- L'Europa come non l'avete mai letta -
venerdì, 10 Luglio 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Editoriali » Brexit, è ora di concentrarsi sugli accordi d’emergenza

    Brexit, è ora di concentrarsi sugli accordi d’emergenza

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    6 Novembre 2018
    in Editoriali

    L’accordo Brexit tra Unione europea e Gran Bretagna non si farà. Almeno, non nei prossimi mesi o anni. Sappiamo di rischiare a scrivere un’affermazione così netta, da troppi anni ci occupiamo di politica per non sapere che questo è il regno del “mai dire mai”. Ma è necessario, a questo punto, tentare di analizzare le cose stando ai fatti e non considerando le speranze o le possibilità più remote, come è quella di un accordo.

    Oggi la premier britannica Theresa May ha reso pubblico il fallimento del negoziato, dicendo al gabinetto che non cercherà di concludere “ad ogni costo” un accordo di separazione, e che “mentre il 95 percento dell’accordo sul ritiro è stato concluso, sul backstop per l’Irlanda del Nord ci sono una serie di questioni su cui dobbiamo ancora lavorare e queste sono le più difficili”. Parole del suo portavoce, riportate da Reuters dopo una riunione di gabinetto nella quale non è stata presa nessuna decisione.

    Dunque: siamo al 6 novembre, al 29 marzo mancano circa quattro mesi e venti giorni, durante i quali, oltre a trovare un accordo, lo si dovrebbe far approvare dal Parlamento britannico e da quello europeo. Non è aria, soprattutto lo scoglio Westminster sembra insuperabile. Mentre a Bruxelles Antonio Tajani, nell’adoperarsi per offrire ai negoziatori tutto il tempo possibile fino all’ultimo istante, assicura che basterebbe poco tempo agli eurodeputati per votare, dato che c’è una task force che segue il negoziato giorno per giorno, a Londra nessuno è in grado di dare assicurazioni sui tempi e soprattutto sull’esito. Tra l’altro il negoziato è sostanzialmente fermo da giorni, a nessuno è venuta un’idea per risolvere questo problema impossibile del confine irlandese. Gli europei, giustamente, sono fermi nella posizione che la Gran Bretagna non può scegliere lei come stare nei vari accordi dell’Unione: ci sono principi e regole che valgono per tutti. I britannici non hanno un’idea chiara, ma i brexiters, quelli che hanno creato questa situazione senza valutarne con un minimo di attenzione e buona fede le conseguenze, sono ben determinati nel non voler partecipare a nulla che li vincoli troppo nei confronti dell’Unione. E’ una spiegazione ridotta all’osso, ma le cose stanno così, le varie sfumature che attraversano gli schieramenti politici britannici si scontrano sempre con le divisioni profondissime all’interno dei conservatori e anche tra i laburisti, spiegano perché a Londra una posizione unica nella maggioranza (che politicamente neanche c’è) o nell’opposizione, non la si riesce a prendere.

    Cosa succederà ora?

    Passerà ancora qualche settimana, poi si troverà una via d’uscita politica per dire che è necessario fare degli accordi d’emergenza, perché non si può convivere fianco a fianco senza avere nessun tipo di relazione formalizzata che non siano le regole del Wto (che ad esempio impongono le dogane “dure”) o del diritto internazionale.

    A livello di Paesi dell’Ue i piani di emergenza sono allo studio da tempo, la Germania lo ha annunciato ufficialmente, e i rappresentanti dei 27 a Bruxelles stanno in queste ore organizzando incontri per affrontare i singoli temi sui quali si ritiene prioritario ed urgente stilare delle intese con Londra.

    Il primo tema sul tavolo è quello dei diritti dei cittadini: un’intesa, dicono i negoziatori, è stata raggiunta, ma in realtà esistono ancora alcune zone d’ombra che andranno illuminate. Non è possibile che il milione di britannici residenti nel Continente ed i tre milioni di europei nelle isole si trovino da un giorno all’altro senza uno status oggi garantito dal fatto di essere cittadini dell’Unione. Improvvisamente, gli uni e gli altri, si troverebbero senza più protezioni sanitarie, previdenziali, senza diritti politici attivi e, anche, passivi. Dunque questo tema va affrontato e risolto prima del 29 marzo.

    Poi c’è la questione dei trasporti. Gli aerei di bandiera britannica non avrebbero più la possibilità di atterrare nell’Unione se non ci sarà un accordo che salvi almeno le parti fondamentali delle intese in vigore. E i Tir? Da mesi gli amministratori locali delle regioni di Dover e di Calais mandano appelli disperati per dire che senza un’intesa su quella dogana si rischiano file di centinaia di chilometri che bloccherebbero di fatto il passaggio. Lì qualcosa si deve fare, ma il problema non è alla fine dissimile da quello della frontiera irlandese.

