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    Home » Politica Estera » Austria, la “bomba Strache” si abbatte su tutto il governo e la destra sbatte la porta a Kurz

    Austria, la “bomba Strache” si abbatte su tutto il governo e la destra sbatte la porta a Kurz

    Il cancelliere licenzia il ministro dell'Interno e pensa a un esecutivo di tecnici. Preoccupazione nel PPE a cui aderisce il partito di Kurz.

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    20 Maggio 2019
    in Politica Estera

    Vienna – Dopo l’uscita del vice cancelliere Strache, Sebastian Kurz licenzia anche il controverso ministro dell’Interno Herbert Kickl, e tutta la delegazione del FPOE lascia la maggioranza. Non si ferma il terremoto politico provocato dalla diffusione del video dove l’esponente più in vista della destra nazionalista si dice disponibile a fare affari con i russi in cambio di finanziamenti illeciti e condizionare la stampa austriaca.

    Con la rimozione del ministro, il Cancelliere si trova a dover sostituire tutti i membri del governo e probabilmente lo farà affidando le funzioni ad alti funzionari tecnici “per garantire stabilità” fino alle elezioni anticipate che si terranno dopo l’estate. Con l’uscita traumatica del FPOE un governo di minoranza non avrà vita facile e con i soli voti dei Popolari è improbabile superare una mozione di sfiducia già annunciata dalla destra di Strache. Per questo i prossimi giorni Impegneranno Kurz in una febbrile trattativa con gli altri partiti e soprattutto nel confronto con il presidente della Repubblica Alexander Van der Bellen che ha usato parole molto dure commentando l’Ibiza gate.  

    Ma che la vicenda non resterà una questione tra le mura austriache è abbastanza probabile, prima di tutto sugli effetti elettorali del voto europeo, e non solo per i partiti austriaci. Negli ultimi sondaggi pre-scandalo i socialdemocratici della neo leader Pamela Rendi-Wagner, erano a soli due punti dai popolari che ora però recuperano proprio grazie allo scandalo che punisce solo gli imbarazzanti ex alleati del FPOE. Ma l’allarme è scattato nel quartier generale della famiglia europea del PPE già alle prese con le spinte sovraniste di Viktor Orban. Non per caso, i primi a commentare prendendo le distanze in modo netto, sono stati i tedeschi che con Manfred Weber esprimono lo spitzenkandidat, alla guida della futura Commissione.

    Se le derive nazional-sovraniste erano già viste come un pericolo, ancora più allarmanti diventano quei partiti sensibili alle sirene di Vladimir Putin, il cui obiettivo malcelato è di indebolire l’Unione Europea. A cinque giorni dal voto in Germania e in Austria si sono riversate in piazza decine di migliaia di persone (solo a Berlino ad Alexanderplatz erano 20 mila) per protesta contro i nazionalismi e i venti anti-europei che spirano in molti Stati membri.

    Timori giustificati, nonostante il fronte sovranista sia tutt’altro che compatto. Pure nella compagnia che ha messo nel mirino l’UE, alcuni dei quali sabato a Milano erano ospiti di Matteo Salvini, si ritrovano partiti di destra come il Pis del polacco Jarosław Kaczyński, che considera Mosca molto più pericolosa di Bruxelles. E gli stessi sentimenti si ritrovano in quei Paesi dell’Europa dell’est, intimoriti dal protagonismo del nuovo zar d’Ungheria Orban, così simile a Putin.

    Se questi timori si manifesteranno anche nelle cabine elettorali dei 28 paesi che questa settimana andranno al voto, è difficile dirlo. Ma non è così improbabile che lo scandalo austriaco possa lanciare il suo monito a chi preferirebbe un’Europa più debole e divisa, e che con un successo della compagine sovranista, davanti a colossi come USA, Russia e Cina, avrebbe minate le sue fondamenta.

    Tags: austriaelezioni europee 2019Heinz-Christian Strachematteo salvinippesovranisti

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