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Non è solo la crisi, dal 2008 lavoro aumentato per chi ha dai 55 anni in su. E i giovani guardano

Non è solo la crisi, dal 2008 lavoro aumentato per chi ha dai 55 anni in su. E i giovani guardano

Nell'UE come nell'Eurozona la tendenza è stata la stessa ovunque. La quota degli ultracinquantenni e ultrasessantenni aumentata sempre di più

Bruxelles – Un lavoro è per sempre. In Europa si lavora sempre più tempo prima di andare in pensione, ma soprattutto trovano sempre più lavoro uomini e donne di una certa età, a scapito dei giovani. Nel 2018 i tassi di occupazione per entrambi i sessi dai 55 anni in su risultava molto superiore rispetto ai valori del 2008. In dieci anni, rileva Eurostat, la fascia di lavoratori con età compresa tra 55 e 64 anni è passata dal 45,4% al 58,7% della popolazione attiva dell’UE. Mentre i lavoratori 65enni e ultrasessantenni è cresciuta senza sosta, passando dal 4,7% al 6,1% della popolazione.

La situazione è la stessa per l’Eurozona. Qui tra il 2008 e il 2018 i lavoratori tra 55 e 64 anni sono cresciuti di 12,9 punti percentuali (al 57,1%), mentre gli ultrasessantenni ancora in attività sono cresciuti di 1,1 punti percentuali (al 4,9%).

L’istituto di statistica europeo riconosce proprio che “l‘aspetto più sorprendente è il rapido ritmo con cui i tassi di occupazione delle persone di età compresa tra 55 e 64 anni sono aumentati” in questo ultimo decennio. “Ciò è stato particolarmente evidente in relazione alla crescente percentuale di donne nel lavoro”.

Sono soprattutto Svezia, Germania e Danimarca ad avere personale ‘maturo’ sul luogo di lavoro. L’Italia invece si colloca al 18simo posto per dipendenti tra i 55 e i 64 anni di età. Ma in Italia la tendenza è stata più marcata della media dell’Europa a 28 e a 19. Dieci anni fa i lavoratori di età compresa tra 55 e 64 anni erano il 34,3% della forza lavoro attiva, lo scorso anno erano il 53,7%. (+19,4 punti percentuali). Mentre gli ultrasessantenni dietro una scrivania sono oggi il 4,7% degli occupati, contro il 3,3% del 2008. Non un bel messaggio per i giovani, che proprio in Italia fanno non poca fatica a trovare un impiego.

Per gli europei con meno di 25 anni (questa la definizione di “giovane”, a livello UE) negli ultimi dieci anni il tasso di disoccupazione si è ridotto a un ritmo molto più lento di quello dei colleghi più grandi. A inizio 2008 i giovani senza un impiego erano il 15,1%, a fine 2018 risultavano il 14,6% del totale. Vuol dire che in dieci anni è stato assorbito appeno lo 0,5%. Ma in in dieci anni i giovani hanno finito con il non essere più giovani secondo le definizioni comunitarie, e quindi non più raggiungibili dalle politiche comunitarie appositamente dedicate.

Non è solo una questione di crisi, che pure ha bruciato posti di lavoro che si stanno recuperando con molta fatica e a ritmi non proprio sostenuti. I datori di lavoro privilegiano chiaramente le persone più anziane, e in questa scelta penalizzano i giovani.

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