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Ecco come Bruxelles si prepara al
L'imbarco passeggeri per la Francia al porto di Dover

Ecco come Bruxelles si prepara al "no deal Brexit"

Presi oltre 150 provvedimenti d'emergenza. Mentre Boris Johnson rifiuta le ipotesi di ulteriore rinvio della separazione

Bruxelles – Mentre a Londra, alla riapertura del Parlamento britannico dopo la pausa estiva, il primo ministro Boris Johnson si prepara a sfidare i suoi oppositori politici, sostenuti da un gruppo di Tories moderati, sulla divisiva questione di una Brexit senza accordo, a Bruxelles ci si accerta che i preparativi per questa eventualità siano efficaci e sufficienti. Niente sarebbe più come prima, la Gran Bretagna diventerebbe un Paese terzo con il quale non esiste alcun accordo bilaterale, e tutte le relazioni vanno ricostruite: per tutelare i cittadini, per non far fermare i treni, per non bloccare le aziende.

Gli avversari del premier stanno facendo pressioni sull’esecutivo al fine di chiedere a Bruxelles un’ulteriore proroga per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, in mancanza di un’intesa per la separazione. Johnson si è detto deciso a lasciare comunque l’Unione il 31 ottobre, ma i suoi oppositori sembrano poter avere i numeri per far approvare una legge anti no deal. In tal caso, il leader dei Conservatori sarebbe pronto a presentare una mozione di scioglimento della Camera dei Comuni per indire elezioni anticipate a metà ottobre: mozione che, peraltro, andrebbe sostenuta dai due terzi dell’aula.

Intanto, a Bruxelles, il Collegio dei commissari dell’Unione si prepara alla riunione di mercoledì 4 settembre, quando verrà fatto un aggiornamento sulla situazione tra Bruxelles e Regno Unito per il recesso di quest’ultimo dall’Ue. Secondo quanto ci si attende, il Collegio ribadirà ai 27 l’invito a prepararsi “a uno scenario di no deal”. Un’eventualità suffragata da quella che viene considerata una inconsistente attività negoziale: sul tavolo Londra non ha ancora portato nessuna proposta.

Durante l’incontro tra i commissari Ue, il capo negoziatore per la Brexit Michel Barnier farà il punto della situazione e si verificherà se le decine di misure d’emergenza adottate nei mesi scorsi per questa evenienza sono sufficienti a tutelare i cittadini e le imprese che più saranno interessate alle conseguenze di Brexit. A tal proposito, la Commissione potrebbe proporre di stanziare due tipi di “risorse del budget europeo”, il Fondo di solidarietà europea e quello per la regolamentazione della globalizzazione, al fine di “mitigare l’impatto del no deal sulle imprese e di supportare i loro dipendenti”.

I commissari discuteranno anche le misure da adottare per sopperire alla mancata partecipazione del Regno Unito al bilancio dell’Unione dopo l’uscita. Il commissario responsabile del budget Ue, Günther Oettinger, ha annunciato che si procederà attraverso tagli al budget europeo e contributi erogati dai 27 Paesi, al fine di coprire il buco di decine di miliardi (l’ultimo bilancio ammontava, per il 2020, a 11 miliardi) lasciato da un Regno Unito pronto all’uscita dall’Europa.  

In preparazione a questo scenario, la Commissione europea ha ratificato oltre 150 provvedimenti, pensati per tutelare il più possibile alcuni settori. Gli ambiti che richiederanno ulteriore vigilanza sono quelli della sicurezza sociale dei cittadini, dell’autorizzazione al commercio di medicinali, delle dogane e dei trasporti, che rischiano di bloccarsi in file di centinaia di chilometri al porto di Dover. Per quanto concerne i diritti dei cittadini britannici nell’UE la Commissione si è impegnata a garantire loro la possibilità di permanere nel suo territorio con gli stessi diritti anche nell’eventualità di una Brexit senza accordo. Sul fronte sanitario, l’agenzia europea per i medicinali (EMA) sta completando la messa a norma di prodotti autorizzati al commercio. Quanto alla gestione dei confini, le amministrazioni nazionali hanno ampiamente investito, sia in infrastrutture che in risorse umane, soprattutto negli Stati membri che costituiscono punti d’ingresso o d’uscita per il commercio dell’Ue con il Regno Unito.

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