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Il taglio dell'Iva sugli e-book può attendere, non c'è accordo nel Consiglio

Il taglio dell'Iva sugli e-book può attendere, non c'è accordo nel Consiglio

La Francia impedisce l'unanimità richiesta per l'equiparazione delle aliquote con i libri cartacei. Pesano i mancati passi avanti su un altro dossier, quello sull'inversione contabile dell'imposta

Bruxelles – La riduzione dell’Iva per l’e-book può attendere. Gli Stati membri non riescono ad approvare un accordo già trovato e su cui, a livello tecnico, nessuno ha più niente da ridire. Ma a livello politico i ministri non riescono a vidimare l’equiparazione tra libri cartacei e libri elettronici, battaglia condotta in prima fila dall’Italia. L’Ecofin non ha prodotto l’unanimità richiesta per i veti posti dalla Francia su un altro dossier relativo all’Imposta sul valore aggiunto, la proposta per un meccanismo di inversione contabile della stessa imposta.

E’ proprio qui che si fermano i sogni di gloria (fiscali) degli e-book. C’è un altra serie di provvedimenti sull’Iva, che a Parigi considerano correlati alle misure  sui libri digitali, e non si può dare via libera ad un provvedimento se non c’è accordo anche sul resto del pacchetto. I francesi hanno dubbi sul modo in cui si intende applicare l’inversione dell’Iva, il meccanismo per cui l’obbligo dell’imposizione fiscale viene traslato dal venditore all’acquirente. Si teme che le maglie siano ancora troppo larghe, e che un sistema concepito per evitare frodi sia ancora da perfezionare. Fino a quel momento, niente riduzione delle aliquote per le pubblicazioni elettroniche.

A livello tecnico la proposta della Commissione è già stata accolta. Manca il voto formalre per cambiare le regole. Attualmente i regimi fiscali differiscono a seconda della natura cartacea (Iva al 5%, ma con alcuni Paesi, come l’Italia dove è al 4%, anche inferiore o addirittura pari a ‘zero’), e non cartacea (Iva minima al 15%). Si riconosce agli Stati membri dell’Ue “che lo desiderano” la facoltà di imporre aliquote ridotte dell’Iva sulle pubblicazioni elettroniche, e addirittura si permette il regime di Iva zero anche per gli e-book, ma solo laddove questo stesso regime è in vigore per libri e riviste fisici.

La rivoluzione dell’Iva è però in stand-by, e vi resterà finché non si troverà un modo di fugare i dubbi francesi in materia di inversione contabile. Un compito che si annuncia arduo. Fonti vicine al dossier spiegano che difficilmente si troverà una soluzione per il prossimo Ecofin del 22 giugno, e che con ogni probabilità l’intero pacchetto legislativo Iva passerà alla presidenza austriaca. Neppure un intenso lavoro sul linguaggio è riuscito a convincere la Francia della validità delle proposte per l’inversione contabile dell’Iva. Bisognerà continuare a lavorarci, e nel frattempo l’equiparazione tra libri ed e-book dovrà attendere.

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