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Mike Pompeo insiste: Gli USA pronti a rinsaldare i legami con l'UE in chiave anti-Cina
Il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo (sulla destra), insieme all'alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell

Mike Pompeo insiste: Gli USA pronti a rinsaldare i legami con l'UE in chiave anti-Cina

Al Brussels Forum il segretario di Stato statunitense annuncia di aver accettato la proposta di Josep Borrell di avviare un dialogo formale UE-USA sulla Cina. E attacca la Germania per la scarsa spesa militare e i rapporti con Mosca

Bruxelles – Rilanciare la partnership transatlantica in chiave anti-Cina. Le intenzioni di Bruxelles e di Washington erano emerse già la settimana scorsa nel vertice tra i ministri europei e Mike Pompeo, ma il segretario di Stato statunitense ha fugato ogni dubbio partecipando ieri [25 giugno] al Brussels Forum e confermando che gli USA sono pronti a unire le forze con l’UE contro la Cina. Pompeo ha annunciato nel suo intervento di aver accettato la proposta avanzata da Josep Borrell, capo della diplomazia europea, di aprire un dialogo formale tra UE e USA sulla Cina. Si è detto entusiasta di poter discutere bilateralmente “delle preoccupazioni che abbiamo sulla minaccia che la Cina pone in Occidente e i nostri ideali democratici condivisi”.

Partecipando all’evento organizzato dal German Marshall Fund, Pompeo si è scagliato duramente nei confronti della Cina, menzionando a più riprese “una minaccia del Partito comunista cinese (PCC)” e sottolineando che ad alimentare questo risveglio transatlantico, come lo definisce, ha contribuito sicuramente anche la Cina stessa, nascondendo le informazioni sullo scoppio del Coronavirus. C’è poi il tema della massiccia campagna di disinformazione ai danni di Bruxelles da parte di Pechino, che per Pompeo avrebbe contribuito a risvegliare una sorta di realismo nel continente europeo in relazione alla minaccia rappresentata dal Partito comunista cinese.

In effetti, nelle scorse settimane qualcosa potrebbe essere cambiato nei rapporti tra UE e Cina e lunedì, nel corso di un summit con i partner cinesi, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europeasi è espressa con forza nel sottolineare le divergenze nei valori, e le preoccupazioni circa diritti umani ed escalation in Hong Kong. Per Pompeo però non sono gli USA che “stanno costringendo l’Europa a scegliere tra il mondo libero e una visione autoritaria imposta dalla Cina”. Piuttosto è “la Cina che sta facendo questa scelta”.

Il segretario di Stato non manca di far notare che per avviare un dialogo costruttivo tra Stati Uniti e l’Unione europea sia necessaria “una comprensione condivisa della Cina”. In sostanza, Bruxelles dovrebbe aprire gli occhi su Pechino, più di quanto non abbia fatto finora. Nonostante le opinioni divergenti in molti campi, l’obiettivo è quello di creare “un catalizzatore per l’azione”, e non solo un dialogo bilaterale privo di iniziative concrete.

Le frizioni con la Germania

Pompeo si dice entusiasta di avviare il dialogo con l’UE sulla Cina e fiducioso di poter viaggiare in Europa “da qui a poche settimane” per avviarlo in concreto. Rimangono però divergenze anche nelle relazioni transatlantiche, acuite da quando l’amministrazione Trump si è insediata. È di poche settimane fa la notizia del ritiro di quasi 10 mila unità militari statunitensi dalla Germania. Decisione a quanto pare maturata in relazione ai “rapporti energetici” tra Berlino e Mosca ma anche la volontà della Germania non spendere almeno il 2 per cento del Prodotto interno lordo in difesa (requisito fissato nel quadro della NATO).

Le due questioni, per Pompeo sono connesse: la Russia rappresenta “una minaccia” e il fatto che la Germania non intenda soddisfare i requisiti di spesa per il settore della difesa, agli occhi di Washington, è una conferma del fatto che Berlino sta sottovalutando la minaccia russa. “Fino ad oggi la Germania ha scelto di non essere all’altezza” delle promesse fatte in sede di Alleanza Atlantica. Ma i timori di Trump riguardano soprattutto i legami energetici tra Mosca e Berlino, che andrebbero a consolidarsi con il gasdotto Nord Stream 2, ancora in fase di completamento, con cui “il presidente russo Vladimir Putin avrà troppa influenza sulla Germania” e più in generale in Europa, potendo trasferire verso Berlino ulteriori 55 miliardi di metri cubi di gas naturale ogni anno.

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