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Elezioni 2019, il 15 maggio in Parlamento dibattito tra candidati alla presidenza della Commissione Ue
Una fase del confronto elettorale del 2014. Sul palco i candidati di allora di PPE, PSE e ALDE alla guida della Commissione Ue [archivio]

Elezioni 2019, il 15 maggio in Parlamento dibattito tra candidati alla presidenza della Commissione Ue

“Una delle elezioni più importanti dal 1979. Rispetto al voto del 2014 la situazione politica dentro e fuori l’Europa è completamente differente”, sottolinea il direttore generale per la Comunicazione e portavoce del Parlamento europeo, Jaume Duch, preoccupato anche per il fenomeno delle fake news

dall’inviato

Strasburgo – L’Europa nei punti di vista dei diversi protagonisti che ambiscono a dirigerla. Un confronto di idee, programmi, risposte da dare alle sfide complesse che attende l’Ue e gli Stati che ne fanno parte. Il Parlamento europeo apre le porte ai candidati per la presidenza della Commissione europea, per una serata che offrirà ai 373 milioni di europei chiamati alle urne la I(quasi) conclusione della campagna elettorale.

Il 15 maggio, a una settimana dalle elezioni europee, si terrà il confronto a cui il Parlamento sta lavorando da tempo. Manfred Weber (partito popolare – PPE), Frans Timmermans (partito socialista – PSE) e Jan Zahardil (Conservatori – ECR) si ritroveranno nell’Aula della sede del Parlamento di Bruxelles per esporre la visione dell’Europa per la prossima legislatura. Con loro anche i candidati di Verdi e Sinistra Unitaria (GUE), che dovranno indicare quale persona mandare, avendo entrambi due candidati, una donna e un uomo.

Le regole prevedono che intervenga un candidato designato alla guida della Commissione europea per partito politico. Verdi e GUE ne hanno indicati due: si tratta di Ska Keller e Bas Eickhout per i ‘greens’ e di Violeta Tomic e Nico Cué per la Sinistra.

Il Parlamento ci tiene particolarmente a ospitare il dibattito, perché quelle di maggio prossimo (23-26) sono considerate “una delle elezioni più importanti dal 1979”, anno in cui per la prima volta si elesse il Parlamento europeo con il voto popolare. “Rispetto al voto del 2014 la situazione politica dentro e fuori l’Europa è completamente differente”, sottolinea il direttore generale per la Comunicazione e portavoce del Parlamento europeo, Jaume Duch, preoccupato anche per il fenomeno delle fake news.

Per contrastare il rischio di informazioni fuorvianti è stato deciso di condurre una vera e propria campagna di trasparenza. Oltre al dibattito con tutti i candidati alla successione di Jean-Claude Juncker alla guida dell’esecutivo comunitario, a partire dal 18 febbraio ogni due settimane il Parlamento pubblicherà proiezioni relative alla composizione del prossimo Parlamento Ue sulla base delle tendenze delle intenzioni di voto, elaborando i sondaggi fatti dagli istituti europei. Beninteso bloccando la divulgazione per i paesi che prevedono una sospensione  della diffusione di rilevazioni a ridosso del voto.

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