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    Home » Cronaca » Migranti, da Italia pochi progressi su raccolta e condivisione dati

    Migranti, da Italia pochi progressi su raccolta e condivisione dati

    La Corte dei conti europea accende i riflettori sul sistema Paese e l'uso dei database informatici. In due anni dato seguito al 15 % delle raccomandazioni, e le carte d'identità cartacee restano obsolete

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    11 Novembre 2019
    in Cronaca

    Bruxelles – Immigrazione, per l’Italia le notizie non sono buone. Il Paese fa poco da un punto di vista di controllo e raccolta dei dati, e i progressi compiuti in questi ultimi due anni per migliorare il sistema di raccolta e condivisione delle informazioni procede a rilento. Un problema, visto che finora i partner europei hanno chiesto alle autorità italiane di stringere le maglie in cambio di un aiuto nella gestione dei richiedenti asilo. La Corte dei Conti europea, nella valutazione sull’utilizzo dei sistemi di raccolta informazioni, rileva che “gli elementi forniti dall’Italia indicano che, due anni dopo la visita di valutazione, il paese stava attuando il 15 % delle raccomandazioni ad esso rivolte”.

    Un po’ poco per chi deve convincere i partner a dare una mano. La situazione è la seguente: per aiutare le guardie di frontiera nel controllo delle frontiere esterne dello spazio Schengen, l’UE ha creato reti informatiche di raccolta e scambio dati. Ci sono in particolare il Sistema di informazione Schengen (SIS II), il Sistema di informazione visti (VIS), Eurodac (banca dati la raccolta e il confronto delle impronte digitali). A questi si aggiunge il Sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (Eurosur) e i sistemi di codice di prenotazione (PNR) fornisce l’assistenza alle autorità di frontiera.

    In linea generale, rileva la Corte dei conti europea, “i sistemi di informazione Schengen per i controlli alle frontiere sono ben concepiti, ma maggiore attenzione va prestata alla completezza ed attualità dei dati”. Se l’Italia è il Paese che ha fatto registrare meno progressi di tutti, allora l’appello vale soprattutto per le autorità tricolori. Ci sono dati che non sono registrati nei sistemi, mentre altri dati sono incompleti o non sono inseriti tempestivamente. Tutto questo “riduce l’efficienza di alcune verifiche di frontiera”. A poco valgono gli aiuti forniti a livello tecnico.

    Le guardie di frontiera che si recano in un altro Stato Schengen, come ad esempio quelle inviate in Grecia e Italia per prestare assistenza durante la crisi migratoria, “non possono utilizzare i sistemi nazionali di tale paese”, denuncia la relazione dei revisori di Lussemburgo. In linea di principio, non possono effettuare autonomamente le verifiche, ma solo assistere le guardie di frontiera nazionali. Anche se possono offrire assistenza in misura variabile durante le verifiche in seconda linea, possono aiutare ben poco durante i controlli dei documenti ai posti di frontiera (verifiche in prima linea. Così il lavoro svolto a livello nazionale diventa fondamentale. L’Italia però si perde nella rete delle banche dati.

    Non solo. La Corte dei conti europea ricorda che gli italiano sono essi stessi un problema, per via di documenti obsoleti che il sistema Paese fa fatica a sostituire. Si ricorda che quando una persona presenta un documento di viaggio, la guardia di frontiera utilizza uno scanner che legge un identificativo sul documento di viaggio. Ma ancora oggi “alcuni documenti non hanno alcun identificativo, come ad esempio la maggior parte delle carte d’identità italiane”.

    Tags: banche daticontrollicontrolli alle frontierecorte dei conti europeadatiEurodacimmigrazioneitaliamigrantiPnrscambio datisistema schengenue

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