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    Home » Economia » Via libera del Parlamento Ue all’economia circolare, stop a sprechi alimentari e discariche

    Via libera del Parlamento Ue all’economia circolare, stop a sprechi alimentari e discariche

    L'Aula fissa gli obiettivi di riciclo rifiuti urbani e scarti pericolosi domestici. Bonafè: "Per la prima volta abbiamo dei limiti". I 5 Stelle: "Se si incentivano le fonti fossili non se ne esce"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Aprile 2018
    in Economia

    Dall’inviato a Strasburgo

    Strasburgo – L’Unione europea compie un passo avanti verso un modello sostenibile di produzione. L’Aula del Parlamento europeo approva a larghissima maggioranza i testi di compromesso sul pacchetto per l’economia circolare, la strategia che punta a reperire materie prime dai rifiuti dando vita a un ciclo virtuoso di crescita e rispetto per l’ambiente.

    Vengono introdotte importanti novità per quanto riguarda il ciclo degli scarti, ma i testi legislativi “vanno oltre”, spiega Simona Bonafè (Pd/S&D), relatrice del provvedimento. “Si definiscono norme che prendono in considerazione l’intero ciclo di vita di un prodotto e si pongono l’obiettivo di modificare il comportamento di aziende e consumatori”. Il mondo dell’industria, nello specifico avrà la responsabilità di realizzare prodotti concepiti per essere riutilizzati, in tutto o in parte, al termine del loro ciclo.

    L’Aula riunita a Strasburgo ha chiuso l’iter parlamentare. Ora i testi dovranno andare in Consiglio per un’approvazione formale e poi saranno pubblicati sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue. A quel punto i governi avranno due anni per recepirle.

    Meno discarica e più riciclo dei rifiuti

    Il pacchetto (quattro direttive) fissa degli obiettivi di riduzione di conferimento in discarica e di riciclo di rifiuti urbani. Nello specifico entro il 2035 si dovrà mettere nei siti di stoccaggio massimo il 10% del totale prodotti. “Noi del Parlamento avevamo proposto il 2030, cinque anni prima”, ricorda Simona Bonafè. “Non era scontato arrivare a questo risultato – ha aggiunto la relatrice -, ma per la prima volta abbiamo dei limiti”.

    Attualmente gli Stati membri dell’Ue hanno performance di gestione del ciclo dei rifiuti completamente diverso: già nel 2014 Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia non hanno inviato praticamente alcun rifiuto in discarica, mentre Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta hanno interrato più di tre quarti dei loro rifiuti urbani. Anche i meno virtuosi, quindi, dovranno darsi da fare.

    Per il recupero di rifiuti urbani vengono stabiliti obiettivi di riciclo crescenti: si passerà dall’attuale 44% al 55% entro il 2025, il 60% entro il 2030 e il 65% entro il 2035. Mentre per gli imballaggi il tasso di riutilizzo deve arrivare al 65% ne 2025 e al 70% nel 2030.

    Differenziata per i rifiuti pericolosi

    Si opera una stretta anche sulla gestione dei prodotti tessili di scarto e i rifiuti domestici pericolosi (tutti i residui tossici, esplosivi, infiammabili, corrosivi, cancerogeni…). Questi dovranno essere raccolti separatamente entro il 2025,.

    Cultura salva-cibo

    Per la prima volta viene espressamente inserito nella legislazione comunitaria il concetto di “spreco alimentare” e l’impegno a ridurlo. “Già in sede internazionale l’Ue si è impegnata a ridurre lo spreco alimentare del 50% entro il 2030”, ricorda Bonafè. “Si tratta di un impegno politico, ma prima di oggi non c’era all’interno della normativa europea nessun riferimento allo spreco alimentare”. Non c’è una metodologia per calcolare questo spreco, ma la Commissione europea si p impegnata a produrne una, che “dovrebbe arrivare nelle prossime settimane”, confida la relatrice.

    Grandi benefici economici

    Ci sono diversi studi sull’impatto economico dell’economia circolare. Si stima che possano essere creati fino a 500mila posti di lavoro in più grazie alla trasformazione del modello produttivo. Tutti posti specializzati, che secondo la Commissione europea potrebbero arrivare attorno al milione di unità. Il Pil europeo potrebbe crescere dal 5% al 7% da qui al 2030. Le opportunità ci sono, spiega Bonafè, “a partire dai 600 miliardi di risparmi annui per le aziende, ai 140mila posti di lavoro in più e ai 617 milioni di tonnellate di Co2 in meno entro il 2035”. Oltre, sottolinea, “a bollette sui rifiuti più leggere” per le famiglie.

    Restano criticità

    I quattro provvedimenti sono stati approvati a larghissima maggioranza (appena una quarantina di voti contrari su 751 seggi). Tra i favorevoli anche i 5 Stelle. “Questo pacchetto non corrisponde al nostro libri dei sogni, ma abbiamo votato a favore perché comunque c’è un miglioramento”, spiega Piernicola Pedicini (M5S), relatore ombra per il gruppo Efdd e secondo dei due responsabili italiani del dossier. La delegazione italiana dell’Efdd critica l’assenza di contrasto agli incentivi diretti e indiretti alle fonti fossili. “Nel mondo si contano 5.000 miliardi di euro in sussidi nel mondo, solo in Italia circa 14 miliardi. Se si alimenta il circuito di fonti fossili non se ne esce mani.

    Ancora, lamenta il pentastellato, il pacchetto sull’economia circolare “si occupa di rifiuti municipali, solo il 10% del totale”. La gran parte dei rifiuti, ricorda, riguardano quelli commerciali, quelli industriali e derivanti dalle costruzioni. Di fatto “gestiamo i problemi a margine ma non il problema vero e proprio”.

    Tags: economia circolarem5sparlamento europeopdriciclorifiutiriusoSimona Bonafèsostenibilitàsprechi alimentarisviluppo sostenibile

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