    Questione finanziaria. Come potranno le imprese britanniche operare in Europa? E vice versa? Anche questo è uno scambio che non si può fermare. Per non dire dei soldi che Londra deve pagare a Bruxelles per gli impegni presi in quanto Paese membro anche per gli anni che vanno oltre il 29 marzo prossimo.

    Per alcuni Paesi la questione degli accordi d’emergenza è più urgente che per altri, vedi l’Olanda, il Belgio, la Francia e anche la Germania.

    Cosa succederà poi è tutto da vedere, nel senso che dovremo assistere a quanto accadrà ad esempio al governo britannico. May resterà in sella in caso di no deal? Si andrà ad elezioni? Chi le vincerà? Ci sarà una rinascita dell’Ukip? Qualche nazione del Regno Unito, tipo l’Irlanda del Nord, sceglierà di abbandonare Londra? Ci saranno nuovi scontri a causa della chiusura del confine irlandese? La Gran Bretagna ha già segretamente negoziato (perché ora le è vietato farlo) nuovi accordi con qualche Paese terzo? Chi sarà il prossimo negoziatore per l’Unione europea dopo le prossime elezioni parlamentari di maggio e la nascita della nuova Commissione europea a novembre?

    Prevedere il futuro, anche se prossimo, ora è imprudente. Meglio cercare, con lucidità, di gestire almeno il futuro più immediato. Marzo è domani.

    Tags: accordibrexitcittadiniemergenzanegoziatotrasporti

    Ti potrebbe piacere anche

    Colonnina elettrica per ricarica di auto a batteria [foto: imagoeconomica]
    Mobilità e logistica

    Auto, il Parlamento UE conferma il sostegno alla mobilità elettrica

    7 Luglio 2026
    [Foto: Imagoeconomica]
    Politica Estera

    Il Vaticano bacchetta l’UE: “Sanzioni alla Russia, ma armi a Israele”

    29 Giugno 2026
    Aeroporto. Crediti: Tunafish via Unsplash
    Mobilità e logistica

    Più diritti per i passeggeri, dall’UE nuove norme per rimborsi, reclami e persone disabili

    25 Giugno 2026
    Da sinistra a destra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, e il presidente del Consiglio europeo António Costa. Crediti: Commissione europea
    Economia

    UE e Kazakistan rafforzano la partnership strategica, von der Leyen: “Paese è porta d’accesso globale”

    23 Giugno 2026
    Proteste per la brexit [Foto: Unsplash]
    Politica Estera

    Regno Unito, ‘il decennio del rimpianto’: la maggioranza dei britannici ora voterebbe per il rientro nell’UE

    23 Giugno 2026
    UE Regno Unito Brexit- Erasmus (fonte: iStock)
    Politica Estera

    Dieci anni dalla Brexit: crescita frenata, sei premier e un sondaggio scoraggiante

    23 Giugno 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Produzione di pneumatici nell'azienda Pirelli. Crediti: Pirelli.com via Imagoeconomica

    L’UE impone dazi fino al 45 per cento sugli pneumatici cinesi

    di Iolanda Cuomo
    9 Luglio 2026

    I dazi arrivano dopo che un'indagine della Commissione ha dimostrato che le importazioni cinesi entrano nell'Unione a prezzi di dumping

    Carburanti

    Benzina e diesel più cari in tutta l’UE, entrambi oltre il +10 per cento a luglio rispetto a febbraio

    di Cosimo Firenzani
    9 Luglio 2026

    In Italia le misure di riduzione le accise, più volte prorogate, sono terminate il 1 luglio: la benzina adesso costa...

    Minori - online - privacy - UE

    Tutela dei minori online e della privacy, il Parlamento europeo chiede di escludere l’end-to-end dal controllo

    di Annachiara Magenta annacmag
    9 Luglio 2026

    L'Aula ha adottato una serie di emendamenti alla posizione del Consiglio sulla proroga della deroga alle norme sulla privacy (direttiva...

    Il presidente Kyriakos Pierrakakis apre la riunione dell'Eurogruppo. 9 luglio 2026. Source: Council EU

    La Spagna evoca debito comune per la competitività, l’Eurogruppo dice ‘no’

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    9 Luglio 2026

    Madrid porta al tavolo la proposta di meccanismo da 850 miliardi di euro l'anno per completare mercato unico e rilanciare...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione