da questo punto di vista una fonte più pulita, ma la strada è certamente quella delle fonti rinnovabili costituite dal sole, dall’acqua e dal vento. L’ozono è invece un inquinante secondario, che si forma in presenza di forte irraggiamento solare e di elevate quantità di ossidi di azoto, dovuti principalmente al traffico veicolare. Una soluzione in questo caso è costituita dalla mobilità elettrica.

    Le morti premature dovute all’inquinamento atmosferico sono circa 487.600 all’anno in Europa secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente. Ci si è spinti troppo oltre per dare un colpo secco a questo dato?

    Impossibile immaginare un’inversione immediata. Le prestazioni delle tecnologie basate sui combustibili fossili hanno raggiunto il loro limite fisiologico, è necessaria una riconversione dell’intero sistema che tuttavia richiede tempo per essere attuata.

    Tags: energie rinnovabiliinquinamentoLa Sapienza Universitàunione europea

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