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La Germania mette le mani avanti: con pochi incontri fisici l'efficienza della nostra presidenza UE sarà ridotta

La Germania mette le mani avanti: con pochi incontri fisici l'efficienza della nostra presidenza UE sarà ridotta

"Se porteremo a casa QFP e Brexit la nostra presidenza sarà stata un successo", sostiene l'ambasciatore di Berlino presso l'UE in un incontro promosso dall'EPC

Bruxelles – Gli effetti della pandemia da Coronavirus peseranno anche sull’efficienza dell’attesa presidenza tedesca dell’Unione europea, che durerà dal primo luglio al 31 dicembre prossimi. Ha messo le mani avanti l’ambasciatore della Germania presso l’UE Michael Clauss durante un incontro virtuale di presentazione del semestre che vedrà, formalmente, Angela Merkel al vertice dell’Unione, organizzato dall’European Policy Centre (EPC) questa mattina.

La “prima priorità” è ovviamente la lotta agli effetti della pandemia ha detto il diplomatico, segnando poi nel top dell’agenda anche la questione Brexit e l’obiettivo di “raggiungere un accordo entro luglio su Quadro finanziario pluriennale (QFP) e Recovery Fund, cosa molto difficile ma possibile”, anche perché “probabilmente, a inizio luglio ci sarà un Consiglio europeo fisico”. Poi c’è l’ambizione di “fare progressi sulle migrazioni e sul Green Deal” e sull’allargamento dell’Unione a Macedonia del Nord e Albania. Sulla distribuzione obbligatoria dei migranti invece non ci si aspettano progressi significativi.

Il prossimo appuntamento su QFP e Recovey per i capi di Stato e di governo sarà il 19 giugno, ma sarà un incontro virtuale e e dunque nessuno si aspetta grandi risultati, la Germania in testa, dove la preoccupazione per questa Unione on line sembra essere forte. “Da settembre – ha detto Clauss – probabilmente avremo nuovamente incontri fisici, ma ci saranno limitazioni, almeno sino alla fine dell’anno e oltre”. L’ambasciatore calcola in un 30 per cento di incontri fisici, “il resto sarà in video, ma in questi casi l’efficienza della riunione è del 20 per cento rispetto a quelle di persona”. Clauss insiste a lungo sul punto: “Negli incontri virtuali non c’è riservatezza, non sai mai chi c’è e chi no, non ci sono le traduzioni, dunque per lo più si leggono dei testi preparati prima e non c’è interazione”.

Comunque i tedeschi lavoreranno e tenteranno di portare a casa il possibile. La presidenza Merkel secondo molti osservatori potrebbe essere decisiva in questo frangente complicato, ma la situazione dipinta da Clauss è tragica: “La nostra sfida più grande ora è la sopravvivenza della Zona euro”, che non è piccolo come problema. “Se porteremo a casa QFP e Brexit la nostra presidenza sarà stata un successo”, dice Clauss, benché si tratti di due scadenze note e dovute, ampiamente previste del calendario dell’Unione, il che dimostra come la situazione sia difficile e quanto Berlino sia preoccupata. Conferma che nel negoziato economico per tentare di trovare l’intesa con i quattro Frugali “il mantenimento dei rebate è uno dei temi”.

Neanche parlare poi della Conferenza sul Futuro dell’Europa che doveva partire il 9 maggio: a parte i problemi di distanziamento sociale la questione è che non c’è proprio il clima per farla, “è difficile dire quando inizierà, forse a settembre, forse più avanti”.

Oggi a Bruxelles piove, è una giornata uggiosa, cupa e Clauss forse ne risente, perché anche sulle relazioni internazionali si mostra un po’ ansioso e un po’ arreso. Con gli Stati Uniti ora tanto vale lasciar perdere dice, “delle relazioni Transatlantiche torneremo ad occuparci dopo le elezioni”, mentre con la Cina non c’è maggior entusiasmo: “Pechino è un importante partner strategico, ma anche un grande concorrente”. Con la Gran Bretagna poi parla apertamente della necessità di “pensare a misure d’emergenza, dato che c’è ancora la possibilità di non fare un accordo, visto poi che Londra non vuole una proroga dei tempi del negoziato”.