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Stato di diritto, Germania e Belgio vogliono il monitoraggio su tutti i Paesi UE
Il ministro degli Affari europei del Belgio, Didier Reynders (sinistra) con l'omologo tedesco, Michael Roth.

Stato di diritto, Germania e Belgio vogliono il monitoraggio su tutti i Paesi UE

Come per il Patto di Stabilità e Crescita. Iniziativa sostenuta dai ministri degli Affari europei, d'accordo almeno 20 governi

Bruxelles – Il principio è lo stesso che vale per il patto di stabilità e crescita, solo che invece delle politiche economiche si attua al rispetto dello stato di diritto. Belgio e Germania propongono la riforma dei valori dell’UE, con un’idea che mira a istituire un meccanismo continuo di revisione periodica del rispetto dei principi fondamentali negli Stati membri, con tanto di raccomandazioni specifiche per Paese, proprio come avviene in campo economico.

I ministri per gli Affari europei di Belgio e Germania, Didier Reynders e Michael Roth, costituiscono per una volta un insolito asse belga-tedesco come non si ricordava da un po’. Non si fanno nomi, ma i riferimenti al deterioramento dell’indipendenza della stampa, dei giudici in Paesi quali Ungheria e Romania non è casuale. E si vuole evitare che il fenomeno si propaghi, attraverso un organismo ad hoc che non richiede il cambio dei trattati, ipotesi quest’ultima “remota”, sottolinea Roth

Il progetto risale a tre anni fa, e adesso sembrano esserci le condizioni. Reynders assicura che attorno al progetto “c’è una maggioranza molto ampia, più di 20 Stati membri, per istituire un gruppo di lavoro per lo stato di diritto”. Inoltre la Finlandia, che da luglio ricoprirà la presidenza di turno del Consiglio UE, “ha dato la disponibilità a fare di questo una priorità del prossimo semestre europeo”.

I ritardi nell’attuazione del piano belga-tedesco ha fatto sì che questo finisse sul tavolo del consiglio dei ministri nel momento in cui sono in corso le procedure contro Polonia e Ungheria per la violazione dello Stato di diritto. Un processo in fase di stallo in Consiglio, dove occorre l’unanimità per mettere in stato d’accusa un Paese membro e sanzionarlo, e dove Varsavia e Budapest esercitano veti ciascuno per proteggere l’altro.

“Non vogliamo cancellare la procedura”, assicura il ministro tedesco Roth, che però precisa. “ Noi siamo a favore del rafforzamento del legame tra bilancio comunitario e rispetto dello stato di diritto”. Vuol dire che chi non rispetta i valori e i principi fondamenti dell’UE perde accesso ai finanziamenti comunitari.