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Italia prima beneficiaria del Recovery plan. Governo euforico: così possiamo ripartire
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri

Italia prima beneficiaria del Recovery plan. Governo euforico: così possiamo ripartire

"Ottimo segnale, la cifra è adeguata, ora vigilare sul negoziato", dice Conte. Diviso il centrodestra con Berlusconi che plaude a von der Leyen mentre Salvini e Meloni non credono al piano di Bruxelles

Roma – Era il segnale “nella direzione che l’Italia si aspettava” e Giuseppe Conte appena la presidente von der Leyen ha finito l’intervento, comunica la sua soddisfazione. “Siamo stati descritti come visionari perché ci abbiamo creduto fin dall’inizio. 500 miliardi a fondo perduto e 250 di prestiti sono una cifra adeguata, ora acceleriamo sul negoziato per liberare presto le risorse”.

Per gli euroscettici è decisamente una brutta giornata e non solo per l’intervento complessivo ma anche per la ripartizione delle risorse destinate all’Italia, prima beneficiaria che potrebbe essere di quasi 173 miliardi di euro, dei quali 81 come stanziamenti e 92 di prestiti. Un calcolo per ora indicativo ma che riflette la situazione molto difficile in cui ci troviamo a causa dell’epidemia. Condizioni che Bruxelles non può che valutare con grande attenzione in un intervento decisivo per mettere in sicurezza l’Euro e l’economia dei 27.

E così il Next generation EU è lo scatto atteso dalla Commissione, che dovrà essere negoziato tra gli Stati, ma rappresenta una svolta importante, uno strumento nuovo finanziato da titoli comuni. “Una proposta ambiziosa che ci consentirà non solo di affrontare la crisi – ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri – ma anche di dispiegare strumenti e risorse verso obiettivi di sviluppo sostenibile e inclusivo e il Green innovation deal”.  

Dunque un piano che servirà non solo per riparare le fratture del tessuto economico provocate dal Covid ma soprattutto per ridare slancio al progetto europeo. Il segnale positivo è colto anche dal Movimento 5 Stelle, “per la ritrovata credibilità dell’Italia” in ambito comunitario, e Vito Crimi, pur sottolineando l’opportunità di “riprogettare un’ Italia green e smart”, grazie ai nuovi aiuti, avverte però che “le uniche riforme possibili possono essere quelle dettate dai bisogni dei cittadini”.

I tempi e il negoziato saranno decisivi ma il governo, che ha dovuto varare una manovra molto impegnativa praticamente al buio, ora può contare su un sostegno significativo da Bruxelles e probabilmente affrontare con carte più favorevoli anche argomenti come il MES che dividono ancora la maggioranza. Equilibri sui quali conteranno anche le mosse di un fronte di centrodestra che nei confronti dell’UE continua a ed essere diviso.

“L’Europa ha seguito la strada che avevamo indicato e per la quale ci siamo spesi all’interno del PPE: 750 miliardi sono un impegno importante per la ripresa”, scrive Silvio Berlusconi, che sottolinea il clima positivo che ora dovrà accompagnare la trattativa tra Stati.

Fuori dalla maggioranza anche un euforico Carlo Calenda, leader di Azione, secondo cui “se i numeri del Recovery verranno confermati sarebbe un cambiamento epocale”, lodando poi il Commissario agli affari economici Paolo Gentiloni “che si conferma un fuoriclasse”.

Di tutt’altro tenore i giudizi che arrivano dalla destra, tra dubbi e scarso credito agli annunci di  Bruxelles, e che aveva votato contro alla risoluzione dell’Eurocamera. “Dall’Europa aspettiamo non più  promesse ma soldi veri – commenta il leader della Lega Matteo Salvini – se arrivano siamo felici ma non se si tratta dell’ennesima dichiarazione. Gli imprenditori e i lavoratori italiani aspettano fatti”. Pessimista Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, per cui la proposta della Commissione “non è soddisfacente e il rischio che sia rivista al ribasso per tenere conto dei Paesi rigoristi. Il diavolo è nei dettagli e sappiamo bene come l’Europa ci abbia spesso riservato brutte sorprese”.