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    Home » Economia » HGE6: “L’innovazione in agricoltura c’è già, ma va resa accessibile a tutti”

    HGE6: “L’innovazione in agricoltura c’è già, ma va resa accessibile a tutti”

    How Can We Govern Europe mette in luce i problemi e le sfide di un settore dove tanto è stato fatto, ma ancora molto resta da fare per creare circuiti veramente virtuosi

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    6 Dicembre 2019
    in Economia
    I componenti del panel su "La PAC e il contributo dell'innovazione tecnologica", enuto nell’ambito della sesta edizione di How Can We Govern Europe,

    I componenti del panel su "La PAC e il contributo dell'innovazione tecnologica", enuto nell’ambito della sesta edizione di How Can We Govern Europe,

    Vuoi vedere il video di How Can We Govern Europe? Grazie a Radio Radicale ecco qui la prima giornata e la seconda giornata.

    Roma – Le soluzioni di nuova generazione ci sono già, il problema è che non sono ancora accessibili a tutti gli operatori del comparto agro-alimentare. La vera sfida è dunque abbatterne costi, magari con incentivi ‘ad hoc’ attraverso la Politica agricola comune (PAC) su cui l’Unione europea lavora per aggiornarla. Allo stesso tempo le nuove tecnologie, come il digitale, necessitano un quadro normativo che dia certezze per evitare spiacevoli sorprese. E’ quanto emerge dal dibattito su PAC e contributo dell’innovazione tecnologica per il settore primari, tenuto nell’ambito della sesta edizione di How Can We Govern Europe, la tradizionale tavola rotonda sull’Europa promossa da Eunews.

    “Ormai gli agricoltori hanno i trattori di nuova generazione e persino i droni per poter migliorare la propria agricoltura. Il problema è che queste nuove tecnologie hanno un costo e gli agricoltori devono accedervi”. Ecco il nodo del problema, come rileva Herbert Dorfmann, europarlamentare del PPE (SVP/FI) e membro della commissione Agricoltura a Bruxelles. “Le immatricolazioni dei nuovi trattori è pari all’1%, e non dipende dal fatto che il trattore nuovo non piace, dipende dal fatto che non se lo possono permettere”. Si pone dunque un problema su cui dover lavorare. “Forse dovremmo vedere chi fa veramente innovazione e dare i soldi lì”.

    Una proposta sostenuta da Coldiretti. “Non spossiamo più permetterci di dare contributi a ettaro. Dobbiamo considerare quanta occupazione si dà, quanta innovazione si fa, quali e quanti sono i costi di produzione”, dice il presidente dell’organizzazione, Ettore Prandini. Serve una politica agricola europea basata su una nuova impostazione, magari attraverso il Green Deal che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha posto al centro della propria agenda politica. Intanto occorre salvaguardare le risorse di bilancio. “Dobbiamo lavorare per fare in modo che il taglio al bilancio, laddove dovesse esserci, sia il minore possibile”. Poi, continua il presidente di Coldiretti, occorre garantire soldi per ricerca e sperimentazione. “Con l’agricoltura di precisione potremo fare un uso milgiore e meno impattante delle sostanze chimiche”. Poi, grazie anche al Green deal, “in prospettiva futura dobbiamo tornare a fare, come sistema Paese, la chimica leggera, che potremmo definire ‘chimica verde’”. Ma soprattutto, servono politiche per i giovani. “Sono l’elemento centrale per il rilancio del settore”. Ma dall’Italia i giovani se ne vanno.

    Corteva Agriscience fa invece appello alla certezza normativa. “Quello che l’azienda chiede, quello che tutte le aziende chiedono, è un quadro regolatorio certo, che non cambi ogni anno”, rileva Paolo Barbieri, Business director Sud Europa. Un principio che vale sia per le Politiche tradizionali, come la PAC, sia per quelle più contemporanee, come quelle per il digitale. Altrimenti si creano “disparità”, che si traduce in concorrenza sleale. Specie in un settore intero in fase di profondo cambiamento. “Sui dati ci sono delle regole. I dati appartengono agli agricoltori, ma ci sono regole anche di protezione dei dati”.

    La Commissione europea offre assicurazioni e rassicurazioni. Michael Scannell. vicedirettore generale della Direzione generale Agricoltura, conferma che la prossima settimana il collegio dei commissari presenterà il primo tassello del Green Deal. “Si tratterà di un blueprint”, un libro blu. I libri blu sono documenti di strategia industriale, solitamente mirata. Ci si rivolgerà alle imprese, dunque. A quelle del settore agro-alimentare Scannell dice di voler lavorare a strategie d’insieme, anche e soprattutto sulla digitalizzazione. “Per i dati vale lo stesso discorso delle altre tecnologie: funzionano e sono utili solo se accessibili a tutti gli agricoltori. Dobbiamo lavorare per rendere tutta l’innovazione accessibile agli agricoltori”.

    Ma non finisce qui. In Europa, ricorda, “abbiamo diversi programmi di ricerca”. Nel prossimo bilancio dell’Unione europea, che è in fase di negoziato inter-istituzionale, “proporremo 10 miliardi di euro per la ricerca nel settore, che è quasi il doppio rispetto al precedente bilancio”. Risorse per permettere lo schieramento di soluzioni fondamentali. “Senza accesso alla banda larga l’innovazione in agricoltura non può realizzarsi davvero”, evidenza Scanner, che offre un’indicazione chiara di dove lavorare. Che si debba mettere mano all’agricoltura non c’è dubbio. “E’ responsabile fino al 25% delle emissioni” di CO2 emesse in atmosfera. “Ecco perché dobbiamo renderla più sostenibile da un punto di vista ambientale e climatico”.

    Tags: agricolturacoldiretticommissione europeaCortevaEttore Prandinigreen dealHGE6How can we govern EuropeinnovazioneMichael Scannellnuove tecnologiepacPaolo Barbieripolitica agricola comuneue

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