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L'UE prova la stretta fiscale sul web: estendere scambio informazioni a gestori di piattaforme digitali

L'UE prova la stretta fiscale sul web: estendere scambio informazioni a gestori di piattaforme digitali

La proposta di modifica della direttiva sulla cooperazione amministrativa in materia fiscale. Gentiloni: "Nell’UE evasione delle imprese per 35 miliardi di euro l'anno , uno scandalo che non può più essere tollerato”

Bruxelles – L’assunto di base è che le regole comuni sono obsolete, e vanno aggiornate per rispondere ad una realtà che non è più la stessa. La Commissione europea, nel giorno in cui il Tribunale dell’UE cancella la stangata contro Apple, mette sul tavolo la proposta per rimettere mano alle regoli fiscali operando una nuova stretta contro gli operatori dell’economia digitale. “Le caratteristiche dell’economia della piattaforma digitale rendono molto difficile la tracciabilità e l’individuazione di eventi imponibili da parte delle autorità fiscali”, e dunque occorre correre ai riparti.

La proposta di modifica della direttiva sulla cooperazione amministrativa in materia fiscale varata dal collegio dei commissari intende imporre agli operatori del web di pagare tutte le tasse che dovrebbero. Perché, si legge nel testo che spiega la proposta di modifica legislativa, il problema dell’individuazione della base imponibile di chi fa affari su internet “si intensifica in particolare quando tali transazioni sono effettuate tramite gestori di piattaforme digitali stabiliti in un’altra giurisdizione”. Nel caso, cioè, di compagnie come Apple che hanno sedi operative in Europa ma il quartier generale negli Stati Uniti.

Ma non ci sono solo i colossi del web nel mirino dell’UE. E’ “la mancanza di rendicontazione delle entrate guadagnate dai venditori” di beni e servizi attraverso le piattaforme digitali a determinare “una carenza di entrate fiscali degli Stati membri”. E’ sopratutto ai ‘pesci più piccoli’ che guarda il il team von der Leyen.

Nell’UE l’evasione fiscale internazionale degli individui ammonta a 46 miliardi di euro all’anno, quella delle imprese a 35 miliardi di euro, e le frodi sull’Iva transfrontaliera a 50 miliardi”, denuncia il commissario per l’Economia, la fiscalità e le dogane, Paolo Gentiloni. “E’ uno scandalo che non può più essere tollerato”.

La proposta prevede l‘estensione del campo di applicazione dello scambio automatico di informazioni ai gestori di piattaforme digitali, imponendo loro l’obbligo di riferire sul reddito ottenuto dai venditori di beni e servizi che si avvalgono delle piattaforme pertinenti.

“Non è possibile che il negozio all’angolo di casa paghi le tasse mentre grandi multinazionali non lo fanno. Non è più accettabile”, ha detto il vice presidente della Commissione Frans Timmermans oggi durante un’audizione alla Camera dei deputati.

La Commissione propone l’obbligo di numeri identificativi IVA e numeri identificativi fiscali per ogni operatore attivo su internet, specificando la nozione di ‘operatore’ (“un’entità che stipula un contratto con i venditori per rendere disponibile tutta o parte di una piattaforma a tali venditori”. Per loro un organismo apposito, l’Operatore di segnalazione (Reporting Platform Operator) deve raccogliere tutti i dati delle imprese presenti on-line e comunicarli alle autorità nazionali. L’Operatore deve essere inquadrato nella legislazione nazionale di uno Stato membro.

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