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    Home » Politica » In Italia l’hard Brexit fa 90. Sì unanime al decreto

    In Italia l’hard Brexit fa 90. Sì unanime al decreto

    La paura mette d'accordo maggioranza e opposizione che votano insieme il decreto per la tutela dei mercati finanziari e degli italiani oltremanica

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    14 Maggio 2019
    in Politica

    Roma – Cerchiamo di riparare a un errore enorme dei britannici che con la Brexit hanno detto “prima gli inglesi”. L’opposizione di centrosinistra ricorda i rischi che si corrono inseguendo sovranismi di ogni tipo, nel giorno in cui il Parlamento italiano ha convertito in legge il decreto che serve ad assicurare stabilità finanziaria, tutela della salute e la liberta di soggiorno dei cittadini italiani e britannici in caso di recesso. Se da sinistra e da Forza Italia evocano i pericoli dell’isolamento, dalla maggioranza giallo verde richiamano il rispetto per il voto britannico. Così si parte da posizioni opposte per arrivare all’unanimità: 419 sì e neppure un voto contrario come nessun altro decreto del governo dall’inizio della legislatura. Tutti favorevoli con una manciata di astenuti per regolare la fase di transizione senza l’accordo tra UK e Unione Europea.

    Dalle banche alla cittadinanza, fino alla sanità e alla protezione sociale, le norme cercano una soluzione temporanea per cittadini e imprese che incrociano i loro interessi tra Italia e Gran Bretagna e per i quali la Brexit può creare molte difficoltà. Ma se non ci sarà accordo, per i 700 mila italiani e 60 mila britannici i problemi concreti si toccheranno solo il giorno dopo il recesso, incertezze dovute a un decreto unilaterale che confida sulle condizioni di reciprocità con le autorità di Londra.

    “Siamo intervenuti con tempismo ancora prima di un’eventuale hard Brexit”, commentano dalla maggioranza, consapevoli che senza accordo i rischi sarebbero ancora maggiori. Nonostante il voto a favore, dal PD e dalle opposizioni di sinistra non mancano le critiche per non aver avuto il coraggio di fare di più, per garantire maggiormente gli italiani che vivono e lavorano in Uk, per gli studenti, segnalando l’occasione perduta per incentivare il ritorno di medici ed altri specialisti.

    Il decreto è dedicato per buona parte alle banche, circa 70 quelle inglesi operanti in Italia, a cui è garantito un periodo di operatività transitorio di 18 mesi dall’hard exit, dopo il quale varranno a tutti gli effetti le regole per i soggetti extra UE. Norme che coprono anche le assicurazioni e i fondi pensione e investimento britannici che dovranno notificare la richiesta di proroga alle autorità italiane, Banca d’Italia, CONSOB e IVASS, e comunicarlo ai correntisti e sottoscrittori. In caso di contenziosi però restano alcune incognite per gli aspetti dedicati alla vigilanza, con i controlli che con il cambio di regime prevedono passaggi più complessi.

    Per quanto riguarda le tutele di britannici e nordirlandesi, che vivono da almeno cinque anni nel nostro Paese, questi potranno chiedere il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, valido fino al 1 gennaio 2021. Il governo non ha accolto le modifiche per la concessione di una carta di soggiorno a lungo termine, così come chiesto dalla comunità rappresentata dall’associazione British in Italy, spaventata dal “no deal”. Sarà più difficile anche il percorso per ottenere la cittadinanza italiana: alla scadenza del soggiorno in UE per gli inglesi residenti in Italia scadranno gli anni accumulati e dovranno ricominciare da zero. Rispetto al testo iniziale resta immutata anche la validità della carta sanitaria europea che prevede una proroga legata al soggiorno fino alla fine del 2020. Per gli italiani che vivono nel Regno Unito, le autorità britanniche garantiscono analogo trattamento e il decreto prevede il potenziamento dei servizi consolari, stanziando circa 6 milioni di euro l’anno per le sedi e per l’incremento del personale diplomatico.

    Tags: brexitItalia-UKmercati finanziarisorveglianza banche

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