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Sassoli: "Brexit non può bloccare processo di formazione della nuova Commissione"

Il presidente del Parlamento europeo pronto a fare in modo che l'esecutivo comunitario possa entrare in carica l'1 dicembre

Bruxelles – Il commissario britannico deve esserci, ma la Brexit non deve tenere ostaggio l’Unione europea. “E’ legittimo per il Regno unito nominare un commissario, però una non decisione non può bloccare il processo” di formazione dell’esecutivo comunitario, dice il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. I servizi giuridici di tutte le istituzioni sono al lavoro da settimane per capire come muoversi in questi casi. Se da un punto di vista formale la presidente eletta della Commissione UE, Ursula von der Leyen, deve presentare un collegio di 27 commissari, sembra sia possibile da un punto di vista politico chiedere un voto di fiducia per un collegio di 26 commissari, senza quello britannico.

Sassoli apre dunque alla possibilità di seguire la via di un collegio con un membro da aggiungere in corso d’opera. Serve però un accordo all’unanimità in Consiglio, a livello di Coreper, il gruppo di lavoro degli ambasciatori. Se dovesse esserci un accordo politico di quel tipo, il Parlamento non si metterà di traverso. “Nessuno vuole togliere diritti ad un Paese non ancora uscito, ma un Paese che sta uscendo non può impedire a tutti gli altri di operare”, dice Sassoli.

Fonti del Parlamento confermano che la direzione verso cui si va è quello di un voto a 26 commissari, e permettere l’entrata in funzione del nuovo collegio l’uno dicembre. C’è però una incognita, legata all’attività della futura Commissione. C’è il rischio che una proposta legislativa prodotta da un collegio con un membro in meno possa essere oggetto di ricorsi. Un’eventuale proposta di legge prodotta con una Commissione menomata sarebbe attaccabile, e dunque si rischi di avere un esecutivo comunitario in carica ma senza poter funzionare. Questo è l’unico nodo ancora non sciolto dai servizi giuridici.

“Sono convinto che si possa arrivare ad una decisione chiara e inoppugnabile, anche sulla base di quanto mi dicono dal servizio giuridico”, sostiene il presidente del Parlamento europeo, senza entrare nel merito della questione. Insomma, spiragli per uscire dall’angolo ci sono. O almeno così sembrerebbe. Ma in Commissione si vorrebbe evitare brutte sorprese e si fa pressione su Londra.

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