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    Home » Politica » L’Ue non cede ai ricatti britannici. Sulla Brexit negoziati in alto mare

    L’Ue non cede ai ricatti britannici. Sulla Brexit negoziati in alto mare

    A un mese da Consiglio europeo di giugno, che servirà per tirare le somme sullo stato dell'arte in relazione al divorzio con il Regno Unito, l’Unione europea accusa la Gran Bretagna di “coltivare fantasie” dopo una settimana di discussioni tese e problematiche

    Caterina Tani</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/CTBRX" target="_blank">CTBRX</a> di Caterina Tani CTBRX
    25 Maggio 2018
    in Politica
    Brexit, flags of the United Kingdom and the European Union on asphalt road with legs

    Brexit, flags of the United Kingdom and the European Union on asphalt road with legs

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    A un mese dal Consiglio europeo di giugno, che servirà per tirare le somme sullo stato dell’arte dei negoziati sulla Brexit, l’Unione europea accusa la Gran Bretagna di “coltivare fantasie” e fa sapere di non aver intenzione di “negoziare sotto minaccia”, dopo che nel corso della settimana le discussioni sul divorzio non hanno portato nulla di positivo.

    In un attacco al vetriolo contro le posizioni britanniche, una fonte dell’Unione coinvolta nei negoziati si è scagliata contro la richiesta di Londra di un rimborso miliardario per uscire dal programma Galileo, criticando fortemente anche l’approccio che il Regno Unito sta avendo su altre questioni chiave relative alla Brexit, in particolare il confine con l’Irlanda del Nord.

    Il Regno Unito ha chiesto indietro oltre un miliardo di euro di contributi versati al progetto Galileo a meno di una rimozione, da parte della Commissione europea, del blocco alle imprese  britanniche coinvolte nel progetto.

    La richiesta di rimborso che Londra ha formulato è “abbastanza grossa” e non ha “nessuna base”, ha affermato la fonte, aggiungendo che essa sarebbe un “passo indietro” decisamente “inaccettabile”.

    Galileo è la versione europea del sistema di posizionamento e navigazione satellitare civile (in inglese Gnss – Global Navigation Satellite System), sviluppato in Europa come alternativa al Global Positioning System (Gps), controllato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

    In un documento pubblicato giovedì 24 maggio, il Regno Unito ha espresso il desiderio di “continuare a partecipare a Galileo” spiegando che la fine di una “stretta partecipazione del Regno Unito (al programma) potrebbe risultare in ritardi” che potrebbero arrivare “a tre anni” e “a costi aggiuntivi per il programma” sino “a 1 miliardo”.

    Se un accordo non può essere raggiunto – ha minacciato il Regno Unito nella nota –  il Paese esplorerà “alternative” che si tradurrebbero nell’opzione di costruire “un sistema satellitare domestico”.

    L’Ue sarebbe disposta a permettere l’accesso al programma del Regno Unito come “Paese terzo” che, come dichiarato dal capo negoziatore dell’Unione europea Michel Barnier all’inizio di maggio, comporterebbe però la restrizione su alcune “questioni sensibili per la sicurezza”.

    Ma, a quasi due anni dal referendum, oltre a Galileo le questioni irrisolte in merito alla Brexit sono numerose, ha fatto sapere la fonte Ue.

    L’alto funzionario ha dichiarato di essere “preoccupato per le discussioni di questa settimana” e che “la precondizione per negoziati fruttuosi deve essere che il Regno Unito accetti le conseguenze delle proprie scelte”. 

    “Ho l’impressione – ha aggiunto la fonte, parafrasando il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – che il Regno Unito pensi che tutto debba cambiare sul fronte europeo affinché nulla cambi su quello britannico”.

    Tutta una serie di questioni relative al ritiro devono ancora essere affrontate, nonostante l’imminente scadenza dell’autunno per un accordo. In particolare, il problema del confine irlandese rimane irrisolto e potrebbe far fallire i colloqui prima del Consiglio europeo di giugno.

    E’ necessario che Londra capisca – ha fatto sapere il funzionario Ue – che il backstop (una sorta di paracadute legale che garantisce, a prescindere dall’esito dei negoziati, l’applicazione delle norme Ue in Irlanda del Nord per evitare una frontiera dura) “deve essere specifico per l’Irlanda del Nord”, e che non può rientrare in una soluzione più ampia Ue-Gran Bretagna.

    I suggerimenti del Regno Unito secondo i quali, per evitare un confine problematico, il Regno Unito potrebbe restare in parte nel mercato Unico Ue –  beneficiando allo stesso tempo di un accordo doganale speciale – sono stati respinti dall’Unione.

    A Dublino, il Taoiseach irlandese Leo Varadkar, ha dichiarato di non aver visto alcuna ferma proposta sul confine irlandese dal suo incontro con la sua omologa britannica, la premier Theresa May, a Sofia. “Li stiamo ancora aspettando”, ha detto, aggiungendo: “Abbiamo bisogno di un testo legale”.

    Per quanto riguarda la situazione in merito alle altre questioni, ha fatto sapere la fonte dell’Ue, l’Unione europea ha escluso che il Regno Unito mantenga l’uso del mandato di arresto europeo, in quanto potrebbe mettere a repentaglio “la vita e la libertà dei cittadini”.

    L’Ue ha anche replicato alle lamentele del Regno Unito, secondo cui l’accordo di libero scambio proposto dall’Ue è insufficiente. Londra vorrebbe un sistema generalizzato di mutuo riconoscimento di standard e regolamenti. Ma da Bruxelles gli è stato spiegato che il mutuo riconoscimento non è possibile al di fuori del mercato unico, perché oltre a regole omogenee, servono anche meccanismi giudiziari che ne garantiscano un’applicazione omogenea in tutto il mercato unico.

    Tags: brexitgalileoIrlande dal NordRegno UnitoTheresa May

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