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Antonio Tajani

Tajani: "Con o senza accordo per la Brexit, i diritti dei cittadini sono intoccabili"

"Possono contare sul pieno sostegno del Parlamento europeo. Sia gli europei nel Regno Unito sia i britannici che vivono in Europa". Da Londra intanto nessuna novità, solo un polverone sempre più fitto

Bruxelles – Il Parlamento europeo è pronto ad una battaglia a tutto campo per difendere i diritti dei cittadini, continentali e britannici, anche se ci sarà una Brexit senza accordo. Lo ha confermato il presidente Antonio Tajani, dopo aver ricevuto, questa mattina, la delegazione dei rappresentanti dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono in Europa.

Ci sono oltre tre milioni e mezzo di europei che vivono nel Regno Unito, fra cui circa seicento mila italiani, e più di un milione di cittadini britannici nei ventisette paesi dell’Ue. I loro problemi sono la nostra assoluta priorità”, ha spiegato Tajani, rimarcando che “il Parlamento europeo si è sempre battuto perché venissero tutelati i loro diritti e continuerà a farlo con ancora più forza adesso”.

Il presidente del Parlamento ricorda che “nell’accordo sottoscritto con il governo britannico i diritti dei cittadini sono adeguatamente tutelati. Ci auguriamo quindi che sia riesca a trovare una soluzione positiva, anche all’ultimo minuto, per evitare un’uscita del Regno Unito dall’Ue senza accordo”.

Tajani conferma che “certamente non possiamo cambiare adesso il contenuto dell’accordo, ma una cosa per noi è chiara: con o senza accordo i diritti dei cittadini sono intoccabili. Su questo punto – ha assicurato – il Parlamento europeo farà una battaglia politica, lo ribadirò con forza alla prossima riunione del Consiglio europeo (domani pomeriggio, ndr)”.

“I cittadini coinvolti nella Brexit sappiano che possono contare sul pieno sostegno del Parlamento europeo. Sia i cittadini europei nel Regno Unito che i cittadini britannici che vivono in Europa”, ha concluso il presidente.

Da Londra intanto arrivano notizie confuse su quel che potrebbe succedere nelle prossime ore. E’ dato per scontato che la premier Theresa May chiederà un rinvio della scadenza del 29 marzo, e i più pensano che potrebbe chiedere una prolungazione breve, che non superi la prima riunione del prossimo Parlamento europeo.

Ma il governo (come anche il Partito Conservatore) è profondamente diviso, e al momento non sono emerse indicazioni sui motivi per i quali May spera di ottenere il rinvio, e a Bruxelles, molto aperta nei giorni scorsi a una proroga, in queste ore le posizioni si stanno irrigidendo, di fronte alla totale inconsistenza e imprevedibilità della politica britannica. Non è quindo per niente scontato che i 27 siano disposti a concedere una proroga se non ci sarà qualcosa di davvero concreto sul tavolo. Quello che più terrorizza Bruxelles è una lunga fase di incertezza, che,si spiega “danneggerebbe tra l’altro anche la nostra economia”.

Secondo alcuni osservatori la premier sta cercando di forzare per arrivare ad un nuovo voto (il terzo) sull’accordo da lei siglato con Bruxelles lo scorso novembre, trovando un escamotage che permetta si superare l’opposizione del portavoce della Camera dei Comuni.

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