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Bufera sul nome del portafoglio all'immigrazione. Socialisti e verdi in rivolta
Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione europea e commissario designato all'immigrazione

Bufera sul nome del portafoglio all'immigrazione. Socialisti e verdi in rivolta

"Protecting our European way of life", parole che evocano l'Europa fortezza, fanno scattare dubbi e polemiche.

Roma – Si può definire la nuova competenza sull’immigrazione della Commissione “Protezione dello stile di vita europeo”? No, proprio no. E uno dei primi a denunciarlo sui social network è Enrico Letta, ex presidente del Consiglio italiano, scandalizzato dalla gaffe linguistica (e non solo) per la nuova squadra di Ursula von der Leyen presentata ieri e per questo bombardata di critiche. Il nuovo portafoglio, assegnato al greco Margaritis Schinas, esponente del partito di centrodestra Nuova Democrazia, era già stato criticato dai gruppi dei Verdi e dai Socialdemocratici che hanno preannunciato iniziative al Parlamento europeo in vista delle audizioni dei nuovi commissari a ottobre e in alcuni casi minacciato di votare contro il neo commissario. “È spaventoso vedere un portafoglio per la Protezione europea dello stile di vita che include la migrazione e la protezione delle frontiere” è il duro commento di Ska Keller, la co-presidente del gruppo dei Verdi.

Si tratta certamente di un passo falso, perché in questi casi anche se l’incarico nelle sue competenze non è diverso dalla Commissione uscente, la forma è anche sostanza. È infatti Amnesty International a mostrarsi preoccupata per “un messaggio preoccupante e che rischia di essere fuorviante”.  Interrogativi e perplessità arrivano anche dal governo francese con la portavoce Sibeth Ndiaye che si mostra molto dubbiosa sull’intitolazione dell’incarico. Dallo staff di von der Leyen replicano che “la protezione del nostro stile di vita si riferisce ai valori europei, vale a dire tolleranza, accoglienza e asilo “, ma a Bruxelles la spiegazione non convince gli ambienti progressisti. Il timore è che l’indirizzo della nuova Commissione sia più orientato alla gestione dei confini e controllo delle frontiere esterne, anche con accordi contestati come quelli con la Libia, che non quello dell’integrazione.